LA NAPINO AUTO E GLI OPERAI DEL SETTORE ELETTRONICO

A distanza di due anni, gli Operai della NAPINO AUTO ricordano come l’occupazione e la conseguente lotta in fabbrica sono state influenzate dagli eventi registrati alla MARUTI SUZUKI di Manesar. (tradotto dal FMS 303 del settembre 2013)   LA NAPINO AUTO E GLI OPERAI DEL SETTORE ELETTRONICO Sono presenti 800 Operai che lavorano su tre turni, producendo i principali cablaggi per le moto HERO e per le auto MARUTI SUZUKI, più componenti elettroniche in parte per HERO ed in parte destinate all’esportazione.   L’OCCUPAZIONE DELLA FABBRICA DEL 2010 Nei mesi di maggio-giugno 2010 durante il primo turno, dopo avere commesso un piccolo errore, […]
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A distanza di due anni, gli Operai della NAPINO AUTO ricordano come l’occupazione e la conseguente lotta in fabbrica sono state influenzate dagli eventi registrati alla MARUTI SUZUKI di Manesar.

(tradotto dal FMS 303 del settembre 2013)


 

LA NAPINO AUTO E GLI OPERAI DEL SETTORE ELETTRONICO


Sono presenti 800 Operai che lavorano su tre turni, producendo i principali cablaggi per le moto HERO e per le auto MARUTI SUZUKI, più componenti elettroniche in parte per HERO ed in parte destinate all’esportazione.


 

L’OCCUPAZIONE DELLA FABBRICA DEL 2010


Nei mesi di maggio-giugno 2010 durante il primo turno, dopo avere commesso un piccolo errore, un Operaio è stato costretto a restare in piedi per lungo tempo presso sotto il sole ed un dirigente gli ha tirato l’orecchio fino a farlo accasciare. In risposta a ciò gli Operai del reparto cablaggi hanno interrotto il lavoro, raggiungendo il piano superiore e facendo fermare i colleghi dell’elettronica; insieme poi si sono seduti per terra rifiutando il cibo ed il tè che gli era stato offerto: la società ha quindi chiuso la mensa. Alle 14.30 gli Operai del primo turno rifiutano di lasciare la fabbrica; il padrone ha fermato l’ingresso di metà degli Operai del secondo turno. Gli occupanti sono rimasti barricati per quattro giorni, e 100 Operaie del primo turno sono rimaste in solidarietà coi colleghi uomini, non partecipando solo la notte, per portare cibo preparato da solidali esterni. Gli Operai erano uniti e dividevano equamente il cibo. Al quinto giorno il Dipartimento del Lavoro li ha convocati, chiedendo di parlare con cinque rappresentanti, mentre il padrone prometteva che simili episodi di repressione non avrebbero più avuto luogo. Quando gli Operai hanno sostenuto l’insufficienza del salario rivendicando un aumento, il padrone ha risposto che avrebbe preferito chiudere la fabbrica che concedere un paisa (un centesimo di rupia, ndt) in più. Dopo insistenze, si è raggiunto l’accordo di un aumento di 3500 rupie in 3 anni, ma con un gravoso incremento dell’obiettivo di produzione, a tutt’oggi comunque non ancora raggiunto.


IL BLOCCO DELLA FABBRICA DEL 2011


Il padrone si prepara per una contromossa: ha concesso un aumento di 500 rupie ad alcuni singoli Operai e promesso di stabilizzargli il contratto, dichiarandosi inoltre disposto ad assumere altre 400 persone da fuori; nel frattempo la polizia presidia l’area. A seguito di futili inconvenienti, vengono cacciati 100 Operai dei più combattivi, così a maggio 2011 il primo turno entra in sciopero. La polizia interviene cacciando con la forza il picchetto mentre il padrone impedisce a quelli del secondo turno di entrare, preferendo i 400 crumiri esterni. Gli Operai hanno quindi proseguito lo sciopero dall’esterno per 8-9 giorni: 150 dei più combattivi di loro sono stati licenziati, insieme ai 400 al termine dell’agitazione. Gli Operai a tempo indeterminato hanno percaepito una somma compresa tra 20000 e 25000 rupie.


