Il merito di Renzi: il licenziamento degli operai

Redazione di Operai Contro, non è del tutto vero quello che i detrattori del governo Renzi continuano a dire, e cioè che annuncia soltanto e conclude poco o nulla. Per l’utilizzo della forza-lavoro operaia da parte dei padroni, per il controllo sull’erogazione di lavoro affinché renda la maggior quantità di pluslavoro, per la possibilità di far fuori gli intralci a questa specifica produzione, compresi quelli individuali di singoli operai che resistono, ha detto è fatto quanto nessun governo precedente. State riportando in questi giorni le informazioni circa l’approvazione dei 4 decreti attuativi del Jobs Act, in particolare quello sul […]
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Redazione di Operai Contro,

non è del tutto vero quello che i detrattori del governo Renzi continuano a dire, e cioè che annuncia soltanto e conclude poco o nulla. Per l’utilizzo della forza-lavoro operaia da parte dei padroni, per il controllo sull’erogazione di lavoro affinché renda la maggior quantità di pluslavoro, per la possibilità di far fuori gli intralci a questa specifica produzione, compresi quelli individuali di singoli operai che resistono, ha detto è fatto quanto nessun governo precedente.

State riportando in questi giorni le informazioni circa l’approvazione dei 4 decreti attuativi del Jobs Act, in particolare quello sul cosiddetto controllo a distanza. E di come potranno essere usati dal padrone telecamere, tablet, smartphone (ovvero il loro uso su internet e social network) per controllare gli operai.

Ma va altresì ben ricordato che questi decreti arrivano alla firma del Presidente della Repubblica sei mesi dopo il Dlgs 23/2015, quello che scardinava in maniera definitiva il cosiddetto “articolo 18” nella parte che prevedeva la reintegra sul posto di lavoro per i licenziamenti senza giustificato motivo. Con quel decreto di fatto si è reso, a partire dal 2015, il licenziamento attuabile in ogni momento e per qualsiasi ragione su ogni nuovo assunto, dietro un semplice indennizzo di 1-2 mensilità per ogni anno di servizio.

Nulla di più facile sarà quindi adesso per il padrone trovare nell’uso di un cellulare, un PC aziendale, in una ripresa video, ecc., “la sussistenza del fatto materiale” (previsto dall’art 3 comma 2 del D. Lgs 23/15) con cui licenziare l’operaio scomodo, non abbastanza produttivo o ribelle.

Una settimana fa, ai padroni riuniti in “simposio” a Cernobbio, Renzi l’ha detto esplicitamente quale è stato il suo grande merito: «l’articolo 18 non c’è più».

Il piccolo borghese di Pontassieve, preso dall’impellente bisogno di accreditarsi anche per il futuro come loro fedele servitore, non sente neanche più il bisogno di mascherare all’opinione pubblica che tutta la sua modernità, alla fine, doveva risolversi in una maggior sottomissione degli operai ai ritmi di fabbrica e al vigile controllo da parte del padrone sull’erogazione del lavoro degli operai, con il moderno bastone del licenziamento.

R.P.

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