LA LOTTA AL TAV NON SI ARRESTA

Da ormai venti anni la popolazione della Valsusa lotta contro il progetto della linea ferroviaria Tav Torino-Lione. Un progetto devastante per il territorio, con tunnel in montagne contenenti amianto, il cui unico beneficio è il guadagno per i colossi multinazionali delle Ferrovie, Cmc, Impregilo e altri. In questi anni il popolo valsusino ha dato prova di fermezza contrastando con ogni mezzo la costruzione di questa inutile opera. Le forme di lotta sono state le più diverse e creative, dalle manifestazioni, ai presidi, ai blocchi dei cantieri, al boicottaggio dell’opera, sempre allargando il movimento al di fuori dei confini della […]
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Da ormai venti anni la popolazione della Valsusa lotta contro il progetto della linea ferroviaria Tav Torino-Lione. Un progetto devastante per il territorio, con tunnel in montagne contenenti amianto, il cui unico beneficio è il guadagno per i colossi multinazionali delle Ferrovie, Cmc, Impregilo e altri.

In questi anni il popolo valsusino ha dato prova di fermezza contrastando con ogni mezzo la costruzione di questa inutile opera. Le forme di lotta sono state le più diverse e creative, dalle manifestazioni, ai presidi, ai blocchi dei cantieri, al boicottaggio dell’opera, sempre allargando il movimento al di fuori dei confini della valle.

A questa lotta lo stato italiano ha risposto nei modi più duri con cariche ai manifestanti, distruzioni di presidi, militarizzazione del territorio con esercito e polizia che presidiano continuativamente i cantieri prima occupati dai No Tav e cercando di fiaccare la lotta intimidendo con denunce e arresti. Ad oggi sono più di 500 gli inquisiti dalla magistratura per azioni contro il Tav.

 

La repressione dello stato si è ultimamente concretizzata il 9 dicembre scorso con gli arresti di Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò accusati di un’azionedi sabotaggio avvenuta il 14 maggio scorso nel cantiere di Chiomonte, presidiato da militari e poliziotti. Ad essere incendiati quella notte furono un generatore, la cabina di alimentazione del ventolino di aerazione, alcuni cavi elettrici e dei tubi di prolunga. Tutte attrezzature atte alla realizzazione del cunicolo esplorativo, il cui danneggiamento ostacola o rallenta concretamente il proseguimento dei lavori. Un atto tutt’altro che indiscriminato, come vogliono far passare i Pm Padalino e Rinaudo, che afferma direttamente il proprio obiettivo.

Ma la repressione dello stato ha fatto un salto di qualità:

in merito a questa azione di sabotaggio, effettuata contro cose e non contro persone, l’accusa ai 4 No Tav è di terrorismo, ovvero di aver attentato all’incolumità fisica delle persone addette alla costruzione del tunnel, usando l’art. 270 del cod. penale, definito ai tempi del fascismo nel codice Rocco, comma sexies, adottato con il pacchetto Pisanu nel 2005, con pene che possono arrivare a 26 anni di carcere. Con questo comma, utilizzato per la prima volta in una operazione repressiva in Italia, si utilizza la motivazione che opporsi alla costruzione del Tav Torino-Lione arrecherebbe “un grave danno all’Italia e all’Unione Europea” e considerando il Tav come opera “di interesse strategico nazionale”. Tutti argomenti contenuti appunto nel comma sexies dell’art. 270. Per i Pm Rinaudo e Padalino un articolo del cod. penale che cade a fagiolo per la repressione del movimento No tav e assestare un colpo definitivo all’opposizione al progetto e far sì che i potentati economici legati all’opera continuino nella devastazione ambientale e sociale della Valsusa.

 

Quindi per lo stato italiano chi si oppone ai suoi progetti è un terrorista e con questi arresti il segnale è lanciato non solo contro il movimento No Tav, ma contro tutti quei movimenti popolari (dal Muos, alle lotte contro la costruzione di inceneritori o altro) che si oppongono fieramente contro le devastazioni del proprio territorio.

 

LIBERTA’ PER CHIARA, CLAUDIO, NICCOLO’ E MATTIA

 

TERRORISTA E’ IL TAV

21 febbraio h.18 dietro coin piazzale zorzetto a Mestre presidio  

Collettivo Tuttinpiedi Tuttinpiedi@gmail.com

f.i.p via Fusinato, 5

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