lettera dal presidio jabil

Lettera dal presidio Jabil. Una precisazione sull’identità dei presidianti Jabil. Sull’occupazione della fabbrica Jabil e sulla lunga resistenza degli operai per impedire al padrone di portare via impianti, prodotti finiti e componenti è stato scritto un libro: “Km 158, Jabil la fabbrica dimenticata”. In appendice al racconto si tirano i giudizi sui protagonisti della lotta. La domanda posta è: “E’ un conflitto di classe?”. La risposta che il sociologo riporta è che i presidianti della Jabil: “sul piano politico tendono a riferirsi alla figura del cittadino che a quella dell’operaio e del lavoratore”. Quindi secondo questo giudizio, gli operai […]
Condividi:

Lettera dal presidio Jabil.

Una precisazione sull’identità dei presidianti Jabil.

Sull’occupazione della fabbrica Jabil e sulla lunga resistenza degli operai per impedire al padrone di portare via impianti, prodotti finiti e componenti è stato scritto un libro: “Km 158, Jabil la fabbrica dimenticata”.

In appendice al racconto si tirano i giudizi sui protagonisti della lotta.

La domanda posta è: “E’ un conflitto di classe?”.

La risposta che il sociologo riporta è che i presidianti della Jabil: “sul piano politico tendono a riferirsi alla figura del cittadino che a quella dell’operaio e del lavoratore”. Quindi secondo questo giudizio, gli operai sarebbero soltanto dei cittadini indignati, come attualmente ce li presentano i mass media nei numerosissimi servizi, sia per il lavoro sia per le tasse, sia per la sicurezza contro gli extracomunitari ecc.

Un giudizio supportato dalle interviste diffuse in tutto il libro, per lo più ad una stessa persona e nell’immaginazione del giornalista diventa pensiero di massa.

Questa operaia si sente metalmeccanica piuttosto che operaia, in quanto la categoria dei metalmeccanici comprende anche chi disegna, chi progetta ecc. Infatti risponde: “Classe….cosa intendiamo? I metalmeccanici non sono una classe, me la dovrei inventare in questo momento…classe operaia è riduttivo, è come recintare persone che lavorano per vivere, come fai a recintare tutto nell’etichetta classe operaia?”

La cara operaia, che aspira a fare carriera, dovrebbe ricordare che anche il suo manager, il suo capo del personale, i dirigenti che l’hanno licenziata,”lavorano per vivere”. Il problema è sempre ed ancora come si lavora, per chi, e di conseguenza come si vive. Anche lo sfruttare gli operai è lavorare, richiede sforzo impegno…. Fra quelli che “lavorano per vivere”ci sono alcuni che possono “sopravvivere” solo se lavorano per far vivere bene, nei privilegi e nella ricchezza gli altri, altrimenti non c’è nemmeno il lavoro per loro. E la storia della Jabil insegna.

Ora questi “cittadini” che hanno diritto a sopravvivere, solo a condizione che il loro lavoro arricchisca altri e faccia star bene i loro leccapiedi, sono la classe degli operai. Tutti hanno interesse che questa realtà venga annacquata, nascosta e la nostra eroina ci si mette d’impegno.

In realtà l’occupazione della Jabil, è stata voluta e praticata dagli operai per rispondere alla scelta del padrone di chiudere la fabbrica con la complicità delle istituzioni. Un chiaro esempio di conflitto di classe davanti ad una fabbrica, non davanti ad un ufficio.

Di questi operai ne sono ancora presenti a presidiare e non si sentono affatto “recintati” se qualcuno li colloca all’interno della classe operaia.

P.S. L’operaia di cui sopra è invece bellamente sparita da otto mesi dal presidio, dopo un fallito tentativo di candidarsi al Parlamento.

Firmato: Francesco Galloro, delegato Rsu – Fiom e del presidio Jabil.

Cassina De’ Pecchi 5 novembre 2013.

Condividi:

Facebook Comments

10 Comments

  1. Ercole2

    Ottima riflessione ,gli opportunisti e i riformisti sono il vero cancro di questa società questa è la prima lotta che gli operai devono condurre instancabilmente per la propria emancipazione denunciamo apertamente sia nei posti di lavoro ,sia in piazza e in tutte le occasioni in cui ci è permesso di intervenire questi cani da guardia del capitale gentaglia fallita è infarcita di ideologia borghese che invocano il “riscatto sociale ” per il proprio tornaconto .

