OPERAI E 25 APRILE

Redazione di Operai Contro, Perché come operai dovremmo celebrare il 25 aprile, anniversario, nella sostanza, di un cambiamento di forma, da quello fascista a quello democratico parlamentare del potere dei padroni? Prima osservazione sulle forze in campo: la caduta del governo Mussolini avvenne grazie agli scioperi che gli operai, principalmente nelle fabbriche del nord Italia, fecero nel marzo del 1943, nel pieno di una guerra mondiale, con metodi repressivi impressionanti da parte del governo e della borghesia, mentre le altri classi sociali subivano supinamente se non addirittura sostenevano il governo  fascista dei padroni, gli operai scesero in sciopero contro […]
Condividi:

Redazione di Operai Contro,

Perché come operai dovremmo celebrare il 25 aprile, anniversario, nella sostanza, di un cambiamento di forma, da quello fascista a quello democratico parlamentare del potere dei padroni?
Prima osservazione sulle forze in campo: la caduta del governo Mussolini avvenne grazie agli scioperi che gli operai, principalmente nelle fabbriche del nord Italia, fecero nel marzo del 1943, nel pieno di una guerra mondiale, con metodi repressivi impressionanti da parte del governo e della borghesia, mentre le altri classi sociali subivano supinamente se non addirittura sostenevano il governo  fascista dei padroni, gli operai scesero in sciopero contro la miseria, l’abbassamento dei salari e lo sfruttamento bestiale che la guerra aveva imposto loro.
A seguito di tali  scioperi cadeva il governo di Mussolini, e nel mese di settembre del 1943 parte della borghesia italiana decideva di sganciarsi  dal fascismo firmando l’armistizio con gli alleati.
La ritorsione contro gli operai che avevano organizzato gli scioperi fu spaventosa, centinaia di essi furono deportati nei campi di concentramento, in ogni fabbrica del nord c’è una lapide che ricorda gli operai morti nei campi di lavoro forzato, mentre l’intera società si girava dall’altra parte, facendo finta di nulla.
Gli operai riusciti a sfuggire alle deportazioni si diedero alla macchia, andando in montagna e costituendo le prime brigate partigiane ( circa l’80 % delle brigate partigiane erano composte da operai), avendo altri obbiettivi che quello di lottare per una forma di governo dei padroni, quello democratico parlamentare.
Il loro scopo era  quello di rispondere a quanto avevano dovuto subire nelle fabbriche da parte dei padroni, al taglio dei salari, all’aumento dei ritmi di lavoro, contro la gerarchia di fabbrica che negava loro   le minime ed elementari concessioni strappate prima dell’avvento del fascismo.
Ingabbiare l’insorgenza degli operai nella “lotta per la democrazia” è servito ai borghesi per sottomettere  gli operai
Ora, a distanza di 70 anni siamo all’enfasi nazionalista e patriottarda dei partiti e della piccola borghesia che ne compone la struttura politica, impegnata nel cercare di togliere la responsabilità delle classi dominanti per quanto accaduto nel ventennio fascista, rivendicando la resistenza come fatto di conquista democratica e di cambiamento.
Ma quale cambiamento, per gli operai la minestra è sempre stata quella, i padroni e gli azionisti che detenevano il controllo della proprietà delle fabbriche tali sono rimasti anche dopo la caduta del fascismo, l’estrazione del plusvalore è continuata anche dopo che Mussolini è stato appeso per i piedi e il profitto  a sempre riempito le loro tasche, gli operai che negli anni 50 e 60 si sono ribellati sono stati espulsi dalle fabbriche o isolati in reparti confino, questo è stato il cambiamento.
Dopo 70 anni abbiamo ancora a capo del governo uno come Renzi, che riprende le stesse cose fatte da Mussolini, parla ai padroni direttamente, girando fabbrica per fabbrica, mette in atto provvedimenti e leggi che tagliano  il salario e che incentivano i licenziamenti (job acts).
Il fatto che non si riconosca in Renzi, capo del governo, e nel suo programma, alcune delle caratteristiche politiche e sociali del fascismo si spiega solo nel fatto che il fascismo è stato ridotto ad una forma particolare di potere senza i connotati degli interessi delle classi superiori.
Questa è stata la realtà dei fatti, come classe abbiamo lottato perché le altri classi se ne avvantaggiassero, ma gli operai che hanno combattuto nella resistenza non ne potevano fare a meno, avevano quel nemico e andava combattuto.
è mancato solo un partito operaio che indicasse la strada della rivolta continua contro i padroni e il loro sistema.
La conquista della democrazia è stata la gabbia entro cui hanno imprigionato gli operai, da mezzo per far fuori il fascismo e vedersela da subito con i nuovi padroni, la conquista della democrazia è diventato il fine ultimo, una nuova forma di potere dei padroni sugli operai.
Le menzogne della democrazia per tutti ha significato la vera natura del potere, quella del capitale sul lavoro salariato.
Per gli operai la resistenza è stata un atto di lotta di classe contro la propria borghesia nazionale, anche se è mancata la conoscenza di questo fatto.
Dal dopoguerra in avanti ci hanno riempito di stupida retorica per mistificare la loro convenienze politica e per la  convenienza delle classi borghesi.
Se oggi dobbiamo ricordare qualcosa, dobbiamo ricordare solo gli operai che sono caduti combattendo o che sono stati deportati nei campi di sterminio senza nessuna retorica e senza nessun cedimento alle fantasie democratiche.

D.C. operaio di Milano

Condividi:

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.