FIDUCIA A TSIPRAS? MA SIAMO NATI IERI?

Redazione di Operai Contro, I piccolo-borghesi che giocano alla rivoluzione non vogliono fare la rivoluzione. Non la volevano fare i menscevichi, che pensavano di cacciare lo zar e costruire il socialismo con graduali riforme. Non la volevano fare Togliatti e il Pci, che teorizzavano la “via italiana al socialismo” e le riforme strutturali. Non la volevano fare Allende e l’Unidad Popular, che teorizzavano la “via cilena al socialismo” e le nazionalizzazioni delle miniere di rame. Non la vogliono fare Alexis Tsipras e Syriza, che teorizzano una battaglia epocale contro l’Ue elemosinando la riduzione del rigore.   Ogni epoca storica […]
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Redazione di Operai Contro,

I piccolo-borghesi che giocano alla rivoluzione non vogliono fare la rivoluzione.

Non la volevano fare i menscevichi, che pensavano di cacciare lo zar e costruire il socialismo con graduali riforme.

Non la volevano fare Togliatti e il Pci, che teorizzavano la “via italiana al socialismo” e le riforme strutturali.

Non la volevano fare Allende e l’Unidad Popular, che teorizzavano la “via cilena al socialismo” e le nazionalizzazioni delle miniere di rame.

Non la vogliono fare Alexis Tsipras e Syriza, che teorizzano una battaglia epocale contro l’Ue elemosinando la riduzione del rigore.

 

Ogni epoca storica è ricca di politicanti piccolo-borghesi che giocano a fare i “sinistri alla moda” mentre gli operai fanno la fame e vengono schiacciati dentro e fuori le fabbriche. La borghesia è una classe ricca di mille sfaccettature e mille risorse, è come un’idra dalle cento teste: tagliata una testa ne nascono altre dieci, pur di sopravvivere è capace di rinnovarsi e di presentarsi nelle forme più estreme, persino rivoluzionarie, di produrre uomini nuovi, nuovi suoi rappresentanti disposti a tutto pur di salvare il potere economico e politico della propria classe. In questo la borghesia ha imparato molto dalla chiesa cattolica.

 

Questo è il tempo di Tsipras, un figlio della risposta della borghesia della sinistra radicale greca alla crisi economica del capitalismo greco ed europeo. L’uomo scelto da una parte della borghesia greca per tenere a bada il malcontento operaio e popolare, per dare uno sfogo ribellistico alla rabbia prodotta dalla povertà. L’uomo giusto per far finta di cambiare tutto, senza cambiare sostanzialmente nulla. L’uomo che ha scatenato una fitta opposizione parolaia contro l’Ue, ma ha sempre rassicurato che la Grecia non uscirà dalla zona euro e dall’Ue. L’uomo che, alzando la voce per una riduzione del debito verso l’Ue e una ricontrattazione delle misure di austerità imposte dall’Ue, chiede solo più clemenza, meno rigore, cambiamenti formali. L’uomo che si scaglia contro l’Europa delle banche e rivendica l’illusoria e falsa Europa dei popoli. L’uomo che nasconde che l’Unione europea, l’Europa unita, è l’unione delle potenze capitalistiche europee per, insieme, dominare sul mercato mondiale e schiacciare le lotte operaie e popolari sul suolo europeo, che non dice che le banche sono soltanto un tassello del mosaico imperialistico che la borghesia europea sta costruendo da 70 anni.

 

Altro che dare fiducia a Tsipras, altro che vedere di che pasta è fatto! Altro che aspettare tre-quattro mesi! Altro che vedere se ricorrerà al sostegno armato degli operai! Gli operai che Tsipras non cita mai nel suo programma!

 

Ma siamo nati ieri?

 

Le illusioni alimentate da Tsipras porteranno allo sbando la classe operaia e le masse proletarie e popolari greche. Tuttavia potranno essere, per gli operai greci, un banco di prova, un crocevia importante, per spogliarsi di esse e accrescere la consapevolezza che non è con la scheda dell’urna che si può fare giustizia di un sistema sociale dove pochi hanno tutto e tutti gli altri, gli operai per primi, fanno la fame. Allora Tsipras non servirà più alla borghesia greca per salvare il potere e la pelle.

 

Agli operai greci diciamo: guardatevi e liberatevi da questi falsi amici.

Lenin li chiamava “nemici del popolo”.

 

SPARTACUS

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