  2. Luigi Brambillaschi

    Comunicato di No Austerity coordinamento delle lotte
    A CHI GIOVA ISOLARE LA LOTTA OPERAIA DELLA JABIL?

    No Austerity è un coordinamento di varie realtà di lotta che raggruppa lavoratori del pubblico e del privato, sindacati, rsu, movimenti di lotta, collettivi studenteschi. L’obiettivo per cui è nato è quello di favorire l’unità delle lotte: siamo convinti che solo uniti possiamo vincere contro i padroni. La necessità di creare questo coordinamento nasce anche dalla constatazione che i padroni e le direzioni sindacali concertative fanno di tutto per frammentare e isolare le lotte, con l’effetto di indebolirle.

    Purtroppo, siamo costretti a constatare che non sono solo burocrati e padroni a remare contro l’unificazione delle lotte: atteggiamenti autoreferenziali, settari e microinteressi politici ostacolano la solidarietà di classe anche dall’interno delle lotte stesse. Un caso eclatante, che vogliamo denunciare in questo comunicato, riguarda la lotta alla Jabil di Cassina de’ Pecchi. Una lotta che da mesi No Austerity sostiene attivamente: lavoratrici e lavoratori Jabil collaborano con No Austerity e hanno partecipato alle nostre assemblee (locali e nazionali). La Rete di sostegno attivo Jabil-Nokia ha da tempo aderito a No Austerity: una Rete che, da anni, si batte per rafforzare la lotta del presidio Jabil promuovendo iniziative di solidarietà concreta.

    Tra le iniziative di questa Rete vi è la promozione di una cassa di resistenza per il presidio, finanziata prioritariamente attraverso la vendita di un libro scritto da Alessandro Braga, un giornalista che ha ricostruito la lotta alla Jabil, riportando testimonianze dirette dei protagonisti. Il libro in questione Km 158, Jabil la fabbrica dimenticata ha contribuito a far conoscere la lotta della Jabil, troppo presto dimenticata dai mass media. Soprattutto, è stato uno strumento utile per la cassa di resistenza, indispensabile per dare gambe alla lotta stessa. Per questo, le operaie e gli operai del presidio Jabil hanno apprezzato questa iniziativa.

    E’ con stupore che leggiamo un testo che circola in internet, pubblicato sul sito di Operai contro, nel quale Francesco Galloro, delegato rsu Fiom (in pensione) della Jabil, attacca pubblicamente proprio il libro Km 158: l’attacco è motivato, a suo dire, dal fatto che in appendice viene pubblicato un breve contributo di un sociologo, Loris Caruso, che si interroga, sulla base di un’inchiesta da lui svolta, sull’identificazione di classe dei protagonisti della lotta alla Jabil. Un contributo personale (che può essere condiviso o meno) di uno studioso che ha voluto partecipare a questa iniziativa di solidarietà. Tutto il resto del libro è una cronaca della lotta operaia alla Jabil, che giudichiamo puntuale e ben scritta. La domanda che ci poniamo è questa: la diffusione del libro Km 158 ha rafforzato o ha indebolito la lotta alla Jabil? Noi crediamo che l’abbia rafforzata, prima di tutto perché l’ha raccontata e fatta conoscere a tanti che non la conoscevano. In secondo luogo perché ha contribuito a creare una cassa di resistenza.

    Ma la cosa che giudichiamo più grave del comunicato di Galloro, e che respingiamo con sdegno, è l’attacco portato a una donna operaia del presidio, uno dei volti più noti di quella lotta (e il cui nome Galloro non ha nemmeno il coraggio di citare): Anna Lisa Minutillo. Vogliamo qui ricordare che le operaie della Jabil – che, riportando proprio le parole di Km 158, alla Jabil “rappresentano l’anima più agguerrita e determinata” – subiscono, in quanto donne in questa società, una doppia oppressione. Non solo, come gli altri operai, sono in mobilità (e la mobilità scade a marzo) ma, per partecipare alla lotta, devono conciliare ritmi di vita più pesanti, avendo spesso anche il peso delle proprie famiglie (figli o anziani) sulle spalle. Spesso, dopo aver svolto il lavoro domestico a casa, hanno dovuto svolgerlo anche al presidio, cucinando per gli operai: un compito che le donne hanno svolto con piacere, per sostenere la lotta. Ma chiediamo a Galloro quante volte si è messo lui dietro ai fornelli al presidio Jabil, a cucinare per le operaie.

