ATTENTI OPERAI WHIRLPOOL

Redazione Operai Contro, Il vostro giornale spesso pubblica articoli interessanti e aggiornati sulle vicende occupazionali del gruppo Whirpool che vuole licenziare circa 2060 addetti tra operai e impiegati tra i siti di Carinaro , Albacina e None. La lotta degli operai prosegue con scioperi, manifestazioni, presidi e blocchi stradali in tutte le fabbriche della multinazionale qui in Italia, i sindacati sono divisi su chi vuole trattare solo per gli ammortizzatori sociali e chi vuole invece resistere affinché le fabbriche rimangano produttive. I politici di tutti i partiti durante la campagna elettorale appena conclusa, hanno speso fiumi di belle parole […]
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Redazione Operai Contro,
Il vostro giornale spesso pubblica articoli interessanti e aggiornati sulle vicende occupazionali del gruppo Whirpool che vuole licenziare circa 2060 addetti tra operai e impiegati tra i siti di Carinaro , Albacina e None.
La lotta degli operai prosegue con scioperi, manifestazioni, presidi e blocchi stradali in tutte le fabbriche della multinazionale qui in Italia, i sindacati sono divisi su chi vuole trattare solo per gli ammortizzatori sociali e chi vuole invece resistere affinché le fabbriche rimangano produttive. I politici di tutti i partiti durante la campagna elettorale appena conclusa, hanno speso fiumi di belle parole condite di promesse per sostenere che le fabbriche della Whirpool non devono chiudere. Le istituzioni dal governo di Renzi alle istituzioni locali, hanno rilanciato “ la difesa del lavoro in Italia ” e ora per lo sciopero indetto per il 12 giugno saranno tutti in prima fila nelle processioni per farsi paladini della difesa del posto di lavoro degli operai.
Come scrive e ripete spesso il vostro giornale, se gli operai si organizzeranno in proprio e non delegheranno ad altri i propri interessi, per la Whirpool chiudere le fabbriche come preventivato sarà assai difficile e la resistenza degli operai può sicuramente cambiare le prospettive in atto.
Se invece le strade della lotta prendono il verso sbagliato come è accaduto alla Whirpool di Trento, dove sia i sindacati che le istituzioni hanno fatto in modo che gli operai venissero ricollocati altrove e la Whirpool potesse facilmente dismettere gli impianti per trasferirli in altri siti.
Risultato finale un’altra grande fabbrica importante ha chiuso per sempre, persi centinaia di posti di lavoro, 400 operai in attesa di ricollocazione per la felicità di Marco Bentivogli segretario della Fim Cisl che ha ben gradito l’operato delle istituzioni trentine che hanno attuato un “ atterraggio morbido “ come desiderava la Whirpool.
Redazione Vi invio un articolo che spero lo leggano non solo agli operai della Whirpool ma anche a quelli delle altre fabbriche che resistono contro i padroni.
Saluti da un lettore trentino.

Il dopo Whirpool riparte dall’industria

Esiste uno stabilimento Whirlpool che ha chiuso all’inizio dell’anno senza provocare un giorno di sciopero. Dove si sono persi 200 posti di lavoro, ma quasi altrettanti ne potrebbero nascere nello stesso sito industriale. Accade a Trento ma non se ne parla. Eppure è un esempio di collaborazione tra privato e pubblico, in questo caso la Provincia autonoma. «È sempre una sconfitta quando un’impresa chiude e quando dei lavoratori perdono il posto – dice il presidente dalla provincia Ugo Rossi –. Ma qui il colpo siamo riusciti ad assorbirlo. L’autonomia ci ha aiutato, soprattutto grazie alla delega per gli ammortizzatori sociali». La multinazionale arriva alla fine degli anni ’90, acquisendo il sito ex Ignis. Dà lavoro a 700 persone.

Tutto bene. Ma poi arriva la crisi. E i lavoratori calano a 400. Così grazie a una legge provinciale del ’99, ottiene dei finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, in cambio del mantenimento dei livelli occupazionali per almeno 5 anni. «Whirlpool ha mantenuti gli impegni, anzi è andata oltre arrivando a 8 anni», spiega Mauro Casotto, direttore marketing dell’Agenzia Trentino sviluppo, ente della Provincia. Poi l’aria cambia. Ma nel frattempo proprio la Provincia gioca d’anticipo. E decide di acquistare il sito della Whirlpool, prevenendo un privato che si era fatto avanti. L’area, infatti, è molto appetibile. «Sapevamo di non poter vincolare l’azienda per più di 5 anni – ricorda Casotto –. Così se poi avesse deciso di andare via almeno avevamo l’immobile». Oltretutto spuntando un affitto più vantaggioso, il 7% del valore del bene contro il 4,5% di mercato. Un buon affare, soprattutto in prospettiva.

Perché poi Whirlpool se ne va davvero. Prima porta due linee produttive in Polonia, poi ne dismette altre cinque privilegiando lo stabilimento di Varese. Si arriva così a marzo con la chiusura di tutto il sito trentino. A quel punto i lavoratori sono scesi a 200, oltre a 200 dell’indotto. Può essere un dramma, ma nuovamente scende in campo l’ente locale. Così Whirlpool viene obbligata a tirare fuori 24 milioni per il decommissioning dell’impianto ma anche per la formazione dei lavoratori per favorire la ricerca di una nuova occupazione. Soldi anticipati dalla Provincia e poi rimborsati dall’azienda.

«Abbiamo avuto così un “atterraggio morbido” – sottolinea Casotto –. E molti operai hanno già trovato un impiego grazie all’Agenzia del lavoro, anche questa gestita dalla Provincia». E a fine maggio scade il bando per l’area, 110mila mq, 70mila dei quali coperti. Ci sarebbe una decine di aziende interessate, grazie anche alla collaborazione della stessa Whirlpool che nel “pacchetto atterraggio morbido” ha speso un milione proprio per questa ricerca. Molta prudenza dal sindacato. «Per la reindustrializzazione c’è ancora il punto interrogativo, aspettiamo di vedere – dice il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli –. Ma riconosciamo che qui da parte istituzionale c’è stato un impegno che altrove non abbiamo visto».

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