MANIFESTAZIONE CONTRO LE CHIUSURE DEGLI OSPEDALI IN PROVINCIA DI ENNA

Redazione di operai contro, Il 4/2/ 2014 a Leonforte, in provincia di Enna, si è tenuta una manifestazione, con ampia partecipazione popolare, contro il ridimensionamento dell’ospedale di Leonforte. Diverse migliaia di persone si sono riversate per le strade, per l’occasione le attività commerciali hanno abbassato le saracinesche in solidarietà con i manifestanti. Si contesta la chiusura di alcuni reparti chiave del nosocomio leonfortese, in particolare la chirurgia, che preluderebbe ad forte ridimensionamento dell’ospedale, in un territorio dove già ci sono stati, in passato, forti ridimensionamenti dell’assistenza sanitaria. Quella di martedì è stata una manifestazione “ufficiale” che ha visto la […]
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Redazione di operai contro,

Il 4/2/ 2014 a Leonforte, in provincia di Enna, si è tenuta una manifestazione, con ampia partecipazione popolare, contro il ridimensionamento dell’ospedale di Leonforte. Diverse migliaia di persone si sono riversate per le strade, per l’occasione le attività commerciali hanno abbassato le saracinesche in solidarietà con i manifestanti. Si contesta la chiusura di alcuni reparti chiave del nosocomio leonfortese, in particolare la chirurgia, che preluderebbe ad forte ridimensionamento dell’ospedale, in un territorio dove già ci sono stati, in passato, forti ridimensionamenti dell’assistenza sanitaria. Quella di martedì è stata una manifestazione “ufficiale” che ha visto la partecipazione anche delle istituzioni, di tutti i sindaci dei paesi limitrofi, degli studenti di tutte le scuole e si è conclusa con la partecipazione, sul palco, della Deputata Regionale Borsellino che ha concluso la manifestazione. Certo fa un po’ senso vedere la classe politica locale tutta insieme a sostenere la giusta, causa della non chiusura dell’ospedale, ma non bisogna storcere il naso, le proteste di popolo vanno sostenute comunque perché creano aggregazione. Questo, però, non ci deve impedire di fare le opportune analisi dei fatti, controcorrente. Perché queste manifestazioni servono anche per insabbiare le responsabilità dello stato di cose. Sembra che i deficit sanitari che affliggono la maggior parte delle regioni italiane, siano dovuti a un’oscura fatalità, mai nessuno analizza le cause di questi disastri. In effetti, l’aspetto che più risalta agli occhi è la mancanza di trasparenza, quando si parla di deficit in genere. Al massimo si conosce l’ammontare globale del disavanzo, mai nessuno mostra la sua struttura o origine. Un caso? Non proprio, non conviene far sapere come si spendono i soldi pubblici, si scoprirebbero tante magagne, non è opportuno!

In realtà, nelle economie strutturalmente più fragili, come quella siciliana, ma anche quella calabrese o campana, la spesa sanitaria rappresenta una ghiotta occasione per spartirsi la torta e arricchirsi alle spalle dei cittadini. Poi, quando i conti non tornano, a pagare devono essere i poveri cristi con la riduzione dei servizi. E la Sicilia non ha fatto eccezione a questa regola, anzi! Per decenni speculatori senza scrupoli, con intrallazzi assolutamente opachi, si sono arricchiti per gestire la spesa sanitaria, soprattutto nella costruzione degli ospedali, ma anche nella gestione delle cliniche e strutture convenzionate. Quanti ospedali sono stati costruiti risparmiando sui materiali, leggi calcestruzzo depotenziato?  Quante strutture sono state costruite non tenendo conto del territorio e delle sue esigenze, sperperando denaro pubblico? Anche l’ospedale di Leonforte è stato, probabilmente, costruito con cemento depotenziato, qualcuno ha pagato per questo? Eppure nelle opere pubbliche si dovrebbe conoscere vita morte e miracoli delle ditte appaltanti e dei direttori dei lavori. Quanti casi analoghi esistono in Sicilia? Perché a pagare, devono essere i cittadini?

Questo, però, è solo un aspetto della spesa sanitaria, cosa dire di tutte le opportunità di arricchimento offerte, in vario modo alle ditte farmaceutiche, alle cliniche private e alle strutture convenzionate? Metteranno per caso mano al portafoglio tutti i personaggi che stanno dietro queste speculazioni? Le solite domande retoriche con cui diletto i miei lettori. Infine perché si permette l’uso di un’infinità di sostanze dannose, di cibi eccessivamente raffinati e pieni di pesticidi? Le ditte di agro farmaci hanno mai uscito un soldo per tutti i danni alla salute che hanno provocato?  Allora per ridurre la spesa sanitaria basterebbe garantire cibi sani, aria e acque pulite, ma questo comporterebbe la riduzione di profitto, e questo viene prima del diritto alla salute. Una società civile che si rispetti deve essere in grado di fornire la salute ed assistenza sanitaria a tutti i suoi membri, se  non riesce a farlo pur spendendo molto c’è qualcosa che non va! Il diritto alla salute va garantito a tutti, punto! Le altre chiacchiere stanno a zero.

 

Voglio, però, concludere affermando, con chiarezza, che il diritto alla salute deve essere garantito, con i fatti, ad ogni cittadino e questo è possibile solo se si garantiscono sul territorio le adeguate strutture di cura e si accorciano le liste di attesa. I cittadini non devono essere disposti a fare sacrifici, non sono loro i responsabili dei deficit sanitario. Ma per far valere le proprie ragioni possono non bastare le soliti processioni.

PIERO DEMARCO

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