    L’aspetto più grave del comunicato di Galloro è che Anna Lisa viene accusata di aver fatto, in un’intervista riportata nella succitata appendice, delle dichiarazioni che invece non ha mai rilasciato! Queste presunte dichiarazioni (tra l’altro, nulla di disdicevole o criticabile: trattasi di riflessioni sulla categoria dei metalmeccanici, se possa o meno essere considerata una “classe”) bastano a Galloro per offendere la compagna, definendola con disprezzo “la cara operaia che aspira a far carriera”. Non solo: la compagna viene accusata di essere “sparita” da mesi dal presidio “dopo un fallito tentativo di candidarsi al Parlamento”.

    Respingiamo con fermezza queste accuse senza fondamento ed esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà ad Anna Lisa, che in tanti conoscono per l’impegno disinteressato a sostegno della lotta alla Jabil, e non solo. Anna Lisa è conosciuta perché è stata in prima linea nella lotta: ha partecipato alle mobilitazioni, alle occupazioni, ha resistito ai tentativi di sgombero, ha portato la testimonianza della lotta in varie assemblee in giro per l’Italia. A causa della sua determinatezza e del suo impegno si è vista anche recapitare, come altre operaie e altri operai del presidio, denunce e querele da parte dell’azienda. Anna Lisa è libera di decidere a quale organizzazione politica aderire e anche eventualmente di candidarsi alle elezioni (o Galloro pensa che le donne del presidio debbano chiedere il permesso a lui per schierarsi politicamente?). Ma, per dimostrare quanto sia ignobile questo attacco, vogliamo precisare come stanno i fatti: Anna Lisa in occasione delle ultime elezioni politiche non ha posto obiezioni a una sua eventuale candidatura nelle liste di Rivoluzione civile, ma chiedendo esplicitamente di essere messa in posizione non eleggibile. Dunque quanto scrive Galloro è palesemente falso. Se, negli ultimi mesi, la presenza di Anna Lisa al presidio non è stata costante, oltre che per gravi problemi familiari (di cui Galloro è a conoscenza), è anche perché nel presidio ha subito continui attacchi da parte di chi ora la accusa. Ci chiediamo con che coraggio Galloro parli di volontà di “far carriera” riferendosi a un’operaia che tra pochi mesi vedrà scadere la mobilità, senza alcuna soluzione in vista e che ha dedicato energie e risorse alla costruzione della lotta senza ottenere nessun vantaggio personale.

    Crediamo che la scelta di Anna Lisa di contribuire alla costruzione di No Austerity sia, purtroppo, uno dei motivi alla base dello squallido attacco. Anna Lisa ha compreso che la lotta della Jabil potrà vincere solo nell’unità con le altre lotte: l’isolamento porta solo alla sconfitta. Galloro, viceversa, ha sempre tentato di ostacolare la partecipazione delle operaie e degli operai del presidio Jabil alle iniziative di No Austerity, preferendo presentare la lotta come una sorta di esclusiva del suo gruppo politico. Oggi accusa un’operaia di non difendere la classe operaia: in realtà è Galloro che, ostacolando l’estensione della solidarietà attorno alla lotta della Jabil, sta agendo contro gli interessi di quella classe che dice di voler difendere.

    Da parte nostra, continueremo a sostenere attivamente la lotta delle operaie e degli operai della Jabil, a partire dall’estensione della solidarietà attorno al presidio. Continueremo, insieme con la Rete di sostengo Jabil-Nokia, a promuovere la diffusione del libro Km 158 che racconta questa straordinaria esperienza di lotta. Ci attiveremo per contrastare gli atteggiamenti maschilisti all’interno di tutte le lotte: atteggiamenti che hanno solo l’effetto di indebolire le lotte stesse, creando divisioni tra donne e uomini della stessa classe. Difenderemo Anna Lisa e ogni altra donna operaia dagli attacchi di chi vuole relegare le donne a semplice “manovalanza” della lotta. Soprattutto, continueremo a batterci per l’unificazione e l’estensione delle lotte contro chi vuole isolarle e dividerle: uniti possiamo vincere, isolati possiamo solo perdere.

