I PALESTINESI DI GAZA: DOPO LA STRAGE FATTA DAI BOMBARDAMENTI ISRAELIANI, LA STRAGE DI HUDA

Redazione di Operai Contro, i bombardamenti israeliani dei mesi scorsi hanno provocato oltre duemila morti tra donne e bambini e più di 10 mila feriti. Ma hanno distrutto le case di oltre 100 mila persone. L’ondata di pioggia, gelo e neve di questi giorni ha reso alcune zone della Striscia un grande pantano di sabbia e detriti. Qualche segno di ricostruzione per le scuole dell’Onu e quelle pubbliche, ma per le case private non è stato ancora fatto nulla. Intanto, i colloqui tra Hamas e Israele, attraverso l’Egitto, sono sospesi. – A Gaza “la tempesta di Huda” uccide. Cinque […]
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Redazione di Operai Contro,

i bombardamenti israeliani dei mesi scorsi hanno provocato oltre duemila morti tra donne e bambini e più di 10 mila feriti.

Ma hanno distrutto le case di oltre 100 mila persone.

L’ondata di pioggia, gelo e neve di questi giorni ha reso alcune zone della Striscia un grande pantano di sabbia e detriti. Qualche segno di ricostruzione per le scuole dell’Onu e quelle pubbliche, ma per le case private non è stato ancora fatto nulla. Intanto, i colloqui tra Hamas e Israele, attraverso l’Egitto, sono sospesi.

– A Gaza “la tempesta di Huda” uccide. Cinque le vittime degli ultimi giorni, quattro sono bambini, fra gli sfollati della guerra. Oltre 100 mila sono ancora accampati fra le rovine della propria casa.

Nessuno marcia, probabilmente perchè sono in maggioranza mussulmani

Mi fa sorridere la marcia di Parigi.

I peggiori assassini tra cui il leader israeliano hanno marciato in nome della libertà

Probabilmente della libertà di ammazzare

vi invio una cronaca

Un palestinese

 
Un gelo insopportabile nelle case diroccate. Un neonato di quattro mesi era morto congelato tre giorni fa a Khan Yunis, cittadina situata a sud della Striscia di Gaza. Un altro in un rifugio per sfollati a Beit Hannun, nel nord della Striscia, mentre nella stessa giornata, a Khan Yunes, un pescatore e un altro bimbo sono morti nella loro casa, danneggiata severamente dai bombardamenti dell’estate scorsa durante il conflitto con Israele. C’era stato poi ancora un altro neonato, morto venerdì scorso per gli stessi motivi. Le notizie sono apparse anche sul quotidiano “Jerusalem Post”, citando fonti palestinesi.

Povertà e disoccupazione. Da giorni, dunque, gli abitanti dell’enclave  palestinese – territorio autogovernato dal 2005, popolato da circa 1.700.000 abitanti di etnia araba, attualmente governato dal movimento di Hamas, sul quale grava il blocco severo di Israele su tutte le sue frontiere – mostrano di non farcela più a sopportare l’ondata di freddo pungente che si è abbattuto sulla regione e sulle case provvisorie, costruite per coloro che hanno perso un tetto durante il conflitto nella Striscia della scorsa estate. Gaza è sotto il blocco israeliano dal 2007 e ciò ha causato un peggioramento nelle condizioni di vita, mentre i livelli di disoccupazione hanno raggiunto stadi senza precedenti, con un aumento inesorabile della povertà.

Gli effetti della guerra del luglio scorso. La tempesta invernale ha così già di fatto provocato una crisi umanitaria, dal momento che Gaza è afflitta ancora da parecchi problemi, come la carenza di elettricità, sottolineano spesso i funzionari della municipalità. Va ricordato che Israele ha effettuato attacchi aerei su Gaza nel luglio scorso e successivamente ha ampliato la sua campagna militare con un’invasione di terra nell’enclave costiera palestinese. Oltre 2.140 Palestinesi, compresi 577 bambini, sono stati uccisi durante l’attacco israeliano che, oltre al resto, provoco il ferimento di oltre 11.000 persone, compresi 3.374 bambini, 2.088 donne e 410 anziani, secondo fonti palestinesi. Ma gli effetti più pesanti di quell’attaco si avvertono oggi con questa ondata di gelo, perché migliaia di abitazioni venero distrutte, lasciando circa 170.000 Palestinesi senza casa.

Venti e piogge violentissimi. Decine di abitazioni e roulotte sono state colpite da venti e violenti piogge. Le autorità di Gaza stanno lavorando per favorire lo sgombero dei residenti dalle zone colpite dalle alluvioni. Il maltempo che ha colpito la Cisgiordania dovrebbe continuare, secondo le previsioni, per tutto il fine settimana con temperature in picchiata e neve nel Negev settentrionale (a sud di Israele). La neve, inoltre, è tornata a imbiancare anche Gerusalemme, dove tutte le scuole sono rimaste chiuse. Ancora maggiori le precipitazioni sulle colline intorno alla città, così come nel nord del paese soprattutto in alta Galilea, oltre che sul Golan.

La visita di 16 vescovi. E’ iniziata così con un incontro con le sofferenze e le speranze della popolazione di Gaza la visita in Palestina e Israele di 16 vescovi organizzata dall’Holy Land Coordination (Hlc), organismo che riunisce Vescovi e rappresentanti delle Conferenze episcopali di Europa, Nord America e Sudafrica. “Il pomeriggio di domenica, dopo una sosta di 8 ore al valico di Erez”, riferisce la Radio Vaticana a proposito dell’arcivescovo italiano Riccardo Fontana, alla guida della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro: “siamo arrivati a Gaza, abbiamo celebrato la Messa e abbiamo subito incontrato alcune famiglie. Abbiamo avuto l’impressione di trovarci in una situazione devastata”.

Il racconto dei bambini. “Ci hanno raccontato dei tre bambini morti per il freddo. La corrente elettrica c’è solo per alcune ore al giorno. Colpisce – ha detto l’arcivescovo – vedere che tutti, a cominciare dai bambini hanno molto chiaro di essere vittime di violenza e di sapere chi sono i responsabili di questa ingiustizia. Una bambina di terza elementare ci ha detto: hanno distrutto le nostre case, ma soprattutto hanno tolto i bimbi alle madri e le madri ai bimbi. Un ragazzo più grande ci ha ammonito: tutti vengono qui a chiederci se abbiamo bisogno di cibo e di altri aiuti materiali. Ma noi abbiamo bisogno dell’unica cosa che nessuno ci promette: essere considerati come uomini, riconosciuti nella loro dignita’”.

Le difficoltà per entrare. Per entrare nella Striscia di Gaza, la delegazione dei vescovi ha dovuto superare molte difficoltà: al valico di Erez, le autorità di Israele hanno negato alla delegazione il permesso per entrare nella Striscia. I presuli hanno allora iniziato una lunga trattativa e alla fine hanno ottenuto il permesso di entrare a gruppi di tre. L’ingesso di tutta la delegazione si è concluso solo alle 16,30. Il programma della visita prevede anche un incontro con la popolazione di Sderot – l’insediamento israeliano raggiunto dal lancio di missili lanciati dalla Striscia di Gaza durante la campagna militare di luglio – e una puntata alla Valle di Cremisan, luogo interessato dal progetto di costruzione del Muro di Separazione voluto da Israele.

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