IL DEGRADO TERRITORIALE “ORDINARIO” DELLA PROVINCIA DI ENNA.

Redazione di Operai Contro, Al solito, dopo una catastrofe con morti, ci si dimentica di ciò che è avvenuto, con i morti si seppelliscono anche i problemi. Dei dissesti territoriali si tornerà a parlare con le prossime “calamità naturali”, le ferree leggi del giornalismo non si occupano dell’ordinario, di tutto di tutto ciò che sta in monte al disastro. Ancor meno si analizzano le cause di ciò che avviene. Nel periodo in cui i morti della Sardegna erano ancora caldi, si è sentito dire di tutto e il contrario di tutto: è colpa della mancata pulizia dei canali, della […]
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Redazione di Operai Contro,

Al solito, dopo una catastrofe con morti, ci si dimentica di ciò che è avvenuto, con i morti si seppelliscono anche i problemi. Dei dissesti territoriali si tornerà a parlare con le prossime “calamità naturali”, le ferree leggi del giornalismo non si occupano dell’ordinario, di tutto di tutto ciò che sta in monte al disastro. Ancor meno si analizzano le cause di ciò che avviene. Nel periodo in cui i morti della Sardegna erano ancora caldi, si è sentito dire di tutto e il contrario di tutto: è colpa della mancata pulizia dei canali, della mancata regimentazione delle acque piovane, delle costruzioni abusive, dell’abbandono del territorio. La colpa è anche dei cambiamenti climatici, della natura che si accanisce svuotando secchiate d’acqua in pochi giorni, sopra le capacità dei fiumi che straripano, stravolgono le opere umane, ma anche gli stessi uomini. Dopo alcuni giorni le emergenze diventano altre, i fatti di cronaca si prendono le pagine dei quotidiani, ed anche di questo telematico. In questo periodo del dissesto del territorio non se ne occupa più nessuno, è fuori luogo non c’è alcuna tragedia da raccontare. Solo a qualcuno più attento sarà rimasto impressa qualche scena tra i reportage passati dalla TV dove si vedevano delle case costruite sui cigli dei corsi d’acqua, tutte con regolare permesso, hanno tenuto a precisare gli autori dei servizi giornalistici. Allora sorge il dubbio che la natura c’entra ben poco, i fiumi fanno il loro mestiere, straripano quando hanno ricevano troppa acqua, se si rispettassero, non avrebbero motivo di accanirsi contro le opere umane.

Io non conosco la realtà della Sardegna, ma voglio raccontare dell’ordinario degrado della Provincia di Enna, dove vivo. Lo voglio fare adesso, non solo perché non ho avuto il tempo di farlo prima, ma anche perché mi rifiuto di farmi dettare l’agenda dall’opinione pubblica sui problemi a cui bisogna pensare. Anche questa è controinformazione, non pensare a “corrente alternata”, ma raccontare ciò che avviene attorno con costanza e determinazione, proprio per far evidenziare che le “calamità naturali” vengono da lontano, hanno le loro radici nelle ordinarie e straordinarie attività economiche. Molti potranno pensare: “ma con tutti i casini che ci sono adesso ci vieni a parlare di dissesto territoriale”, già è vero, ma bisogna riflettere che i danni, quando si verificano, non li pagano chi si è arricchito attraverso queste speculazioni , ma sono sempre a carico della collettività, e vengono pagati in termini di riduzione di servizi e disagi di ogni genere.

In realtà l’edilizia nel capitalismo assolve tante funzioni, ma forse la soddisfazione del bisogno abitativo è la meno importante. Attraverso la cementificazione si consumano merci prodotte da altre industrie e si smobilizzano immensi capitali che altrimenti rimerebbero inutilizzati e permettono guadagni, attraverso le rendite edilizie, inimmaginabili. Basta ricordare l’origine della ricchezza di Berlusconi e di tanti come lui. Così la pianificazione del territorio, con i piani regolatori non è altro che occasioni per “spartirsi il bottino”, attraverso la distruzione del territorio. Intanto ci saranno le istituzioni a proteggere gli interessi degli speculatori, basi pensare alla vergognosa sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo: ha condannato lo stato italiano a risarcire i Matarrese per la demolizione degli ecomostri di Punta Perotti a Bari! Si capisce quali diritti difendono i giudici europei, il diritto ad arricchirsi e speculare, anche distruggendo il territorio. E cosa dire della Bolla speculativa edilizia, una delle concause della crisi che stiamo attraversando?

Tutte queste mie affermazioni non sono gratuite ma sono documentate da un servizio fotografico che allego all’articolo, lascio al giudizio dei lettori la valutazione dello scempio compiuto. Ordinario e non abusivo. Sì perché si tratta di attività assolutamente legali con tanto di progetti e Piani Regolatori, i quali, comunemente, sono redatti non attraverso uno studio del territorio ma solo in conformità a interessi da spartire. Quante situazioni simili possono essere raccontate in Italia? Di chi è la responsabilità? Anche di ciascuno di noi nel momento in cui giriamo la testa dall’altra parte, disinteressandoci di ciò che avviene attorno. Il cambiamento non può calare dall’alto ma si deve costruire agendo sul territorio. Rifiutando la cultura della delega. Allora anche la difesa del territorio è un dovere rivoluzionario.

PIERO DEMARCO

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Una pratica molto in voga il taglio della collina! Colline destinate a sbriciolarsi. Sono state distrutte le aree verdi più importanti del paese di  Leonforte,  abbattendo anche querce e pini grandissimi. Adesso quando piove l’acqua non viene più trattenuta dalle colline  e si riversa copiosa verso il paese. È assurdo questo scempio, tutto assolutamente legale, se si pensa che negli ultimi anni vi è stato un notevole calo demografico. Inutile dire che il centro storico è in degrado e in abbandono.

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