Edo Ronchi, sub-commissario dell’IlVA al servizio dell’assassino Riva

Redazione di Operai Contro, giocano con la pelle di noi operai e con quella degli abitanti di Taranto. un operaio dell’ILVA di BEPI MARTELLOTTA BARI – C’è un tempo per minacciare le proprie dimissioni e un tempo per rilanciare il proprio ruolo. Edo Ronchi, sub-commissario dell’Ilva, ha trovato il tempo per fare entrambe le cose. A poche ore dall’allarme lanciato al governo insieme al commissario Bondi sulla necessità di tempi più snelli per il risanamento, pena l’uscita di scena, eccolo tornare a riaffermare il proprio ruolo di sbucommissario in polemica col governatore Nichi Vendola, «reo» di aver ricostruito una […]
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Redazione di Operai Contro,

giocano con la pelle di noi operai e con quella degli abitanti di Taranto.

un operaio dell’ILVA

di BEPI MARTELLOTTA

BARI – C’è un tempo per minacciare le proprie dimissioni e un tempo per rilanciare il proprio ruolo. Edo Ronchi, sub-commissario dell’Ilva, ha trovato il tempo per fare entrambe le cose. A poche ore dall’allarme lanciato al governo insieme al commissario Bondi sulla necessità di tempi più snelli per il risanamento, pena l’uscita di scena, eccolo tornare a riaffermare il proprio ruolo di sbucommissario in polemica col governatore Nichi Vendola, «reo» di aver ricostruito una storia legislativa sulle emissioni dell’Ilva (quella degli ultimi 25 anni) a suo dire piena di «falsità».

Ammorbiditi i toni polemici, dopo che Vendola lo ha incalzato sulla riduzione di emissioni chiedendo al ministro la riapertura dell’Aia 2011 perché venga applicato il tetto di 0,1 nanogrammi a metro cubo per la diossina ai camini dell’Ilva, tetto che Ronchi sostiene sia applicabile dal lontano 1999, ecco il subcommissario rilanciare: «Volevo rassicurare il presidente Vendola che ha scritto al ministro Orlando perché, come avevo sostenuto, si applicasse all’Ilva la migliore tecnologia disponibile per abbattere le diossine a 0,1 ng. È già partito – annuncia – l’ordine per l’acquisto alla Siemens di 4 filtri a manica per un valore di circa 60 milioni di euro che sostituiranno gli attuali elettrofiltri dell’agglomerato portando, una volta resi operativi, ai valore delle emissioni di diossina a 0,1 ng». La notizia è decisamente positiva, ma fa anche chiarezza sui punti della discordia accesa tra Ronchi e Vendola. Contrariamente a quanto affermato dal primo, è la conferma che nonostante il suo decreto del ‘99 (che a suo dire stabiliva quel tetto di 0,1 ng/mc alle emissioni), ad oggi ancora non si è arrivati a rispettarlo. Ma è anche la conferma che solo oggi – Ronchi però non precisa effettivamente da quando – l’Ilva si mette nelle condizioni di applicare quella prescrizione in linea con le migliore tecnologie disponibili applicate in Europa. Prescrizione divenuta tale soltanto nel 2009 con la legge regionale approvata nel consiglio pugliese nel mentre, solo a partire dal 2011, la prima Aia (Autorizzazione integrata ambientale) nella storia dell’Ilva autorizzava valori più alti.

L’annuncio – ribadiamo – positivo arriva, inoltre, alla presenza di una nuova Aia (quella varata dal ministro Clini) che prevede 0,4 nanogrammi a metro cubo di diossina. L’innovazione tecnologica che Ronchi annuncia, dunque, consentirebbe all’Ilva di andare perfino oltre le prescrizioni in vigore, dopo decenni nei quali il limite consentito – questa la tesi sostenuta da Vendola sulla base dei decreti emessi dal governo dal ‘90 in poi – era di ben 10.000 nanogrammi per metro cubo. Alla Regione, bandite le polemiche, ora si ragiona sull’annuncio di Ronchi. Il governatore fa capire di avere ancora dubbi sull’iniziativa polemica sollevata da Ronchi sul tema giuridico: solo nel 2005 – ribadisce – sono arrivate le prime Linee guida per l’Aia (che si sarebbe materializzata 6 anni dopo) e e fosse vero il contrario (la tesi di Ronchi è che il suo decreto del ‘99 stabiliva le emissioni) vorrebbe dire che lo Stato ha omesso di fare i controlli di cui è competente per circa 14 anni. Ma a questo, l’annuncio del subcommissario sui nuovi filtri mette in agenda un nuovo tema: quello di applicare il tetto di 0,1 nanogrammi ai famigerati camini dell’I l va (l’imputato per eccellenza è il camino E312) e perché i nuovi limiti siano cogenti è necessario modificare l’Aia vigente stabilita dal ministro Clini (che fissa a 0,3 nanogrammi le emissioni di diossina). Soprattutto, chiariscono dall’entourage di Vendola, Ronchi deve dire con chiarezza da quando i nuovi limiti saranno effettivi, in modo da consentire alle Autorità competenti di monitorare. Da Taranto, intanto, si leva la voce della Onlus «Impatto Zero»: «A Vendola e Ronchi chiediamo di non accapigliarsi tra di loro ma di dire, in tutte le sedi, che sull’Ilva di Taranto per decenni c’è stato un “manto protettivo”» sorretto dalla politica e dalla burocrazia ministeriale.

ILVAOPERAIO

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