    No Austerity – Coordinamento delle Lotte

    • Sempar

      A Luigi Brambillaschi: e quante volte, in quanto UOMO OPERAIO hai cucinato TU ai fornelli? o è prerogativa esclusiva unicamente delle donne occuparsi di “figli e anziani” e “cucinare per gli operai”? QUESTA da te descritta è “semplice manovalanza della lotta”. Sessista, per giunta. Comunicato da questo punto di vista assolutamente deprecabile.
      Sul resto, non ho letto il libro (che sto cercando di procurarmi in questi giorni) ma ho letto il commento di Galloro ed il tuo. E mi viene da pensare che, se non mossa da presunti tatticismi come tu spergiuri, la scelta di Minutillo è quantomeno ingenua, sostenendo l’Involuzione Civile di Ingroia, Ferrero, Diliberto, Salvi e soci. Per giunta come tu affermi nella posizione di “non eleggibile” ( ?!? ) .
      Per qualcuna e qualcuno vale ancora il concetto fondamentale per cui l’Operaio o Operaia si batta per la costruzione del PARTITO INDIPENDENTE DEGLI OPERAI, e non per movimenticchi del magistrato di turno prestato alla politica. Se poi tu ed il tuo movimento vi appoggiate a simili iniziative politiche, sappiate che (e ovviamente posso parlare solo a titolo personale) MOLTI operai non passeranno ai seggi per sostenere nè un progetto politico della piccola borghesia, nè arrivisti a cavallo di essa nè operai auto-imprestati a sostegno di cause finanche deleterie per l’Indipendenza Operaia.
      Se vogliamo definire gli Operai come “classe”, allora questa “classe” non ha bisogno di maestri, se non sè stessi. Buona involuzione civile.

      Mattia Laconca – Operaio – Pavia

  3. Ercole2

    E’ proprio vero la lingua batte dove il dente duole caro Brambillaschi nella vita o si è rivoluzionari ,o non si è nulla il tuo movimento si scioglierà come neve al sole ,il riformismo non appartiene e non serve alle lotte operaie ma cosa significa No Austerity ,No Debito ,ecc..ecc.. sono movimenti che dicono tutto per non dire niente ,non fanno avanzare la lotta di classe di un centimetro magari sei in buona fede ma non servi alla causa operaia sen non si mette in discussione il capitalismo con la rivoluzione ,e con la dittatura del proletariato :è questo che distingue un rivoluzionario da un riformista …ripensare MARX.

  4. Pdac

    “Operai Contro”, un miscuglio di settarismo e opportunismo
    Ma contro chi?

    di F.R.

