TURCHIA: SCANDALO E SCONTRI

Redazione di Operai Contro, l’Italia è peggiore della Turchia. In Turchia i ministri che rubano sono costretti a dimettersi. In Italia il parlamento è pieno di ladri e amici dei padroni La giornata di Natale è stata convulsa per il governo turco e si è aperta con le triple dimissioni del ministro dell’Economia Zafer Caglayan, del ministro dell’Interno Muammer Guler e di quello dell’Ambiente e Urbanizzazione Erdogan Bayraktar. Tutti hanno lasciato l’incarico dopo che i loro figli sono finiti in manette in una `tangentopoli´ legata a licenze edilizie in aree urbane che finora ha portato all’arresto di oltre 50 […]
Condividi:

Redazione di Operai Contro,

l’Italia è peggiore della Turchia.

In Turchia i ministri che rubano sono costretti a dimettersi.

In Italia il parlamento è pieno di ladri e amici dei padroni

La giornata di Natale è stata convulsa per il governo turco e si è aperta con le triple dimissioni del ministro dell’Economia Zafer Caglayan, del ministro dell’Interno Muammer Guler e di quello dell’Ambiente e Urbanizzazione Erdogan Bayraktar. Tutti hanno lasciato l’incarico dopo che i loro figli sono finiti in manette in una `tangentopoli´ legata a licenze edilizie in aree urbane che finora ha portato all’arresto di oltre 50 persone, mentre a Istanbul circa 5.000 persone sono scese in piazza per protestare contro l’esecutivo e chiedere al premier di lasciare. «Lascio il mio posto perché possa essere fatta piena luce su questa ignobile operazione che coinvolge il nostro governo», scrive l’ex responsabile dell’Economia in un breve comunicato.

A Istanbul, polizia e manifestanti che chiedevano le dimissioni del premier turco Erdogan si sono scontrati: circa 5.000 persone sono scese in piazza qualche ora dopo le dimissioni dei tre ministri. Le forze dell’ordine hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti nel quartiere di Kadikoy, nella parte orientale della città. Proteste anche a Besiktas, nella zona europea di Istanbul.

Una vera e propria bufera per Erdogan a tre mesi dalle cruciali elezioni amministrative di marzo: sempre più in difficoltà per lo scandalo il «sultano» di Ankara è tornato nei giorni scorsi a denunciare, come fece all’epoca delle proteste di Gezi Park, un complotto internazionale per minare l’ascesa della Turchia e danneggiare il suo governo in vista del voto. Poi la decisione di cambiare la compagine governativa per allontanare il sospetto di proteggere uomini dell’esecutivo travolti dalle inchieste.

Sostituiti quindi i ministri dimissionari, sostituiti da Efkan Ala (Interni), Nihat Zeybekc (Economia) e Idris Gulluce (Ambiente). Ma rimpiazzati anche i titolari di dicasteri di peso come quello della Giustizia, dei Trasporti, della Famiglia e degli Affari europei. Quest’ultimo, Egemen Bagis, è stato citato dalla stampa tra le persone coinvolte nella tangentopoli che ha travolto l’esecutivo ma per il momento non è indagato dalla giustizia turca.
Già martedì però, rispondendo alle domande dei giornalisti, il presidente della Turchia Abdullah Gul aveva detto che i ministri coinvolti nello scandalo avrebbero dovuto essere rimossi dai loro incarichi.

Condividi:

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.