San Giovanni, sordo e cieco sfrattato dalla diocesi e multato se chiede aiuto

Redazione di Operai Contro, Francesco si fa molta pubblicità, ma la sua chiesa è sempre la stessa Ti invio un articolo Un pugliese di FRANCESCO TROTTA  SAN GIOVANNI ROTONDO – E’ lì sul sagrato di Santa Maria delle Grazie, la sua “nuova casa”, fin dal mattino. Ogni giorno. Con la pioggia, il sole e la neve. Ormai lo conoscono tutti nella zona. E’ il simbolo di una sofferenza muta. Occhialini su un volto avvezzo alla sofferenza, un giubbotto bianco – che con il freddo di questi giorni equivale al riparo di un lenzuolo piuttosto che di una coperta – […]
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Redazione di Operai Contro,

Francesco si fa molta pubblicità, ma la sua chiesa è sempre la stessa

Ti invio un articolo

Un pugliese

di FRANCESCO TROTTA 

SAN GIOVANNI ROTONDO – E’ lì sul sagrato di Santa Maria delle Grazie, la sua “nuova casa”, fin dal mattino. Ogni giorno. Con la pioggia, il sole e la neve. Ormai lo conoscono tutti nella zona. E’ il simbolo di una sofferenza muta. Occhialini su un volto avvezzo alla sofferenza, un giubbotto bianco – che con il freddo di questi giorni equivale al riparo di un lenzuolo piuttosto che di una coperta – a coprire un corpo tremante. La mano perennemente tesa a chiedere l’elemosina a passanti e devoti che alla spicciolata si infilano in chiesa.

C’è chi acconsente e chi tira dritto. Indossa abiti leggeri, pur se si è in profondo inverno. Suscita tenerezza solo a guardarlo. Una persona bisognosa di aiuto e di tutto: soldi, cibo, vestiario pesante. Questa è la situazione oggi di Emanuele D’Amico, uno sfortunato ragazzo di 33 anni, orfano di padre, che vive in un tugurio di 20 metri quadri nella vicina cittadina di San Marco in Lamis, per il quale paga un affitto all’Istituto Diocesano per il sostentamento del Clero di Foggia- Bovino. E che a causa delle sue precarie condizioni economiche sarà costretto a breve a lasciare.

L’obolo richiesto ai pellegrini “serve” in pratica a sfamarlo. Da tempo si aggira nei pressi del santuario. I proventi della questua sono magri. Se gli va bene (capita di rado) sono 5 euro; se gli va male in suo soccorso arrivano, vinti dalla pietà, i bar vicini che gli offrono un cappuccino caldo e un piatto di pasta.Il povero Emanuele percepisce una piccola pensione (è invalido al 100 per cento) in quanto sordo e quasi cieco.
Con quei soldi è costretto a pagare anche le multe che giocoforza – perché è vietato chiedere l’elemosina nei pressi della chiesa di Padre Pio e vicino al santuario- le forze dell’ordine (lo fanno a malincuore) sono costrette a comminargli. L’ultima volta – rivela – gli hanno sequestrato tre euro e cinquanta centesimi, a fronte di una multa molto più salata.

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