IL MOVIMENTO DEI FORCONI

Redazione di Operai Contro, I padroni delle campagne sono sul piede di guerra. Hanno organizzato un blocco dei tir sul Brennero e il 9 Novembre manifestazioni in tutta l’Italia per difendere l’agricoltura e l’allevamento nazionali. In pratica la difesa del Made in Italy è la difesa del loro portafoglio «La battaglia di Natale: scegli l’Italia» promossa da Coldiretti per difendere il settore dalle importazioni di bassa qualità spacciate come italiane  è iniziata. La bandiera vera è quella del nazionalismo. Ai padroni delle campagne non è bastato lo sfruttamento a morte degli immigrati e dei braccianti italiani. Nell’area di parcheggio […]
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Redazione di Operai Contro,

I padroni delle campagne sono sul piede di guerra. Hanno organizzato un blocco dei tir sul Brennero e il 9 Novembre manifestazioni in tutta l’Italia per difendere l’agricoltura e l’allevamento nazionali.

In pratica la difesa del Made in Italy è la difesa del loro portafoglio

«La battaglia di Natale: scegli l’Italia» promossa da Coldiretti per difendere il settore dalle importazioni di bassa qualità spacciate come italiane  è iniziata. La bandiera vera è quella del nazionalismo. Ai padroni delle campagne non è bastato lo sfruttamento a morte degli immigrati e dei braccianti italiani.

Nell’area di parcheggio «Brennero» al km 1 dell’autostrada del Brennero – direzione sud (Austria-Italia) scelta come campo base della protesta, con tanto di megatenda per preparare pasti e bevande calde, ci sono trattori e decine di pullman che nella notte hanno portato al valico gli imprenditori agricoli provenienti da tutta Italia.

Gli striscioni sono piuttosto espliciti: «615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina dalla Germania», «1 mozzarella su 4 è senza latte», «Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro», «Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate».

Con la crisi sono state chiuse in Italia 140mila (136.351) stalle ed aziende anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy.

È quanto emerge da un’ analisi Coldiretti su dati Unioncamere relativi ai primi nove mesi 2013 rispetto all’inizio della crisi nel 2007. Solo nell’ultimo anno – sottolinea la Coldiretti – sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati nelle campagne. «Stiamo svendendo un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che fa bene all’economia all’ambiente e alla salute», afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Oggi l’Italia, anche a causa delle importazioni di minor qualità – sottolinea la Coldiretti – produce appena il 70 per cento dei prodotti alimentari che consuma ed importa il 40 per cento del latte e carne, il 50 per cento del grano tenero destinato al pane, il 40 per cento del grano duro destinato alla pasta, il 20 per cento del mais e l’80 per cento della soia. Dall’inizio della crisi ad oggi le importazioni di prodotti agroalimentari dall’estero sono aumentate in valore del 22 per cento, secondo un’analisi di Coldiretti relativa al commercio estero nei primi otto mesi del 2013. Gli arrivi di carne di maiale sono cresciuti del 16 per cento, mentre le importazioni di cereali, «pronti a diventare pasta e riso spacciati per italiani», hanno segnato un boom (+45 per cento), con un +24 per cento per il grano e un +49 per cento per il riso. Aumenta anche l’import di latte, +26 per cento, «anch’esso destinato a diventare magicamente made in Italy». Netta pure la crescita delle importazioni di frutta e verdura, +33 per cento, con il pomodoro fresco che sovrasta tutti (+59 per cento).

I padroni delle campagne sono  arrabbiati con il governo, ma altri padroni Italiani sono quelli che utilizzano le merci importate. E’ uno scontro tra padroni che dimostra gli effetti della crisi.

Un bracciante

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