Cgil in Expo: direttivo a piede libero

Per il dibattito Sergio Bellavita. Il bilancio della giornata del direttivo nazionale in Expo a Milano non è certo dei più lusinghieri per la segreteria nazionale. Oltre all’annunciata assenza di Landini e dell’intera area Democrazia e Lavoro nel bilancio ci sono cinque denunce a suoi dirigenti per resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata, rei di aver manifestato democraticamente il proprio dissenso verso Expo. Susanna Camusso era assolutamente consapevole dei rischi e delle conseguenze della scelta di portare il massimo organismo dirigente della Cgil dentro Expo, come le abbiamo detto direttamente all’uscita del posto di polizia dove, insieme […]
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Per il dibattito

Sergio Bellavita.
Il bilancio della giornata del direttivo nazionale in Expo a Milano non è certo dei più lusinghieri per la segreteria nazionale. Oltre all’annunciata assenza di Landini e dell’intera area Democrazia e Lavoro nel bilancio ci sono cinque denunce a suoi dirigenti per resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata, rei di aver manifestato democraticamente il proprio dissenso verso Expo. Susanna Camusso era assolutamente consapevole dei rischi e delle conseguenze della scelta di portare il massimo organismo dirigente della Cgil dentro Expo, come le abbiamo detto direttamente all’uscita del posto di polizia dove, insieme a parte della segreteria ed ad altri dirigenti, attendeva la nostra liberazione. Il trattamento che ci è stato riservato dalle forze di sicurezza interna e dalla polizia non è stato dei più teneri considerato che abbiamo semplicemente esposto uno striscione contro Expo e volantinato contro il lavoro gratuito e precario. Sapevamo certo che molto probabilmente ci avrebbero chiesto di chiudere lo striscione e che ci avrebbero invitato a uscire dalla fiera ma non potevamo immaginare di venire condotti via a forza, tra lo stupore dei visitatori, per passare tre ore nel posto di polizia e uscirne con una denuncia. Come sempre noi ci assumiamo la piena responsabilità della nostra scelta di contestare Expo e la scelta del direttivo dentro i suoi confini militarizzati, tuttavia, sebbene la presenza della segretaria generale Camusso fuori dal posto di polizia è per noi significativa, quanto accaduto testimonia esattamente la gravità di questa scelta. Così come continuiamo a pensare che la responsabilità di una giornata così negativa per la Cgil vada per intero alla segreteria nazionale. Se davvero si vogliono incontrare i lavoratori e provare ad organizzare i loro bisogni non c’è alcuna necessità di noleggiare un padiglione nella fiera dello sfruttamento, in uno dei luoghi simbolo, quasi laboratorio, delle nuove forme della precarietà del lavoro. Noi dovremmo organizzare il dissenso al modello sociale ed economico delle grandi opere, della devastazione del territorio, non un tour guidato interno ai suoi padiglioni.

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1 Comment

  1. alanza53

    Operai: spendo una sola parola per la Camusso e la CGIL. Servi dei padroni. Quelli che mi fanno incazzare sono le figure come Sergio Bellavita. Gli operai sanno benissimo che Expo è un esposizione dei padroni a livello internazionale, i giovani che lavorano a Expo sanno bene di essere schiavi salariati sottopagati e a tempo, quando chiuderà Expo sanno di diventare disoccupati, in balìa di AGENZIE DI LAVORO, CAPORALATO LEGALIZZATO. Sergio Bellavita e i sinistrati del “sindacato è un’altra cosa” sono funzionali al tipo di sindacalismo alla Camusso, criticano il vertice della Cgil, ma i loro obiettivi e parole d’ordine non si discostano da quelli della burocrazia che criticano: “Se davvero si vogliono incontrare i lavoratori e provare ad organizzare i loro bisogni non c’è alcuna necessità di noleggiare un padiglione nella fiera dello sfruttamento, in uno dei luoghi simbolo, quasi laboratorio, delle nuove forme della precarietà del lavoro. Noi dovremmo organizzare il dissenso al modello sociale ed economico delle grandi opere, della devastazione del territorio, non un tour guidato interno ai suoi padiglioni”. Operai, per Sergio Bellavita e la sua area sindacale, le fabbriche non esistono, nelle fabbriche dove gli schiavi salariati vengono sfruttati con salari da fame, licenziati, addirittura muoiono, non è il luogo ideale per organizzare gli operai in classe e lottare per liberarsi dalla schiavitù del lavoro salariato. Sergio Bellavita, la sua area, e tutti i sindacati e sindacatini asserviti non sanno dare delle risposte agli operai che subiscono gli attacchi dei padroni. Esempio: Operai, vi ricordate della Terim, roccaforte della rete 28 Aprile e di Falce e Martello? (articoli su “Operai contro”: “Terim, cronaca di una lotta. Operai a voi il giudizio”, e “Critica all’operaio della Rsu terim da parte di un operaio Fiat di Modena”). I macchinari della Terim sono stati acquistati all’asta da Optima di cui è proprietario Giancarlo Lei, storico dirigente della Terim che ha contribuito alla sua nascita nel 1955; Giancarlo Lei ha dichiarato che assumerà una decina di lavoratori della ex Terim. La Fiom- Cgil dopo aver appreso la notizia ha storto il naso e si domanda come mai Optima non abbia acquistato la fabbrica nei quattro anni passati durante i quali i sindacati e le istituzioni cercavano un imprenditore che fosse in grado di fare ripartire l’azienda Terim. Sempre la Fiom dichiara: “L’invito che rivolgiamo all’imprenditore Lei è di aprire un confronto con i sindacati su un piano industriale serio che sia in grado di rilanciare la produzione Terim e sul conseguente fabbisogno occupazionale, con l’obiettivo di rioccupare il maggior numero di lavoratori ex Terim oggi in mobilità”. Lei risponde di non avere bisogno di rivolgersi al sindacato e dice “Molti dei lavoratori Terim li conosco, ne assumerò, per iniziare, una decina. Vediamo come reagisce il mercato: se i clienti ci saranno, inizio piano ma penso in grande”. Operai, prendiamo in mano il nostro destino e non deleghiamo a nessuno la difesa dei nostri interessi, i sindacati sono dei quaquaraquà asserviti, i padroni ci considerano solo delle merci da spremere come limoni e quando non serviamo più ci buttano in miseria. Operai, divisi siamo e rimarremo schiavi, uniti siamo una classe di cui padroni, sindacati e politicanti hanno paura. ORGANIZZIAMO IL NOSTRO PARTITO.