 

Durante i 13 giorni di occupazione alla MARUTI SUZUKI di Manesar, NAPINO AUTO ha tenuto chiuso il suo stabilimento. Dodici Operai che non avevano ancora percepito la liquidazione si sono recati presso il Dipartimento del Lavoro contestando il licenziamento: qui hanno incontrato un sindacalista il quale ha proposto l’adesione operaia presso NAPINO, dando il via ad incontri segreti con gli Operai ancora impiegati; solo dopo avere raggiunto il 90% di adesione, i dodici hanno fatto richiesta di adesione a Chandigarh. Il padronato ha risposto che i dodici avevano terminato il proprio contratto.

Quando la lotta alla MARUTI SUZUKI si intensifica tra settembre ed ottobre 2011, circa 400 Operai ed Operaie della NAPINO AUTO si sono recati tre, quattro volte in visita ai colleghi; a marzo 2012 i dodici Operai ripropongono i moduli di adesione sindacale; a maggio 2011 il 90% degli Operai ha cominciato ad indossare una fascia nera al braccio per chiedere il reintegro dei licenziati, rifiutando di fare straordinari, mentre normalmente effettuano 150 ore supplementari al mese pagate come ordinarie anzichè doppie come previsto dalla legge.


IMPATTO DEGLI AVVENIMENTI DEL 18 LUGLIO 2012


Il 18 luglio 2012 al culmine della rivolta in MARUTI SUZUKI, 100 dirigenti sono stati ricoverati e la fabbrica è stata chiusa. Il padrone alla NAPINO era molto preoccupato e le trattative sono ripartite: ad agosto 2012 tutti i licenziati del maggio 2011 sono stati riassunti insieme a 50-60 precari aggiuntivi che avevano già avuto precedente esperienza, inquadrati per un anno come apprendisti. Quindici degli Operai assunti attraverso gli appaltatori di NAPINO sono stati assunti come apprendisti per tre anni.


L’ADESIONE AL SINDACATO ED IL RAPPORTO CONFLITTUALE NEL 2013


Ad ottobre 2012 il sindacato è entrato in fabbrica; il padrone non ha risposto ai solleciti per due-tre mesi, ed a novembre ha assunto 51 Operai con un appaltatore permanente; a seguito degli eventi di luglio 2012 il padrone ha minacciato gli Operai. In preparazione allo sciopero generale nazionale, 500 Operai di NAPINO hanno preso parte ad un evento a Faridabad il 6 febbraio 2013, consegnando un memorandum al Ministro del Lavoro. Il 20 febbraio la produzione accelera in fabbrica; quando partono le agitazioni a Noida il padrone mette in ferie gli Operai per il 21 febbraio (un giovedì) comandando il rientro per la domenica, incassando però un secco rifiuto. Il sindacato ha risposto che con l’azienda era in atto una controversia formale, chiedendo il rientro al lavoro per la domenica; partono le trattative presso il Dipartimento del Lavoro, ma dopo dieci giorni le questioni restano irrisolte. Il sindacato chiede agli Operai di indossare una fascia nera al braccio dal 26 agosto in poi, senza però avere benefici di ritorno; dopo l’infruttuoso incontro del 29 agosto, il giorno successivo il sindacato dà l’ultimatum di 5 giorni.

Da marzo 2012 su 800 Operai, 631 pagano 100 rupie al sindacato. I 325 assunti dai contraenti hanno dato 100 rupie al mese senza avere formalizzato l’iscrizione: solo 306 sono ufficialmente iscritti. Il portavoce ha affermato che gli aumenti salariali “saranno uguali per tutti e si firmeranno contratti a tempo indeterminato” e che i negoziati “sono stati positivi”. Ma la leadership delle trattative con NAPINO AUTO passa attraverso un dirigente sindacale presso HONDA e tutti conoscono le relazioni tra Operai organici ed in appalto in HONDA. Sappiamo cosa fa HONDA nelle sue fabbriche. Alla NAPINO il padrone teme più gli assunti tramite appaltatore che non i suoi Operai. La vertenza riguarda un aumento di 25000 rupie in tre anni, ma ikl padrone si impegna solo per 8200. Gli Operai assunti dai contraenti sanno che l’aumento per loro sarà minore, ed hanno deciso che se sarà inferiore alle 7000 rupie manderanno a quel paese il sindacato, costringendo da soli il padronato a sborsare, in un modo o nell’altro.

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