    Girano su internet due attacchi di Operai Contro a No Austerity. Il coordinamento No Austerity, cui partecipiamo, ha già risposto al primo attacco, in realtà rivolto contro una operaia della lotta della Jabil, rea di aver aderito a No Austerity, per questo sbeffeggiata e attaccata sul piano personale con un impasto di calunnie e sciocchezze. Dopo la risposta di No Austerity, che demoliva lucidamente (e senza cadere nella provocazione) le calunnie, Operai Contro è tornato all’attacco, stavolta facendo un testo su cui ha raccolto una decina di firme di operai della Jabil a… “difesa del loro (sic) delegato”.
    Il metodo è classico: pochi hanno seguito la polemica, Operai Contro per far vedere di rappresentare qualcuno scrive un nuovo attacco contro il testo di No Austerity (quello in cui si difende l’operaia della Jabil, l’unica in questa storia ad aver subito un attacco personale), rovesciando la frittata e fingendo che a essere attaccato sarebbe stato il loro compagno (Francesco Galloro). A questo punto raccolgono firme di solidarietà contro il povero delegato “attaccato” e lo fanno su un testo in cui omettono le calunnie precedenti che avevano usato (perché già smascherate) ma in compenso aggiungono nuovi insulti.
    Dato che Operai Contro non rappresenta sostanzialmente niente e davvero in pochi conoscono questo gruppo, non metterebbe conto di tornare sul tema. Lo facciamo, brevemente, per un solo motivo: perché l’atteggiamento di Operai Contro è comune anche a varie altre sette che, in questo periodo di crisi della sinistra riformista e di crescita oggettiva di uno spazio a sinistra, escono dal letargo e riprendono ad agitarsi. Il che per loro significa, in genere, scrivere testi di critica-critica a ogni lotta, nazionale o internazionale, confrontandola con presunti parametri “marxisti” per poi bocciarla in quanto in genere la realtà purtroppo non si adatta ai loro schemi.
    A partire da queste premesse, ad esempio, varie sette negano che siano in corso processi rivoluzionari in Egitto, Siria, ecc.: si tratta solo, a loro dire, di complotti dell’imperialismo. Altre sette criticano ogni lotta operaia (è capitato di recente, con un testo che pure gira su internet, in cui ad essere attaccata con supponenza è la lotta dei facchini della logistica, cioè una delle lotte più avanzate oggi attive nel nostro Paese) perché, anche in questo caso, la realtà tende a non seguire lo schema “marxista” (ovviamente il marxismo non c’entra nulla in tutto questo, va da sé).
    In quest’opera squisitamente settaria si distinguono in particolare vari microgruppi para-bordighisti (il para è perché Bordiga stesso, con tutti i suoi limiti ultra-settari, avrebbe riso di questi presunti discepoli). Ma non sono gli unici. Operai Contro pure merita nota in questo lavoro e tra i suoi bersagli del momento ha posto No Austerity, cioè l’unico (per quanto embrionale) collegamento serio oggi esistente capace di unire alcune delle lotte più radicali presenti in Italia.

    Ma che cosa è Operai Contro?
    Quello che con ogni probabilità nemmeno alcuni tra gli operai che hanno firmato il secondo attacco (quello presentato come una “difesa”) scritto da Operai Contro sanno è: che cosa è questo gruppo e cosa vuole?
    Basta un giro di mezz’ora sul loro sito per farsene un’idea.
    Operai Contro (è il nome del giornale, il gruppo si chiama Associazione per la liberazione degli operai) ha come asse programmatico centrale il rifiuto dei partiti politici sostenendo che bisognerebbe costruire una organizzazione di soli operai (“l’autoattività diretta degli operai” è un concetto che ricorre con costanza) e che le uniche lotte che contano sono quelle degli operai di fabbrica.Tutti i partiti finora esistiti (anche quello bolscevico?) sono stati per Operai Contro solo il prodotto della “aristocrazia operaia” o della “piccola-borghesia immiserita”. Finché, s’intende, non sono arrivati loro (i “marxisti” di Operai Contro) per spiegare che il vero partito da costruire sarà composto direttamente dagli operai e solo per gli operai. Gli operai, per la solo loro collocazione, produrranno dunque la teoria rivoluzionaria (“I programmi, le forme organizzative le scopriremo insieme mano a mano che ci costituiremo in classe”, leggiamo sulla loro stampa). Con buona pace dell’abc del marxismo e cioè dei principali insegnamenti prodotti dal movimento operaio nella sua lunga storia. Ecco cosa scrivono nei loro testi: “I partiti che conosciamo pescano i gruppi dirigenti e i militanti da altre classi, sono espressione di altre classi. Alla base della militanza dei partiti che si dicono dei lavoratori nella migliore delle ipotesi troviamo maestri, impiegati, tecnici, mai operai.”
    Avete letto bene: per Operai Contro “maestri, impiegati, tecnici” non vanno uniti a tutti i lavoratori in una comune lotta contro i padroni. Per Operai Contro gli unici degni di nota sono gli operai dell’industria che vanno accuratamente divisi tanto da “maestri, impiegati, tecnici” (per tacere degli “impiegati statali” che, secondo Operai Contro, sono piccolo-borghesi che “pretendono la difesa del ‘pubblico”) come dagli studenti (che sono tutti “piccolo-borghesi”).
    Operai Contro tuona contro chi vuole dare vita a “coordinamenti, comitati, sindacati di base, centri sociali, comitati di studenti” perché il vero problema a cui dedicarsi è “l’insorgenza degli operai”. Ecco spiegato l’attacco a No Austerity che viceversa cerca di unire tutte le lotte: dagli insegnanti agli operai, dai facchini agli studenti.
    Il culto di una presunta purezza “operaia”, per quanto del tutto estraneo al marxismo, non è particolarmente nuovo, a dire il vero: non è una invenzione di Operai Contro. Se questi “marxisti” oltre che citare ad ogni passo il Manifesto di Marx si fossero preoccupati di studiare un po’ di storia del marxismo saprebbero che nella Prima Internazionale (in particolare nel Congresso del 1866 a Ginevra) emerse una posizione simile. Un delegato proudhoniano (Tolain) presentò una mozione secondo cui “solo gli operai potevano rappresentare gli operai”. La posizione di ammettere nell’Internazionale solo gli operai (non considerando gli altri lavoratori) fu sonoramente respinta. Fu notato, infatti, da altri operai, che applicando questo bizzarro precetto nemmeno Marx avrebbe potuto far parte di una organizzazione operaia “pura”, dato che, come è noto, non era un operaio. Così come, aggiungiamo noi, non erano operai (né dell’industria né di altri settori) i principali dirigenti del Partito bolscevico. Applicando i dettami di Operai Contro, insomma, la più grande rivoluzione della storia del movimento operaio non ci sarebbe stata. Considerando poi che nemmeno Babeuf, padre storico del comunismo, era un operaio (fece prima l’impiegato, poi il giornalista!), se ne conclude che il comunismo stesso non esisterebbe, se la realtà seguisse i precetti di Operai Contro (per fortuna la realtà non li conosce: né i loro precetti, intendiamo dire, né Operai Contro).

