Expo , cento lavoratori senza stipendio da Giugno. Il padrone fantasma sparito nel nulla.

  Redazione di O.C.   La massima vetrina del capitalismo alimentare continua a mettere in mostra il solito misero lordume proprio della borghesia italiana nell’utilizzare la forza lavoro impiegata nei padiglioni dell’expo. Circa cento lavoratori, la maggioranza impiegati come steward e hostess in una società appaltatrice del padiglione Italia di expo,  hanno denunciato sottovoce, senza farsi troppo sentire per paura di eventuali ritorsioni, che  dal mese di giugno hanno lavorato e stanno lavorando senza percepire alcun stipendio. La società Jec (J Events & communication) esponente principale di un consorzio di altre tre società  vincitrice dell’ appalto dove sono in forza  […]
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Redazione di O.C.

 

La massima vetrina del capitalismo alimentare continua a mettere in mostra il solito misero lordume proprio della borghesia italiana nell’utilizzare la forza lavoro impiegata nei padiglioni dell’expo.

Circa cento lavoratori, la maggioranza impiegati come steward e hostess in una società appaltatrice del padiglione Italia di expo,  hanno denunciato sottovoce, senza farsi troppo sentire per paura di eventuali ritorsioni, che  dal mese di giugno hanno lavorato e stanno lavorando senza percepire alcun stipendio.

La società Jec (J Events & communication) esponente principale di un consorzio di altre tre società  vincitrice dell’ appalto dove sono in forza  questi lavoratori, ha fornito ad expo la manodopera necessaria per far funzionare palazzo Italia, ma nel frattempo ha ceduto ad altra società (la società The Kay)  l’incarico di gestire il lavoro , il solito gioco delle scatole cinesi, società che subappaltano a terzi il contratto ottenuto, senza impegnarsi direttamente e mettendo subito in tasca i soldi, togliendosi così da eventuali questioni legali.

Risultato:  i lavoratori, pur  continuando a lavorare nel palazzo Italia di expo non hanno percepito lo stipendio del mese di giugno e le due società in questione sono sparite nel nulla, lasciandoli con un palmo di naso.

Discende chiaramente  che la responsabilità di tutto ciò è della direzione di expo, che dopo la  tanto sbandierata operazione di trasparenza e  correttezza nell’appaltare i contratti di lavoro , la tanto dichiarata lotta alle infiltrazioni mafiose dell’evento, solertemente strombazzata ai quattro venti da giornali e da televisioni compiacenti,  nella realtà si è trovata di fronte all’ennesima questione di appalti truccati e di lavoratori non pagati per il lavoro svolto.

La solita miserabile  enfasi moralistica, sgonfiatasi penosamente ad appena un mese dall’apertura di expo.

Qualche prezzolato giornalista potrà obiettare che questi fatti nulla centrano con le infiltrazioni mafiose e che si tratta di un caso isolato, di mala gestione dei contratti.

Ma non è così.

Guardando bene da vicino  il sistema usato dalle società che hanno acquisito i contratti dell’expo, la realtà risulta essere  un’altra.

La maggior parte dei contratti ai lavoratori di expo sono stati fatti da società che probabilmente hanno usato  e usano la stessa tecnica.

Per poter vincere gli appalti garantiscono al committente l’impegno necessario della loro società , per poi, appena riescono, subappaltare ad altre società il contratto ottenuto, sparendo poi dalla circolazione appena ne hanno l’occasione.

Dimostrando in tal modo di non avere nessuna responsabilità nella gestione dei lavoratori e nel pagamento dei loro stipendi,  lasciando,  grazie a questo escamotage,  i lavoratori in braghe di tela, come successo alla  Jec (J Events & communication).

Ma questa gestione degli appalti,  può darsi si scoprirà solo tra alcuni anni, quando qualche magistrato meno compiacente del solito forse deciderà di scoperchiare il pentolone degli appalti di expo.

Per ora ci tocca assistere al solito scarica barile delle responsabilità, nessuno a colpa, nessuno poteva immaginare , nessuno poteva sapere.

La borghesia italiana è maestra nell’arte di usare scusanti  e nel rigettare le proprie colpe trovando il capro espiatorio buono per ogni occasione .

Una borghesia mafiosa che utilizza strumenti al limite del loro stesso diritto legale, padroni che vincono appalti pubblici e  intascato il malloppo spariscono nel nulla come fantasmi, lasciando i lavoratori sul lastrico.

Ma questo sistema di acquisire contratti, nella crisi,  sta convenendo ai padroni.

Che utilizzano subappalti di subappalti di subappalti, vero e proprio sistema economico su cui si reggono molti interessi della piccola  borghesia Italiana.

Salvo poi stracciarsi le vesti nel caso in cui ci scappi il morto sul lavoro o gridare allo scandalo quando i lavoratori non vengono pagati , come del resto ha fatto il corriere della sera.

Mistificando il fatto  che il  sistema dei subappalti è parte integrante della stessa struttura economico borghese e non un sistema attribuibile solo ed esclusivamente alle mafie .

 

Saluti

D.C. operaio di Milano

 

 

 

 

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2 Comments

  1. campagnadiprimavera

    Tutto ben scritto, caro D.C(operaio di Milano) ma se i padroni fanno i loro porci comodi non è forse perché la stragrande maggioranza di lavoratori, oggi, al massimo denuncia “sottovoce, senza farsi troppo sentire, per paura di eventuali ritorsioni”?
    Così non andiamo da nessuna parte, anzi resteremo i pezzenti di sempre, sognando(ma solo qualche notte) l’eroico assalto al quartier generale fatto da chissà quale manipolo di ardimentosi rivoluzionari.

  2. Operaio Modena

    Meno male che esiste qualcuno che ne parla, sia pur “sotto voce”. Ricordo a tutti che anche le scuole, università e corsi di formazione utilizzano la forma dello STAGE non retribuito per inviare ad aziende forza lavoro gratuita… secondo questa mentalità è già tanto lavorare (nel senso di essere dentro l’azienda) poi quella di essere retribuiti è tutto un altro discorso. Quanto essere retribuiti è roba da fantascienza: inutile porsi la domanda.
    Così vanno le cose…