515 mila lavoratori in cassa integrazione nel 2013

Redazione di Operai Contro, Sono oltre 515mila i lavoratori relegati per l’intero 2013 in cassa integrazione a zero ore, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig richieste e autorizzate. La CIG non è altro che un licenziamento La forzata astensione dal lavoro abbia inciso pesantemente sul salario, con la perdita complessiva di oltre 4.125 milioni di euro, ovvero 8 mila euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. I sindacalisti di CGIL-CISL-UIL e i padroni sono responsabili di questo massacro LOMBARDIA AL PRIMO POSTO – Quanto ai dati regionali,  il bilancio per le regioni del nord […]
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Redazione di Operai Contro,

Sono oltre 515mila i lavoratori relegati per l’intero 2013 in cassa integrazione a zero ore, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig richieste e autorizzate.

La CIG non è altro che un licenziamento

La forzata astensione dal lavoro abbia inciso pesantemente sul salario, con la perdita complessiva di oltre 4.125 milioni di euro, ovvero 8 mila euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore.

I sindacalisti di CGIL-CISL-UIL e i padroni sono responsabili di questo massacro

LOMBARDIA AL PRIMO POSTO – Quanto ai dati regionali,  il bilancio per le regioni del nord in termini di ricorso alla cassa integrazione nel 2013.

Al primo posto per ore di cig autorizzate c’è la Lombardia con 251.480.693 ore che corrispondono a 120.441 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore).

Segue il Piemonte con 129.388.178 ore per 61.968 lavoratori

Veneto con 108.188.370 ore di cig autorizzate per 51.814 lavoratori.

Nelle regioni del centro primeggia il Lazio con 76.931.505 ore che coinvolgono 36.845 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 63.165.512 ore per 30.252 lavoratori.

Operai la CIG non  è un favore, non è una vittoria

Un operaio cassintegrato

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1 Comment

  1. Sempar

    Anche quando il mutamento tecnico è del tipo di risparmio di capitale, ossia di capitale circolante connesso alle materie prime, o capitale fisso, vale a dire macchinari, indirettamente a monte si risparmia lavoro e quindi si contribuisce ad alimentare l’esercito di riserva dei lavoratori che è funzionale al controllo del mercato del lavoro e alla fissazione del livello dei salari.

    E fin qui, dal punto di vista delle imprese, dal punto di vista capitalistico, andrebbe tutto bene: si risparmia direttamente o indirettamente lavoro, si ricrea continuamente l’esercito di riserva e si continua ad avere la possibilità di controllare la determinazione del salario sul mercato del lavoro grazie all’esistenza dell’esercito di riserva.

    A questo punto però si innesta, secondo Marx, l’elemento di contraddizione. Cosa si intende per elemento di contraddizione? Il fatto che se da un lato questi meccanismi sono favorevoli al miglioramento del sistema capitalistico, dall’altro invece sono sfavorevoli perché creano una tendenza alla caduta del saggio di profitto nel lungo periodo.

    Marx contempla altre cause di crisi: quella chiamata delle «sproporzioni». L’idea di Marx è che il sistema economico capitalistico è un sistema anarchico, in cui la regolazione del sistema economico non è affidata alla pianificazione e pertanto non c’è nessuna ragione perché debba esservi sempre un equilibrio fra le quantità che vengono prodotte dalle imprese e le quantità che vengono domandate dal mercato.

    Fondamentalmente è l’incertezza del futuro che può generare questa sproporzione nel senso che se oggi un capitalista decide l’ammontare da produrre, i suoi progetti di investimento, non ha però alcuna certezza di poter trovare completamente sbocco alla propria produzione.

    E anche se le imprese fossero sicure che nel complesso la domanda delle merci non si discosta molto dalla produzione, quando poi si vanno a considerare le domande e le produzioni delle singole merci, nascono dei problemi. Se infatti nel complesso si verificasse l’ipotesi di equilibrio di domanda e di offerta, permane il problema di riuscire a fare in modo che le singole quote, le singole proporzioni di produzione, siano adeguate e proporzionate alla composizione della domanda. Se questo non succede, allora si verifica che in alcuni settori vi sarà un eccesso di domanda e in altri settori un difetto di domanda. Ma l’elemento rilevante è che uno stimolo iniziale di crisi, anche se in un solo settore, attraverso l’interdipendenza generale dell’economia dà luogo a processi duraturi che si estendono dal singolo settore in crisi agli altri settori.