    Dalla separatezza operaia all’opportunismo
    Queste sciocchezze che Operai Contro spaccia per marxismo, si combinano come spesso accade con una pratica terribilmente opportunista.
    Alla Jabil, tanto per fare un esempio, la linea di Operai Contro è sempre stata quella di seminare illusioni sulla ricerca di un nuovo padrone. E, più in generale, quella di isolare la lotta, favorendo dinamiche di scontro interne, imponendo la posizione di Operai Contro non attraverso una legittima battaglia di convincimento sui propri argomenti ma con l’attacco individuale ai lavoratori (e specialmente alle operaie) che dissentono dai loro precetti “marxisti”. L’attacco a un’operaia che ha aderito a No Austerity e se ne è fatta promotrice deriva da questo: l’aver spezzato il meccanismo imposto da Operai Contro che consiste nell’isolare gli operai perché non vengano contaminati… da altri lavoratori in lotta. Curioso davvero, allora, che Operai Contro dica che altri, per il solo fatto di voler unire quella lotta ad altre lotte, coordinandole per svilupparle, vorrebbero “mettere il cappello” sulla Jabil. In realtà gli unici che vogliono mettere il cappello su quella lotta sono appunto quelli di Operai Contro che hanno timore di un’unificazione della lotta della Jabil con altre lotte perché l’unica cosa che interessa loro non sono gli operai in lotta ma la preservazione del proprio gruppo.
    In questo senso sono davvero operai “contro”: peccato che siano contro gli altri operai e contro la crescita delle lotte, a partire da quella della Jabil.

  5. Ercole2

    E’ tipico dei movimenti interclassisti è cozzaglie di riformisti di varie sigle denigrare i veri movimenti rivoluzionari di SETTARISMO (per noi è un complimento) BORDIGA avrebbe deriso certamente di voi che abiurate la lotta di classe e nella pratica siete opportunisti è i reggicoda del capitale. Pure noi vi conosciamo benissimo, voi siete quelli che sono sempre “al passo con i tempi del capitale “e hanno sempre la “VERITA’ “(menzogna ) pronta. Siete semplicemente ridicoli prendete sberle tutti i giorni continuate a ingannare i poveri cristi con le vostre alchimie da SCIOVINISTI siete sempre a braccetto con le istituzioni (borghesi ) e pensate di riformare il capitalismo, poveri illusi con la vostra pratica il capitalismo vivrà in eterno ,e per dirla con Trotski: vi siete giocate le vostre carte andate pure nella spazzatura della storia .P.S. la classe operaia è la sola che possa portare avanti la rivoluzione comunista.La lotta rivoluzionaria conduce necessariamente la classe operaia ad uno scontro con lo stato capitalista.Per distruggere il capitalismo ,la classe operaia dovrà rovesciare tutti gli Stati e stabilire la dittatura del proletariato (termine a voi sconosciuto)a livello mondiale :il potere internazionale deiConsigli operai ,che ragruppano l’insieme del proletariato.

