Ilva, bufera intercettazioni

Redazione di Operai Contro, le intercettazioni telefoniche dei delinquenti di MIMMO MAZZA TARANTO – Il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco? «Quanto di peggio ci poteva capitare». I controlli della Guardia di Finanza nello stabilimento? «Colpa di un colonnello a cui far venire un cagotto». Le interrogazioni della senatrice Adriana Poli Bortone sul caso benzoapirene? «Fatte da una ignorante». Stralci di telefonate di Fabio Riva, il vicepresidente di Riva Fire latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, da quando cioè i militari delle Fiamme Gialle bussarono – inutilmente – alla sua abitazione milanese per notificargli una ordinanza […]
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Redazione di Operai Contro,

le intercettazioni telefoniche dei delinquenti

di MIMMO MAZZA

TARANTO – Il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco? «Quanto di peggio ci poteva capitare». I controlli della Guardia di Finanza nello stabilimento? «Colpa di un colonnello a cui far venire un cagotto». Le interrogazioni della senatrice Adriana Poli Bortone sul caso benzoapirene? «Fatte da una ignorante».

Stralci di telefonate di Fabio Riva, il vicepresidente di Riva Fire latitante a Londra dal 26 novembre del 2012, da quando cioè i militari delle Fiamme Gialle bussarono – inutilmente – alla sua abitazione milanese per notificargli una ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, al falso, all’abuso d’ufficio e alla corruzione.

Intercettato dai finanzieri del gruppo di Taranto dal 13 aprile del 2010 al 9 novembre dello stesso anno, Fabio Riva riempie il relativo brogliaccio con 8392 file tra telefonate e sms. Gli unici due politici con i quali dialoga spesso sono il deputato Pdl Pietro Franzoso (scomparso tragicamente due anni fa) e il presidente della Provincia Gianni Florido (Pd), indagato per concussione nell’inchiesta «Ambiente svenduto» in quanto avrebbe fatto pressioni su due dirigenti dell’ente per convincerli, non riuscendoci, ad autorizzare due discariche chieste dall’Ilva, gli stessi impianti per i quali peraltro è giunto nelle settimane scorse il via libera del Governo Letta prima e del Parlamento poi.

Con il governatore Nichi Vendola, anch’egli destinatario dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dalla Procura di Taranto, Fabio Riva scambia solo due innocui sms il 21 luglio del 2010, a ridosso di una riunione tecnica convocata a Roma, sms con i quali Fabio Riva chiede al governatore di potergli parlare, dopo aver provato inutilmente a telefonargli, ottenendo per risposta un rinvio di 24 ore. Il vicepresidente di Riva Fire dialoga, invece, spesso al telefono con altri tre indagati dell’inchiesta sul disastro ambientale: l’avvocato amministrativista Fabio Perli, il responsabile delle pubbliche relazioni Girolamo Archinà e il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.

Il periodo di fuoco è quello che parte da giugno 2010, con la notifica della richiesta di incidente probatorio sulle emissioni del siderurgico, l’inizio della fine per la gestione Riva. La notifica giunge nei giorni resi complicati dall’emergenza benzoapirene, il potente cancerogeno sprigionato dalle cokerie dell’Ilva che viene rilevato in quantità oltre la norme al quartiere Tamburi, una emergenza superata il 13 agosto di quell’anno, con un decreto del governo Berlusconi che spostò al 2013 il termine imposto alle aziende per ridurre le emissioni di benzoapirene.

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