Le lotte di resistenza nella crisi del capitale

Pubblichiamo per il dibattito Redazione di Operai Contro, Allego la replica del «Lato Cattivo» agli insulti del comunicato firmato SICobas (Come mosche sulla merda), ritenendo che quegli insulti non siano certo condivisi dalle compagne e dai compagni che in questi anni hanno partecipato e sostenuto le lotte del SICobas. Ma il problema non sono gli insulti. Il fatto grave è che il comunicato del SICobas fonda le sue accuse su una palese calunnia, dicendo che «Il Lato Cattivo» è contrario alle lotte economiche. È una gran balla! Le compagne e i compagni del «Lato Cattivo» erano ben presenti ai […]
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Pubblichiamo per il dibattito

Redazione di Operai Contro,

Allego la replica del «Lato Cattivo» agli insulti del comunicato firmato SICobas (Come mosche sulla merda), ritenendo che quegli insulti non siano certo condivisi dalle compagne e dai compagni che in questi anni hanno partecipato e sostenuto le lotte del SICobas.

Ma il problema non sono gli insulti. Il fatto grave è che il comunicato del SICobas fonda le sue accuse su una palese calunnia, dicendo che «Il Lato Cattivo» è contrario alle lotte economiche. È una gran balla! Le compagne e i compagni del «Lato Cattivo» erano ben presenti ai picchetti ad Anzola dell’Emilia, Granarolo ecc. … Ed è appunto sulla base di queste esperienze, maturate sul campo, che pongono un problema tanto semplice quanto spinoso: le lotte di resistenza nella crisi del capitale.

Da almeno un trentennio, contro i primi effetti della recessione (le ristrutturazioni), ci sono stati movimenti operai anche assai vasti che, tuttavia, una volta fermato il primo attacco alle condizioni di vita e di lavoro, dai licenziamenti allo smantellamento del welfare state, si arroccavano poi sulle posizioni acquisite, che il più delle volte non corrispondevano alla situazione precedente, ma a una situazione un po’ più arretrata, il meno peggio. E questa situazione di stallo dura fino al prossimo attacco, che a sua volta provoca risposte proletarie magari ancora più forti delle precedenti, ma che, inevitabilmente, finiscono per arroccarsi su posizioni ancora più arretrate.

Da quando la crisi è conclamata (2008), gli arretramenti si sono fatti precipitosi. Ma fino a che punto sarà possibile arretrare? E quando non sarà più possibile arretrare, che fare? Il nemico imporrà allora una resa senza condizioni. Nel frattempo, tutti coloro che speravano di salvare il loro piccolo benessere, i famosi ceti medi e qualche strato operaio privilegiato – ovvero gli agenti politici della logica del meno peggio – avranno fatto un deserto sociale, soffocando e reprimendo i focolai di ribellione proletaria, in nome del «buon senso». Dopo di che, la borghesia avrà campo libero per imporre il regime di sfruttamento e di oppressione che più le aggrada. E quel che avviene in Italia, avviene in modo più o meno intenso in tutti i Paesi del Mondo. Non c’è scampo.

Non ci vuol molto per capire che, di fronte a questa eventualità, non tanto remota (vedi l’ultimo rapporto Censis), se le lotte operaie restano chiuse nel mondo del lavoro, saranno destinate al fallimento, nonostante qualche effimero successo. La crisi colpisce l’insieme delle nostre condizioni di vita: la casa, la sanità, la scuola … per finire con il dissesto ambientale, basta un po’ di pioggia ed è subito disastro… Un bel contributo lo danno poi le grandi opere inutili e dannose (come il TAV, Expo ecc. ecc.), creando un dissesto a tutto vantaggio di speculatori e affaristi. O il Muos di Niscemi, dove dall’inquinamento ambientale emerge anche lo stretto rapporto tra imperialismo yankee e imperialismo italiano.

Vista l’aria grama che tira, i fronti di lotta sono in continua espansione, salvo poi rifluire, dal momento che viene meno una visione complessiva che leghi tutti i fili della resistenza proletaria. Certo, si può lottare in ordine sparso, ma poi bisogna colpire uniti. Solo così le lotte potranno maturare una prospettiva politica globale, che consentirà di uscire dalle secche del giorno per giorno e del meno peggio. Passando magari all’attacco …

Per esempio, nel settore della logistica, dove i facchini sono quasi tutti extracomunitari, è strategico legare le lotte alla richiesta del permesso di soggiorno per tutte e tutti, la chiusura di Cie e Cara, il sostegno a profughi e immigrati clandestini … ma anche questi piccoli passi sono ancora lontani. E allora, ben venga la riflessione del «Lato Cattivo»!

 ILC – risposta al SiCobas

Dino Erba, Milano, 7 dicembre 2013.

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1 Comment

  1. alanza53

    Dino ho già scritto su OPERAI CONTRO dei tradimenti consumati sulla pelle degli operai, portati avanti da PCI E CGIL. Parlare di tradimento è riduttivo, questi due soggetti non hanno mai messo in discussione l’ organizzazione sociale capitalista che si basa sullo sfruttamento dell’ uomo sull’ uomo; hanno portato avanti e coscientemente organizzato di fare conciliare l’inconciliabile mettendo sullo stesso piano sfruttati e sfruttatori. La famosa frase “siamo tutti sulla stessa barca” omettendo di dire che gli OPERAI SPUTAVANO SANGUE E SUDORE NELLE FABBRICHE E I PADRONI ANDAVANO IN CROCIERA. Le lotte economiche fatte nel passato sono state quelle che mi hanno fatto prendere coscienza di essere uno schiavo salariato: insieme a quelle lotte, con altri compagni, portavamo avanti la critica politica al sistema capitalista. Quando parlavamo di crisi del capitalismo solo gli operai più coscienti e sensibili condividevano i nostri documenti. Oggi la crisi sta mostrando il volto barbarico del capitalismo. Nelle fabbriche i padroni, complici i sindacati, hanno creato un clima di terrore, nonostante questo, gruppi di operai si organizzano e oltre alle lotte economiche portano avanti la critica politica contro il sistema e fanno la proposta di una organizzazione indipendente degli operai. La crisi colpisce tutti: piccola borghesia, ceti medi, ma soprattutto gli operai. Quando scrivi che viene meno una visione complessiva per me tocchi un nervo scoperto. Sono d’ accordo. Chi può colmare questo vuoto? Solo gli OPERAI, GLI UNICI ABITUATI ALLA LOTTA E AI SACRIFICI. “OPERAI CONTRO” e I COMPAGNI DELL'” ASLO” FANNO LA PROPOSTA DEL PARTITO OPERAIO; PORTIAMO QUESTA PROPOSTA IN TUTTE LE FABBRICHE. GLI OPERAI SANNO BENE CHE LO SCONTRO E’ INEVITABILE CONTRO I NOSTRI SFRUTTATORI; NON SIAMO DEGLI SPROVVEDUTI, NON SBATTEREMO LA PORTA IN FACCIA A NESSUNO, MA SIAMO ANCHE COSCIENTI CHE NON POSSIAMO ESSERE A RIMORCHIO DELLA PICCOLE BORGHESIA O DEGLI OPPORTUNISTI DI TURNO.