    • alanza53

      Il grane PaTdAC-CHINO:Come al solito non avete capito un cazzo. OPERAI CONTRO: stà svolgendo il ruolo che compete a un giornale comunista, da voce agli operai che nelle fabbriche, lottano contro ritmi insostenibili, salari da fame ricatti e minacce, da voce agli operai che lottano d’avanti ai cancelli per difendere il posto di lavoro. Arrivano articoli da pensionati, studenti, precari, movimenti in lotta sul territorio, chi scrive a OPERAI CONTRO sa di trovare uno spazio che gli permette di divulgare e propagandare le iniziative svolte a livello territoriale e farle condividere a livello nazionale. Non perdo tempo a spiegarvi, la nascita di OPERAI CONTRO VI DICO SOLO CHE E’ STATO FRUTTO DI UN DIBATTITO TRA OPERAI DELLE PIU’ GRANDE FABBRICHE, MEDIE E PICCOLE A LIVELLO NAZIONALE. I PaTdac- CHINI HANNO SCOPERTO LO SCANDALO. DIEDRO A OPERAI CONTRO IN REALTA’ si nasconde (ASLO), CHE VUOLE CREARE IL PARTITO OPERAIO. IL FATTO CHE DEGLI OPERAI VOGLIONO ORGANIZZARSI IN MODO INDIPENDENTE, I PATACCHINI NON LO CAPISCONO E COME LORO TANTI ALTRI PATACCHINI. LA CRISI DEL SISTEMA CAPITALISTA, GLI OPERAI LA VIVONO SULLA LORO PELLE, E MOLTI OPERAI INIZIANO A PORSI IL PROBLEMA DI COME SALTARCI FUORI E INIZIANO A PARLARE TRA DI LORO TRAMITE OPERAI CONTRO. GLI OPERAI NON SI LASCIANO PIU’ INCANTARE DALLE CHIACCHIERE E PAROLE D’ORDINE FUMOSE IL GOVERNO VEDE LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL, ENRICO LETTA, ECONOMISTI, PROFESSORI UNIVERSITARI, DICONO NO AUSTERITY PER RILANCIARE SVILUPPO E OCCUPAZIONE. SCUSATEMI DIMENTICAVO DI AGGIUNGERE I PaTdac

  6. Sempar

    Ai trotzkisti del “partito d’azione comunista”: VA A DA VIA AL CU. Gita in Messico, signore e signori! Ci vediamo in cantiere, “operai” in giacca a cravatta. I miei contatti sono chiari e trasparenti, venite a lavare cessi con me (o occupare fabbriche in dismissione). Doppi turni di guardia, e…chi si ferma è PERDUTO. FI ANDA’ AL BUS DAL CU. Vi aspetto in cantiere, FATEVI VEDERE

  7. Pdac

    Tutto sommato utile questo dibattito: dalle risposte di chi sostiene Operai Contro (solo insulti) si capisce ancora meglio la natura del gruppo.

  8. Ercole2

    Cari compagni del Pdac avete le idee confuse vi consiglio la lettura del libro edito dalla fondazione Prometeo nata nel 1943 su cosa ha rappresentato Trotski,il Ttrotskismo , ed i Trotskisti un pò di autocritica non vi farebbe male e vi schiarirà le idee .P.S. effettivamente mandare a quel paese il Pdac da parte di Sempar non è serio in un forum , nè tantomeno dare dei Settari da parte del Pdac ad altre formazioni politiche ciò significa essere a corto di argomenti queste diattribe gratuite non portano da nessuna parte .La dialettica politica è un’altra cosa,essa deve confrontarsi nelle sedi oppurtune per far crescere la coscienza e la conoscenza a chi si richiama al Marxismo – Leninismo rivoluzionario .