Contratti di solidarietà alla FIAT di Pomigliano

Redazione di Operai Contro, Il testo dell’accordo sui contratti di solidarietà alla FIAT di Pomigliano non è ancora stato reso pubblico, si attende un ultimo incontro per il 28 marzo. Stando alle dichiarazioni, confuse, dei sindacalisti che lo hanno firmato, sappiamo che esso prevede: 1)      La rotazione di duemila operai su ottocento posti di lavoro. Completamente escluso dalla rotazione il montaggio e buona parte dello stampaggio, le parti strategiche dello stabilimento (circa duemilacinquecento addetti), già escluse dalla rotazione sulla cassa integrazione. 2)      Una media di quattro/cinque giorni lavorativi al mese. Nelle dichiarazioni dei sindacalisti si afferma che in alcuni […]
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Redazione di Operai Contro,

Il testo dell’accordo sui contratti di solidarietà alla FIAT di Pomigliano non è ancora stato reso pubblico, si attende un ultimo incontro per il 28 marzo. Stando alle dichiarazioni, confuse, dei sindacalisti che lo hanno firmato, sappiamo che esso prevede:

1)      La rotazione di duemila operai su ottocento posti di lavoro. Completamente escluso dalla rotazione il montaggio e buona parte dello stampaggio, le parti strategiche dello stabilimento (circa duemilacinquecento addetti), già escluse dalla rotazione sulla cassa integrazione.

2)      Una media di quattro/cinque giorni lavorativi al mese. Nelle dichiarazioni dei sindacalisti si afferma che in alcuni settori si lavorerà anche “solo due giorni” in altri anche dieci.

3)      Salari medi di milleduecento euro, di cui ottocento dividendo le retribuzioni degli ottocento posti disponibili e circa quattrocento come contributo pubblico, legato (forse) a dei percorsi di “formazione”. Come si evince dalle dichiarazioni, anche le retribuzioni saranno molto differenziate, comunque mediamente superiori alla retribuzione della cassa integrazione”.

4)      I contratti dureranno dodici mesi, come la cassa integrazione in deroga che hanno sostituito.

Quando l’accordo ufficiale sarà reso pubblico vedremo con più precisione. Le cose, però, già appaiono chiare nelle linee fondamentali.

Lo stato risparmia circa la metà rispetto alla cassa integrazione in deroga.

La FIAT continua a pagare solo ottocento salari come prima, ma in virtù della rotazione, avendo sempre a disposizione operai non logorati dalla quotidiana fatica di fabbrica, potrà applicare pesantissimi carichi di lavoro.

Duemila operai fanno il “sacrificio” di dividersi tra loro i salari per soli ottocento.

L’azienda non ci perde nulla, lo stato risparmia la metà, gli operai sono gli unici che ci perdono.

La FIAT ha comunque dovuto fare una mediazione. Nella sostanza, aveva già deciso di non far rientrare più in fabbrica i millequattrocento operai da anni in cassa integrazione a zero ore, ora li ha riportati nello stabilimento e ributtarli fuori sarà più complicato di prima. Perché ha deciso di mediare? Evidentemente perché la crisi è ancora più grave di quello che appare. Le casse pubbliche sono vuote e i politici cercano di salvare prima di tutto i loro portafogli, quelli dei loro portaborse, dei tecnici e dei dirigenti pubblici. Pagare una miseria agli operai per farli sopravvivere mentre sono tenuti forzatamente a casa è diventato troppo “dispendioso”. D’altra parte, buttarli direttamente in mezzo alla strada non è una cosa meno difficile. Con questi chiari di luna, basta una scintilla per far esplodere la rivolta sociale e i millequattrocento della Fiat di Pomigliano in cassa a zero ore, a cui si aggiungono i 316 di Nola e i settecento ex Ergom, non avrebbero accettato in silenzio di diventare disoccupati ufficiali. Ora il fronte è stato diviso, dei 316 non si parla più e neanche dei settecento ex Ergom, tutti esclusi dai contratti di solidarietà.

Si è quindi scelto il male minore. Questo dimostra che le vie d’uscita per i padroni e i loro servi della politica diventano sempre più strette e costoro cominciano a dare i primi segnali di cedimento. Tenere sotto controllo una massa operaia da anni dispersa sul territorio che ora viene di nuovo intruppata in fabbrica non sarà una cosa semplice e non basteranno certo i ricatti legati alla distribuzione clientelare delle giornate di presenza in fabbrica a tenerla a freno.

Sezione AsLO di Napoli

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