CARTA DI MILANO: COME AFFRONTARE (?) LA FAME NEL MONDO, SENZA RINUNCIARE AI PROFITTI. CRITICA AL DOCUMENTO DELL’EXPO DI MILANO.

Redazione di Operai Contro, L’Expo di Milano è ormai alle spalle, con tutti i suoi lasciti: lavoratori sfruttati e senza più un lavoro, un immenso territorio cementificato e speculato, soldi pubblici sprecati, infine la CARTA DI MILANO, il documento conclusivo dell’ESPOSIZIONE UNIVERSALE, IL “LASCITO IMMATERIALE PER LE GENERAZIONI FUTURE”, com’è stato pomposamente chiamato il documento dei fautori e sostenitori EXPO 2015. Il potere borghese si regge sulla persuasione, che si basa su tante strategie; una di queste consiste nell’ossessionare con delle notizie, creando una sorta di assuefazione per le stesse, per poi ignorare totalmente un avvenimento, come nulla fosse […]
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Redazione di Operai Contro,

L’Expo di Milano è ormai alle spalle, con tutti i suoi lasciti: lavoratori sfruttati e senza più un lavoro, un immenso territorio cementificato e speculato, soldi pubblici sprecati, infine la CARTA DI MILANO, il documento conclusivo dell’ESPOSIZIONE UNIVERSALE, IL “LASCITO IMMATERIALE PER LE GENERAZIONI FUTURE”, com’è stato pomposamente chiamato il documento dei fautori e sostenitori EXPO 2015. Il potere borghese si regge sulla persuasione, che si basa su tante strategie; una di queste consiste nell’ossessionare con delle notizie, creando una sorta di assuefazione per le stesse, per poi ignorare totalmente un avvenimento, come nulla fosse successo. Le persone sono abilmente guidate nei loro pensieri. È così che si sostiene il potere. La vicenda dell’EXPO 2015 non fa eccezione, anzi: le borghesie mondiali hanno dispiegato tutte le proprie capacità persuasive per convincere l’opinione pubblica mondiale dell’importanza dell’evento, anche per giustificare immenso impiego di risorse.

Alla vigilia dell’esposizione, i mezzi di comunicazione di massa, avevano pubblicizzato LA CARTA DI MILANO come “ La più importante eredità di tutte le esposizioni universali, perché avrebbe rappresentato un impegno solenne per risolvere il più grave problema dell’umanità, la FAME NEL MONDO”. Questo avveniva contemporaneamente all’emersione degli scandali sulle infiltrazioni mafiose sull’EXPO, come a sottolineare il concetto “D’accordo, ci sono tante cose che non vanno, ma il fine dell’ESPOSIZIONE è nobile, NUTRIRE IL PIANETA, appunto”.

Dall’inaugurazione dell’EXPO LA CARTA DI MILANO è stata sempre meno pubblicizzata, sicuramente sono in pochi a conoscere la sua esistenza. Eppure sarebbe stato il documento ufficiale con il quale le borghesie mondiali s’impegnavano ad affrontare un problema spinoso, l’accesso al cibo per tutti gli abitanti del Pianeta (quante balle ci raccontano). Solo nei giorni che hanno preceduto la chiusura dell’esposizione, i telegiornali hanno accennato l’esistenza del DOCUMENTO ufficiale dell’EXPO, ma i contenuti sono stati trascurati.

Chiaramente, dopo che ci hanno fatto due p.le così di pubblicità sul successo dell’EXPO (a spese di chi?), adesso nessuno ne parla più, le leggi della persuasione occulta impongono d’ignorare l’avvenimento. Contro informare, però, significa andare controcorrente, per questo, ostinatamente, mi sono deciso di analizzare LA CARTA DI MILANO in modo (molto) critico, ma privo di pregiudizi. Allego il documento per chi vuole consultarlo autonomamente. http://carta.milano.it/wp-content/uploads/2015/04/Italian_version_Milan_Charter.pdf

COSA DICE IN SINTESI LA “CARTA”

Bene, analizziamo la CARTA nella sua parte introduttiva, dove ci sono le prese di posizioni e gli impegni dei sottoscrittori e firmatari per NUTRIRE IL PIANETA.

