NATUZZI: GLI OPERAI BLOCCANO I CANCELLI

Redazione di Operai Contro, Alcune centinaia di operai della Natuzzi hanno bloccato per due giorni e una notte i cancelli degli stabilimenti di Jesce 1 a Santeramo in Colle e di Laterza. In protesta e con rabbia perché l’azienda ha deciso di mettere alcune centinaia di operai in cassa integrazione guadagni straordinaria a zero ore, peraltro scegliendo a proprio piacimento chi cassintegrare. Una rabbia esasperata dalla notizia che il vertice che avrebbe dovuto tenersi venerdì 14 febbraio presso il Mise a Roma era saltato e rinviato a data da destinarsi. L’azienda però, per prendere tempo, ha astutamente consentito a […]
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Redazione di Operai Contro,

Alcune centinaia di operai della Natuzzi hanno bloccato per due giorni e una notte i cancelli degli stabilimenti di Jesce 1 a Santeramo in Colle e di Laterza. In protesta e con rabbia perché l’azienda ha deciso di mettere alcune centinaia di operai in cassa integrazione guadagni straordinaria a zero ore, peraltro scegliendo a proprio piacimento chi cassintegrare. Una rabbia esasperata dalla notizia che il vertice che avrebbe dovuto tenersi venerdì 14 febbraio presso il Mise a Roma era saltato e rinviato a data da destinarsi.

L’azienda però, per prendere tempo, ha astutamente consentito a partecipare a un vertice in Regione con i sindacati, a patto che questi rimuovessero i blocchi ai cancelli degli stabilimenti. E i sindacati, in prima fila la Fillea Cgil, le sono corsi dietro con la loro consueta azione di pompieraggio, spiegando agli operai che l’apertura da parte dell’azienda potrebbe far sperare in un incontro con risultati positivi. Davanti ai cancelli è rimasto un presidio simbolico, pronto a riprendere il blocco di mezzi e persone in ogni momento.

La Cigs è il risultato dello scellerato accordo che Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal Uil hanno sottoscritto presso i ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro il 10 ottobre 2013 con la Natuzzi. Accordo per la cui firma, secondo i sindacati, gli operai si sarebbero espressi a favore nelle assemblee sindacali convocate in precedenza, con oltre il 90% dei consensi. “Niente di più falso, – chiarisce l’operaio Felice Di Leo, – negli stabilimenti non c’è stata nessuna votazione e pressoché tutti gli intervenuti durante le assemblee hanno espresso parere negativo. Anzi quel pessimo accordo è la logica conseguenza dell’atteggiamento di resa che i sindacati hanno assunto dopo la prima decade di luglio, quando si sono assunti la responsabilità di rifiutare ogni richiesta proveniente dagli operai di intensificare la lotta contro gli esuberi dichiarati. Mentre, viceversa, l’azienda ha mantenuto aperte le procedure di mobilità, consapevole che il trascorrere del tempo giocava tutto a suo favore. Dunque, si è lasciato che la Natuzzi conducesse le trattative con, sul tavolo, puntata la pistola dei licenziamenti”.

In base all’accordo, a essere estromessi dal ciclo produttivo saranno 1.800 unità, quindi un numero maggiore delle 1.726 per cui erano state avviate le procedure secondo la legge 223/1991 e potranno aumentare fino a un massimo di 2.000. “Queste, sempre in base all’accordo supinamente accettato dai sindacati senza consultare gli operai, verranno collocati in Cigs a zero ore, secondo una selezione sostanzialmente aziendalista. Su quest’ultimo punto, tuttavia, non c’è niente di nuovo, considerando che è dal 2004 che i sindacati firmano accordi di cassa integrazione con simili contenuti”.

 

Natuzzi si prefissa di ritornare a competere sul mercato mondiale dei divani puntando sulla riduzione del numero di operai impiegati e sull’aumento della produttività e sulla riduzione del costo del lavoro di coloro che rimarranno. Oggi licenzia per domani riassumere un numero esiguo di operai, quelli necessari per lanciare la New Co. che dovrebbe operare con il rientro di commesse attualmente prodotte in Romania. In realtà questa è una mossa strategica per attingere cospicuamente ai 101 milioni di euro messi a disposizione dalle istituzioni attraverso l’accordo di programma dell’8 febbraio 2013, per chi assume personale collocato in Cigs e nelle liste di mobilità o di disoccupazione, nell’ex bacino del mobile imbottito fra Puglia e Basilicata.

 

“Natuzzi – conferma Di Leo – è molto interessato a questi soldi, ma per usufruirne dovrebbe assumere, non dichiarare esuberi. Da qui, allora, si inizia a comprendere le motivazioni che spingono ad attivarsi in favore di una nuova società, a cui sarà sufficiente riprendere anche solo una parte dei cassintegrati per attingere al fondo sopra citato. Inoltre, a coloro che eventualmente fossero assunti dalla futura New Co. si potrà tranquillamente applicare un contratto di lavoro d’ingresso, senza riconoscere gli avanzamenti retributivi maturati in passato. D’altronde, le premesse sono che devono competere con i loro colleghi rumeni, si può allora provare a immaginare quali saranno le prossime condizioni di vita per gli operai”.

Gli operai hanno dunque necessità di organizzarsi e tutelarsi dagli accordi che i sindacati stipulano sulla loro pelle e a loro danno. Sembra un paradosso, ma non lo è!

SALUTI OPERAI DALLA PUGLIA

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