La crisi? “Sta finendo …”

Redazione di Operai Contro, mentre la protesta dilaga perché la gente non ce la fa più, i politici mostrano qualche preoccupazione per la tenuta sociale, ma poi, governo in testa, si attaccano ai ridicoli +/-0,000001% del Pil per assicurare che la crisi sta finendo. I disoccupati aumentano, le fabbriche chiudono, le classi medie hanno finito di fare la bella vita e molti piccoli imprenditori fanno bancarotta, i giovani sono nelle piazze e attaccano i palazzi del potere, ma, tutti, devono portare pazienza: “sta finendo”. Sono 5 anni che “sta finendo”. Vale allora la pena vedere cosa bolle nella pentola […]
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Redazione di Operai Contro,

mentre la protesta dilaga perché la gente non ce la fa più, i politici mostrano qualche preoccupazione per la tenuta sociale, ma poi, governo in testa, si attaccano ai ridicoli +/-0,000001% del Pil per assicurare che la crisi sta finendo.

I disoccupati aumentano, le fabbriche chiudono, le classi medie hanno finito di fare la bella vita e molti piccoli imprenditori fanno bancarotta, i giovani sono nelle piazze e attaccano i palazzi del potere, ma, tutti, devono portare pazienza: “sta finendo”.

Sono 5 anni che “sta finendo”.

Vale allora la pena vedere cosa bolle nella pentola della grande crisi con una carrellata veloce per punti. Vederemo in seguito gli eventuali sviluppi.

  1. Sono tutti in attesa delle decisioni della Fed, la banca centrale americana. E’ attesa la fine dei suoi acquisti mensili (ben 85 Mld di dollari ogni mese) di titoli di qualsiasi natura con cui fornisce liquidità monetaria alle banche. In tutti questi anni della crisi il sistema del credito Usa non si è bloccato solo grazie alla facile “stampa” di denaro della Fed, il cosiddetto Quantitative Easing (QE). Non poteva andare in avanti in eterno e da adesso i commentatori economici avranno finalmente un nuovo argomento su cui discutere, il Tapering. Quando inizia? Sarà troppo presto, troppo tardi, di che entità …? Come discutere sull’andamento della sola febbre del malato senza sapere davvero cosa dire della malattia.
  2. In Europa gli aiuti da parte della Bce alle banche dal dicembre 2011 ha il nome di Ltro, Long Term Refinancing Operation, ovvero operazioni di rifinanziamento a lungo termine, tre anni. La sola differenza con il QE americano è che i titoli dati in garanzia non possono essere di qualsiasi natura, altrimenti le banche europee avrebbero scaricato sulla Bce quelli tossici che avevano comprato negli Usa, ma devono essere quelli “sicuri” che la Bce pubblica regolarmente in una lista, fondamentalmente fatta da titoli di stato europei. Così le banche hanno scaricato sulla Bce i titoli “sicuri” degli stati europei falliti come la Grecia e con il denaro fresco ottenuto hanno comprato nuove obbligazioni emesse dai propri governi. I profitti sono stati finora assicurati dalla differenza tra l’interesse irrisorio chiesto dalla Bce e quello più alto pagato dagli stati, come quello italiano, con debito pubblico elevato. Di fatto un finanziamento occulto, vietato dagli statuti della Bce, dei debiti degli stati membri della UE, passando per l’intermediazione delle banche private dei singoli paesi e che ha permesso a queste ultime di non finire a gambe all’aria nei momenti critici.I soliti commentatori economici ora si interrogano a cosa in fin dei conti è servito tutto ciò, a parte non far fallire le banche, visto che il giro di denari, Bce-banche-debiti degli stati e ritorno, non ha in alcun modo risolto i nodi cruciali della produzione industriale da cui la crisi è partita e ora rischia di ritornare. Alla domanda: ma perché le banche non prestano denaro al capitale industriale? Si fornisce la (non) risposta: perché se lo prestano tra loro e agli stati indebitati.
  3. Nel frattempo è stato chiesto alle varie banche, vista la calma (prima dell’ulteriore tempesta?) sui mercati finanziari, di fare i conti, controllare nei loro bilanci e vedere veramente cosa hanno in pancia di indigeribile, la liquidità alle varie scadenze e l’ammontare del loro capitale. Stress Test, viene chiamato. E’ saltato fuori che non c’è nessun pericolo. Ovviamente qualora il mercato non abbia intoppi e la fiducia sui debiti sovrani non venga più scossa. Se invece scoppiasse un’altra crisi finanziaria per qualche grossa banca in difficoltà, o per qualche nuovo stato che non fosse più in grado di ripagare i titoli in scadenza, allora ….Chi più chi meno, tutte le banche lavorano con un patrimonio proprio insignificante rispetto agli attivi presenti nei loro bilanci. Quindi nei momenti clou, che in questa grande crisi periodicamente si ripresentano, in cui la fiducia è scossa, regolarmente si scopre che non c’è bilancio sicuro in nessuna banca. Insomma i risultati dell’indagine sulle banche è la scoperta dell’acqua calda.
  4. Infine riportiamo la grande notizia, è di due giorni fa e fa parte degli stress test cui tutte le banche europee sono state sottoposte, un vero segnale che la crisi è finita. Le otto principali banche slovene hanno bisogno di “soli” 4,8 miliardi di euro, per il solito problema che attanaglia nella crisi le banche: “l’alto numero di crediti in sofferenza”. Ma non preoccupatevi, tutto quel denaro gli può essere fornito dallo stato sloveno che all’uopo aveva previsto fino a 5 miliardi e quindi potrà farvi fronte da solo.La ricapitalizzazione delle banche farà balzare il debito pubblico sloveno al 75,6% del Pil, e poi bisognerà trovare dei compratori di titoli pubblici per finanziarlo, ma si festeggia. Per il momento è scongiurato il sesto salvataggio di uno stato europeo. Il commissario agli affari economici, Olli Rehn, ha così commentato: «È una buona notizia che dimostra come la ripresa della zona euro sia solidamente in corso».

E’ proprio vero, la crisi sta finendo. Operai, disoccupati, portate pazienza.

Roberto

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