  • tutti abbiano il diritto di accedere a una quantità sufficiente di cibo sicuro, sano e nutriente, che soddisfi le necessità alimentari personali lungo tutto l’arco della vita e permetta una vita attiva;

Questo è il primo punto della Carta, come tutto il resto una vuota e generica presa di posizione sul problema; chi non può essere, astrattamente, d’accordo con questi principi, sanciti sempre astrattamente, nei DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI dell’ONU del 1948. Carta straccia per quasi settant’anni. In realtà questi principi non sono pienamente rispettati in nessuna parte del mondo. Solo in pochi possono permettersi un cibo sano e nutriente, i ricchi, i poveri cristi si devono accontentare del cibo industriale che, con ogni probabilità, provoca malattie di ogni genere, compreso il cancro. Che cosa vogliono fare i promotori della carta per attuare questi diritti? Forse vogliono proibire l’uso di additivi e conservanti pericolosi? Vogliono aumentare il reddito dei più poveri, giacché la maggior parte della malnutrizione è dovuta all’impossibilità di comprarsi il cibo? Figuriamoci i firmatari si affidano sulla benevolenza degli imprenditori e sulla scelta responsabile dei consumatori! Ma che scelta può esercitare chi guadagna pochi euro al giorno? Quanta ipocrisia!

Analizziamo le altre dichiarazioni del preambolo della CARTA:

  • il cibo abbia un forte valore sociale e culturale, e non debba mai essere usato come strumento di pressione politica ed economica;
  • le risorse del pianeta vadano gestite in modo equo, razionale ed efficiente affinché non siano sfruttate in modo eccessivo e non avvantaggino alcuni a svantaggio di altri;
  • l’accesso a fonti di energia pulita sia un diritto di tutti, delle generazioni presenti e future; gli investimenti nelle risorse naturali, a partire dal suolo, debbano essere regolati, per garantire e preservare alle popolazioni locali l’accesso a tali risorse e a un loro uso sostenibile;
  • una corretta gestione delle risorse idriche, ovvero una gestione che tenga conto del rapporto tra acqua, cibo ed energia, sia fondamentale per garantire il diritto al cibo a tutti l’attività agricola sia fondamentale non solo per la produzione di beni alimentari ma anche per il suo contributo a disegnare il paesaggio, proteggere l’ambiente e il territorio e conservare la biodiversità.

Che cosa propongono i promulgatori della CARTA per garantire questi diritti? Restituire le terre ai contadini del terzo mondo acquisite per pochi euro a ettaro, per coltivare soia o biocarburanti? Vogliono frenare il disboscamento attuato per coltivare palma da olio? Vogliono promuovere lo smembramento dei latifondi? Vogliono proibire la speculazione sul cibo in borsa, per evitare l’artificioso aumento dei prezzi delle derrate alimentari? Vogliono appoggiare il movimento dei contadini poveri del Terzo Mondo (uccisi come mosche in molte manifestazioni) che si oppongono al predominio della Monsanto? Niente di tutto questo, al solito ci si affida alla benevolenza degli imprenditori, non si può mettere in discussione il profitto! Allora cosa servono delle dichiarazioni d’intenti, se non si prospettano delle soluzioni? Solo a gettare fumo negli occhi, o lavarsi la coscienza.

E I LAVORATORI AGRICOLI?

Un aspetto sconcertante di questo documento è la mancanza di riferimenti alla condizione dei lavoratori agricoli, vi è solo un tiepido impegno da parte dei soliti imprenditori. Ma bisogna stupirsi di ciò? Nessun riferimento alle condizioni di lavoro, spesso inumane, dei braccianti.

L’ANALISI DEI DATI.

  • circa 800 milioni di persone soffrano di fame cronica, più di due miliardi di
  • persone siano malnutrite o comunque soffrano di carenze di vitamine e minerali; quasi due miliardi di persone siano in sovrappeso o soffrano di obesità; 160 milioni di bambini soffrano di malnutrizione e crescita ritardata;
  • ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo prodotto per il consumo umano
  • siano sprecati o si perdano nella filiera alimentare;
  • più di 5 milioni di ettari di foresta scompaiano ogni anno con un grave danno alla biodiversità, alle popolazioni locali e sul clima;

Quale informazione manca in questi dati? Che gli ottantacinque uomini più ricchi del mondo hanno la stessa ricchezza dei tre miliardi di persone più povere del Pianeta, un’omissione casuale? Non credo proprio, e solo questo svela la natura degli autori della CARTA DI MILANO. È proprio vero, quando parli della povertà, aiuti i poveri, fai l’elemosina, sei esaltato per le tue virtù, ma se chiedi, o spieghi perché esiste la povertà, sei ritenuto un sovversivo . Non mi ricordo chi ha detto questa frase, ma ritengo che questo è il nostro dovere, chiedere e spiegare perché esiste la povertà.

PIERO DEMARCO

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