PER GLI INTERESSI DI CHI?

Risposta alla critica di FR ad Operai Contro. Ma sì, Operai contro non è nessuno e per fortuna FR si occupa di noi regalandoci un po’ di pubblicità. Grazie. Lo fa a nome e per conto di NO Austerity, una grande e simpatica organizzazione capace di grandi progetti e di grandi iniziative. Lasciamo a questi l’organizzazione di importanti lotte unitarie immaginarie contro le politiche di austerità e ci auguriamo che assumano nel loro spirito unitario, anche il capo del governo delle larghe intese Letta. Perché no se anche questo si è espresso duramente contro i talebani dell’austerità. C’è posto […]
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Risposta alla critica di FR ad Operai Contro.

Ma sì, Operai contro non è nessuno e per fortuna FR si occupa di noi regalandoci un po’ di pubblicità. Grazie.

Lo fa a nome e per conto di NO Austerity, una grande e simpatica organizzazione capace di grandi progetti e di grandi iniziative. Lasciamo a questi l’organizzazione di importanti lotte unitarie immaginarie contro le politiche di austerità e ci auguriamo che assumano nel loro spirito unitario, anche il capo del governo delle larghe intese Letta. Perché no se anche questo si è espresso duramente contro i talebani dell’austerità. C’è posto per tutti, fra i venditori di fumo della sinistra dei borghesi.

FR si lamenta del fatto che sulla rete si stia aprendo una discussione sui contenuti e le forme di lotta nella crisi. Ha paura che finalmente  anche se in modo approssimato, con qualche insulto, si inizi una verifica anche teorica delle posizioni di quanti si riempiono la bocca di alternative, di Comunismo, pur stando dietro partiti e capi politici che hanno gestito e collaborato a gestire anche dal governo lo sfruttamento e la sottomissione degli operai. FR si è trovato bene per tanti anni in Rifondazione di lotta e di governo e ora vuole insegnare qualcosa a noi operaisti settari.

La baldoria è finita, e povero FR quando metteremo mano ai programmi di No Austerity, di alternativa Comunista, anzi sarà divertente aspettare le prossime elezioni per vedere che tram prenderanno per conquistare un posto in qualche consiglio comunale.

Il nostro critico tira in ballo la vicenda di Tolan e della prima internazionale sostenendo che noi abbiamo la stessa posizione. Non è così, collaborano alla costituzione del partito operaio anche intellettuali e militanti non operai, ma quello che preme al nostro critico è togliere agli operai ogni  centralità sociale, ogni specifica capacità di costituirsi in partito, dobbiamo andare alla coda delle altre classi, dei maestri, degli impiegati rovinati.

Gli operai di Operai Contro per disgrazia di FR hanno studiato a lungo la storia della loro classe, ricordano con precisione che l’internazionale citata si denominava “Associazione Internazionale degli Operai” e che nel suo programma stava scritto “ l’emancipazione della classe operaia sarà opera degli operai stessi”.  Marx fu uno dei massimi teorici e dirigenti. Operaista. Anche il partito fondato da Lenin si chiamava Partito Operaio Socialdemocratico, anche lui operaista. Erano entrambi non operai, intellettuali che hanno speso tutta la loro vita e intelligenza alla costituzione di un partito di una classe determinata, la nostra. Nell’Italia dei fanfaroni, intellettuali del genere nemmeno a parlarne, siamo costretti a fare, almeno per ora, in proprio.

FR cerca nel suo piccolo di impedire che qualche intellettuale si schieri dalla nostra parte e come lo fa? Racconta che siamo così settari che lo scacceremmo dalle nostre sconosciute fila.

Noi sosteniamo che i proletari, i moderni operai, debbano costituirsi in partito indipendente. Stia attento FR questa è una citazione dai documenti della 1° internazionale, non l’attacchi prima di averla trovata e verificata.

Fra i facchini, i maestri, gli impiegati qualche differenza di approccio alla lotta contro i padroni c’è.

I facchini sono operai, anche per loro si pone la necessità di sentirsi parte di una classe e di contribuire al costituirsi di questa in partito politico, non per altro ma per non correre il rischio di farsi avvolgere nelle chiacchiere riformiste di qualche impiegatuccio fallito, per poi essere abbandonati ad una vita da schiavi.

Infine è chiaro l’intento furbesco di fomentare contro di noi  maestri, studenti,  dipendenti statali di cui però fanno parte anche operai. Ma non è facile, tanti sanno o intuiscono che se gli operai  iniziano un processo di lotta, di emancipazione per riscattarsi dalla loro condizione di schiavi moderni ciò acquista valore universale. Gli operai emancipando se stessi emancipano l’umanità, quello che non riusciremo a fare è emancipare FR dal suo rancorume contro di noi, stiamo diventando un ostacolo per gli esponenti della piccola borghesia rovinata che pensavano di diventare dirigenti dei movimenti di protesta tenendo gli operai al guinzaglio, contrattando così posti di sottogoverno. Ci dispiace, ma non sarà più possibile.

 

Operai Contro.

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Facebook Comments

1 Comment

  1. piero

    Vorrei partecipare al dibattito che si è aperto. Lo faccio come commento,e sostegno, a questo artico perchè su “Lettera dal presidio Jabil” c’è troppo affollamento, ma mi riferisco a quanto detto in quei commenti. Voglio fare delle semplici considerazioni:
    – Io non sono operaio, sono un’insegnante, sono iscritto all’ASLO e nessuno mi ha CACCIATO FUORI PER NON ESSERE OPERAIO.Il problema non è essere o non essere operai ma rifiutare una società basata sul profitto generato dal lavoro salariato. La mia adesione al mvimento si basa sulla convizione che anche il mio lavoro sarebbe diverso in una socità liberata dal lavoro alienato.
    – E’ giusta l’egemonia operaia che non toglie gli spazi a chiuque, sinceramente, rifiuta lo stato delle cose di questa società, ma si deve aver compreso la genesi della ricchezza. Il plus valore generato dal plus lavoro è sempre attuale e lo sarà fino a quando esiste il capitalismo.
    – Tutti i partiti sono, in teoria, interclassisti ma nei fatti difendono solo gli ineressi di pochi.
    – Su questo telematico ho pubblicato articoli che non ssono stati pubblicati su altri giornali anche di “sinistra”, allora dove sta il settarismo.
    – Se si vogliono sinceramente cambiare le cose si deve intervenire sul territorio senza fare tante storie ed inutili polemiche, cerando le alleanze con chi ci sta, senza porsi il problema di chi è più o meno comunista. La prassi deve prevalere sulla teoria, ma la deve anche guidare