DOVE STA ANDANDO LA SCUOLA, STORIA DÌ UNA RESTAURAZIONE STRISCIANTE.

Redazione di Operai Contro, Siamo ormai al quarto anno di applicazione della riforma Gelmini, fra un anno sarà pienamente applicata e il vecchio ordinamento scolastico sarà definitivamente abbandonato, la riforma diventerà pienamente operativa e sfornerà i primi diplomati. È tempo allora di bilanci, controcorrenti. Sì perché della scuola non né parla più nessuno, con tutti i problemi che ci sono figuriamoci se i giornalisti si occupano di scuola dove “ I giochi sono fatti”. Eppure l’istruzione riguarda la formazione della maggioranza dei giovani, sarebbe importante monitorare l’effetto della famigerata riforma, ma questa è la democrazia borghese e della delega […]
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Redazione di Operai Contro,

Siamo ormai al quarto anno di applicazione della riforma Gelmini, fra un anno sarà pienamente applicata e il vecchio ordinamento scolastico sarà definitivamente abbandonato, la riforma diventerà pienamente operativa e sfornerà i primi diplomati. È tempo allora di bilanci, controcorrenti. Sì perché della scuola non né parla più nessuno, con tutti i problemi che ci sono figuriamoci se i giornalisti si occupano di scuola dove “ I giochi sono fatti”. Eppure l’istruzione riguarda la formazione della maggioranza dei giovani, sarebbe importante monitorare l’effetto della famigerata riforma, ma questa è la democrazia borghese e della delega dove i cambiamenti (sarebbe meglio dire le restaurazioni), sono attuati (o subiti?) sulla pelle dei cittadini senza dibattiti e discussioni.  Tra l’altro, non si comprende come non emergano agli onori della cronaca tutti i disastri sociali che il riordino scolastico ha lasciato alle spalle, segno che la borghesia, quando non è realmente contrastata, sa fare il suo mestiere, imponendo “democraticamente”i suoi modelli.

In realtà il riordino scolastico della Gelmini rientra in un quadro di trasformazioni dello stato e della società di stampo neoliberista, perseguito da decenni con metodo e determinazione. Quando non c’è una base sociale che si contrappone, la borghesia si riprende tutto ciò che è stato concesso dopo estenuanti lotte popolari. Con gli interessi. Chiaramente,però, non si procede in modo drastico ma, subdolamente, a piccole tappe, poco alla volta, per non creare scompiglio ed eccessivo malcontento. Alla fine ci si ritrova, non si sa come, senza diritti e libertà. Quello che sta avvenendo con le pensioni è emblematico, poco alla volta si rimarrà senza più il diritto, nei fatti, alla pensione. Lo stesso discorso può essere esteso per il diritto di sciopero, di ferie, di maternità, o di assistenza ai malati: chi è a conoscenza che questi periodi sono esclusi nel computo dell’anzianità pensionistica?

Dopo questa breve divagazione, però, ritorniamo al mondo della scuola. Il riordino della scuola e dell’università è stato un obiettivo da decenni perseguito, poco alla volta si è preparato il campo per riaffermare un modello di  scuola classista, più adatta ai nuovi tempi. I piccoli cambiamenti succeduti nel tempo sono andati in questa direzione. La ministro Gelmini ha avuto, in realtà, la strada spianata dai suoi predecessori per attuare la sua riforma. Così si è colta l’occasione per prendere più piccioni con una fava: diminuire il numero di lavoratori scolastici, a quindi le spese statali; riordinare i programmi in senso nozionistico; regolamentare l’accesso all’università, chiudendo, nei fatti, le porte alle classi popolari; erodere col tempo la democrazia della scuola; limitare, nei fatti, la libertà d’insegnamento, sancito anche dalla costituzione; favorire lo sviluppo delle scuole private, a spese di quella pubblica. Questi cambiamenti non si sono ancora del tutto compiuti, ma la direzione dove sta andando la scuola è chiara, per chi sa leggere tra i dati di fatto e non prende sul serio le chiacchiere dei ministri e dei vertici scolastici: riproporre il modello “gentiliano”, tra scuola “popolare”e i licei, l’istruzione che deve preparare le classi  dirigenti. Nei fatti, a ciclo restauratore concluso, solo da quest’ultimi si avrà accesso alle università. Infatti, anche se formalmente da tutti gli indirizzi di studi si può accedere alle facoltà, solo in pochi hanno la preparazione necessaria per superare la strette maglie dei test di ammissione.  L’obiettivo è chiaro, selezionare una classe dirigente fortemente  competitiva, priva di contaminazioni ideologiche pericolose ed educata ad “sano  individualismo”. Un’esagerazione? Allora basta spulciare tra i nuovi curriculi ed accorgersi che, per alcuni indirizzi di studi, si fanno meno ore di scienze che di religione! È tutto dire! Oppure sfogliare un libro di letteratura ed accorgersi dell’assoluta assenza di autori moderni progressisti. E che dire di come viene raccontata la Storia, altro che censura!

Adesso, però,analizziamo gli aspetti sociali, che sono devastanti: si ritiene che almeno quarantaduemila insegnanti, di ogni ordine e grado,saranno espulsi dalla scuola, per non parlare di tutti gli altri tagli in altre figure professionali, come il personale  Ata. Diversamente da altri settori produttivi, però, nella scuola non si è licenziato nessuno, per adesso! Semplicemente si è impedito il turnover, non rimpiazzando i pensionamenti. Sembra che questa riforma sia caduta a fagiolo. Un caso, mah. Ma dietro questi numeri ci sono storie di persone, famiglie con figli che sono rimaste senza impiego  e stentano  ad andare avanti. Nell’indifferenza generale. Anche perché, contemporaneamente all’attuazione  della riforma, si sono moltiplicati i concorsi, i corsi abilitanti, e si è ampliata enormemente la base precaria. Migliaia di persone sospese, un’assurda guerra tra poveri che predispone all’individualismo. La borghesia sa bene come educare i suoi figli. Solo la creazione di una società liberata dal lavoro alienato potrà dare la giusta dignità al lavoro dell’insegnante. Ed anche per questo serve il partito operaio.

PIERO DEMARCO

 

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