FIAT SATA DI MELFI

Redazione, Le rsa della Sata di Melfi (Potenza) del gruppo Fiat Chrysler hanno firmato l’accordo per aumentare i turni di lavoro da 15 a 20 turni di lavoro, accordo sottoscritto e osannato dalle organizzazioni sindacali firmatarie. Dopo esattamente undici anni dalla vittoria degli operai della sata contro l’introduzione della doppia battuta ( la doppia battuta era un sistema di turnazione che obbligava al lavoro notturno per due settimane  consecutive e che prevedeva lo svolgimento del lavoro una settimana di sei giorni e la settimana successiva di quattro giorni.) la loro lotta è finita in fumo. Il peggioramento delle loro […]
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Redazione,

Le rsa della Sata di Melfi (Potenza) del gruppo Fiat Chrysler hanno firmato l’accordo per aumentare i turni di lavoro da 15 a 20 turni di lavoro, accordo sottoscritto e osannato dalle organizzazioni sindacali firmatarie. Dopo esattamente undici anni dalla vittoria degli operai della sata contro l’introduzione della doppia battuta ( la doppia battuta era un sistema di turnazione che obbligava al lavoro notturno per due settimane  consecutive e che prevedeva lo svolgimento del lavoro una settimana di sei giorni e la settimana successiva di quattro giorni.) la loro lotta è finita in fumo.
Il peggioramento delle loro condizioni è evidente, supera di molto la doppia battuta che la fiat aveva tentato di introdurre nel 2004 e spinge l’utilizzo della forza lavoro all’estremo, l’accordo sottoscritto prevede turnazioni che non tengono più conto dei riposi consecutivi al sabato e alla domenica infatti questo sistema di turnazione imposto dalla fiat fa si che solo una delle quattro squadre avrà un riposo consecutivo di sabato e domenica e una sola volata al mese, mentre negli altri casi le turnazioni saranno programmate in modo tale da utilizzare consecutivamente la forza lavoro senza soluzione di continuità e gli operai  avranno riposi infrasettimanali di due giorni durante l’arco della settimana, arrivando ad avere in alcuni casi un solo un giorno tra un turno e l’altro.Tutto questo senza che si capisca sino in fondo come sarà retribuito il lavoro notturno e le turnazioni cadenti in sabato e domenica, secondo la fim cisl (una delle firmatarie dell’accordo)
in uno dei comunicati stampa emessi parlano di una contrattazione economica per la copertura delle maggiorazioni di 120 euro, oltre a quella stabilita dal contratto, ciò può significare che tutte le maggiorazioni ottenute con la lotta del 2004 si vanno a fare benedire, infatti le maggiorazioni di cui si fa riferimento nel comunicato sembrano essere quelle del contratto nazionale 2013 2015, per il turno notturno non festivo secondo il contratto la maggiorazione è del 15% e del 50% per quello festivo, mentre nell’accordo del 2004 le maggiorazioni arrivavano sino al 60,5 %, senza considerare il fatto che con questo accordo a chi lavora al sesto giorno di sabato non viene riconosciuto lo straordinario.
Oltre tutto le squadre che lavorano su un periodo lavorativo di 16 giorni hanno 2 soli giorni di riposo di 1 giorno tra un turno e l’altro, non c’è che dire una fatica fisica e mentale capace rendere le fatiche di ercole una barzelletta, l’applicazione dello schiavismo a livello scientifico, nemmeno gli antichi schiavi egizi erano sottoposti a tali fatiche, fatiche che producono qualcosa come 450.000 vetture all’anno, 64 vetture complete per operaio. Grazie a tutto questo l’ideatore del nuovo modello produttivo, il sig Marchionne si porta a casa 31 milioni di euro annui pari al salario di 6400 operai fiat, la cosa sottaciuta che non si trova sugli organi di stampa pronti a sbandierare ai quattro venti le nuove assunzioni in fiat e che già 40 operai dei 300 finora assunti si sono licenziati perché non sostenevano i ritmi di lavoro imposti dalla catena di montaggio.
Mai come ora noi operai siamo soli nel rispondere al capitale negli attacchi che porta alla classe operaia nel suo complesso, la piccola borghesia sinistrorsa e si occupa di tutto fuorché della condizione degli operai, si occupano di tutto ciò che riguarda la difesa dei propri interessi senza alzare una voce nei confronti dei padroni che stanno macellando gli operai nelle fabbriche, le prese di posizione sull’introduzione del job acts non vanno oltre che un vocio sopito di protesta, senza capire sino in fondo a cosa serve ai padroni e al nazionalismo del capitale italiano il job acts, perciò è venuto il nostro momento, come operai abbiamo la possibilità partendo dalla resistenza degli operai della  fiat Sata di Melfi di creare la nostra organizzazione indipendente che la faccia finita una volta per tutte con l’ accumulazione del capitale e con le classi superiori da esso determinate.

D.C.

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2 Comments

  1. alanza53

    D.C.Le RSA possono firmare tutte le cazzate che vogliono. Gli operai che vivono sulla loro pelle questo accordo che rendono le condizioni del lavoro a livello della schiavitù hanno l’obbligo di lottare, minacce e ricatti non devono farci accettare la schiavitù. Se in una fabbrica come la Sata non si lotta come possiamo pretendere che la lotta per liberarci dalla schiavitù parta da una piccola fabbrica? Tocca alla Sata: la vostra lotta è la lotta di tutti!! iniziate una lotta seria e avrete la solidarietà di tutti gli operai, funzionate da detonatore, la prateria è secca bisogna solo innescare la scintilla. Non ne possiamo più di padroni, servi e lecca culi

  2. Sempar

    D.C. stringete la collaborazione ed i contatti con il Comitato Cassintegrati e Licenziati FIAT di Pomigliano e Nola. Lo sciopero di venerdì 6 riprende la lotta per i 316 cassintegrati confinati all’interporto fantasma e per i 5 licenziati politici; è lo stesso Comitato a chiamare anche la SATA di Melfi per innescare una vera battaglia che superi le burocrazie sindacali colluse e collaborazioniste ed i piani del padrone. FIAT – FCA resta il punto nodale del riscatto operaio in Italia, come sostiene il Compagno Antonio. È necessario estendere la lotta laddove c’è maggiore necessità: SATA è la peggior fabbrica d’Europa, vi stanno “schiattando il fegato” come giustamente scriveva un operaio in precedenza, ne va anche della sopravvivenza FISICA di tutti voi. È questo il messaggio da rilanciare, altro che sabati di straordinario e cerchiobottismo confederale: c’è da salvare la pelle. Operai SATA non siete soli. Saluti da Bologna. m.l.