Meglio tardi che mai

Redazione di Operai Contro, Vorrei rivolgermi a quella frazione di simpatizzanti ed attivisti del PD, che per trascorsi sociali e formazione culturale promettono maggiori garanzie di spessore e coerenza rispetto all’idealità’ di fondo che indirizzava nei decenni antichi quel Partito Comunista Italiano che, piaccia o no ricordarlo, fu sacrificato dall’involuzione ideologica verso Il PDS, i DS, l’Ulivo fino al famigerato quanto apparentemente composito PD di adesso. Spero che a questi risulti di assoluta evidenza la gravità delle scelte legislative degli ultimi tempi, soprattutto riguardo alla nuova legge elettorale, gravida di enormi vizi di presente forma e di futura sostanza. […]
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Redazione di Operai Contro,

Vorrei rivolgermi a quella frazione di simpatizzanti ed attivisti del PD, che per trascorsi sociali e formazione culturale promettono maggiori garanzie di spessore e coerenza rispetto all’idealità’ di fondo che indirizzava nei decenni antichi quel Partito Comunista Italiano che, piaccia o no ricordarlo, fu sacrificato dall’involuzione ideologica verso Il PDS, i DS, l’Ulivo fino al famigerato quanto apparentemente composito PD di adesso.

Spero che a questi risulti di assoluta evidenza la gravità delle scelte legislative degli ultimi tempi, soprattutto riguardo alla nuova legge elettorale, gravida di enormi vizi di presente forma e di futura sostanza.

Una riforma nata attorno a un tavolo, dove sedevano con assoluta disinvoltura un imputato per reati gravi contro la morale e pure pregiudicato, in via definitiva per reati ancor più’ gravi contro la collettività, ed un arrogante maestrino eletto con primarie fantoccio dove sono accorsi a votare frotte di risaputi simpatizzanti di destra.

Una riforma voluta, decisa e scritta da un consiglio dei ministri e da una commissione parlamentare selezionata d’imperio ad immagine e somiglianza del novello condottiero, imposta al parlamento a suon di fiducia, così come la quasi totalità ormai dei provvedimenti, nonostante sia del tutto evidente quanto questi manchino dei requisiti di eccezionalità ed urgenza che secondo una Carta Costituzionale pur sistematicamente disattesa ma ancora formalmente in vigore, autorizzano l’intervento legislativo diretto e straordinario del Consiglio stesso.

Una riforma che ripropone e ripretende con una arroganza e un autoritarismo criminali gli stessi elementi di incostituzionalità riscontrati nella berlusconiana legge precedente, con l’aggravante della violazione consapevole e temeraria.

Una riforma che rispolvera in realtà il vecchio sogno democristiano di un potere assoluto spacciato per garanzia di governabilità, regalato ad una circoscritta parte politica in totale dispregio dei reali rapporti di forza nell’ambito dei voti validi, ed ancor più rispetto all’intento effettivo dell’intero corpo elettorale, in un clima come quello attuale, di estesa disaffezione e disgusto rispetto alla politica cosi come praticata proprio dai partiti attuali, dove per una quota ormai enorme di cittadini rimane come unico veicolo di espressione lecita e disarmata l’astensionismo. Fa venire i brividi, sentire non solo minimizzare ma pure tacciare di irrilevanza il recente tracollo della partecipazione al voto in una regione dalla solidissima tradizione sociale e democratica come l’Emilia Romagna.

Una riforma che è riuscita con inquietante facilità’ a rimediare perfino una parvenza di correttezza costituzionale e ad ottenere l’avallo complice del Presidente della Repubblica, col pretesto dell’esistenza della cosiddetta “soglia minima”: peccato che in mancanza della soglia minima si vada poi comunque al ballottaggio garantito tra le due liste più votate, o più onestamente tra le meno rifiutate, anche se queste hanno raggiunto risultati mediocri dal punto di vista assoluto, per poi verniciare di legittimità un ballottaggio partecipato con la molletta sul naso e probabilmente con livelli di astensionismo e frustrazione sociale clamorosi.

Una riforma che così permetterà di strombazzare poi dagli altoparlanti di Piazza Venezia, che “gli italiani ci hanno voluti”, in barba alla palese forzatura del ballottaggio e alla castrazione fascista dei restanti partiti, in parte eliminati con le soglie di sbarramento, o comunque confinati in una rappresentanza di pura facciata, nulla più che un sostanziale diritto di tribuna in quanto forzatamente minoritaria nei numeri e quindi impotente.

Un vecchio sogno illiberale ed arcaicamente scudocrociato, già sconfitto ai tempi della “legge truffa” del ’53 ( perfino meno fascista di questa dato che prevedeva di portare eventualmente al 65% di seggi chi avesse ottenuto almeno il 50% di voti immediati e comunque senza ballottaggio), a furor di popolo e col sacrificio attivo della classe operaia e della porzione progressista e antifascista della società’ civile, oggi impunemente riproposto in peggio e portato al successo da un comunque democristiano, infiltrato tra i tanti nientemeno che tra le orme di quel cammino sostanzialmente reazionario avviato con la distruzione del PCI da parte di Occhetto e dei suoi occulti od ingenui seguaci nell’89. Del resto, nella storia di qualsiasi guerra hanno sempre fatto più danno le spie e gli infiltrati che non una compagnia di fanti in battaglia…Esorto quindi questi compagni, di quelli che certo non si offenderanno a risentirsi definire tali, a farsi un esame di coscienza su quel che è stato lasciato succedere dall’89 in poi, e raddrizzare le schiene e mobilitarsi per una resa dei conti che sancisca o la denuncia, lo smascheramento e l’annientamento di questi propositi reazionari, o altrimenti lo spontaneo ed ineludibile rigetto, quanto all’appartenenza e convivenza nel medesimo partito, con questi moderni, o per meglio dire più recenti ma antichissimi federali.

Un ex iscritto al Pd

 

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