La crisi, colpa della Germania

Redazione di Operai, Non potendo dare la colpa della crisi al vero responsabile, cioè al sistema di produzione capitalistico stesso, la cercano un po’ ovunque. Una volta è colpa della speculazione, un’altra della finanza. Una volta del dumping cinese, un’altra della eccessiva quantità di dollari stampati dalla Fed. Oggi è la volta di dare addosso alla Germania, per la sua politica economica, presunta recessiva per il resto dell’Europa e, per contagio, del mondo intero. L’ultimo più pesante attacco è venuto giovedì scorso dal ministero del Tesoro Usa. Nei mesi passati in Grecia, per scaricarsi delle proprie responsabilità, la borghesia […]
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Redazione di Operai,

Non potendo dare la colpa della crisi al vero responsabile, cioè al sistema di produzione capitalistico stesso, la cercano un po’ ovunque. Una volta è colpa della speculazione, un’altra della finanza. Una volta del dumping cinese, un’altra della eccessiva quantità di dollari stampati dalla Fed.

Oggi è la volta di dare addosso alla Germania, per la sua politica economica, presunta recessiva per il resto dell’Europa e, per contagio, del mondo intero. L’ultimo più pesante attacco è venuto giovedì scorso dal ministero del Tesoro Usa. Nei mesi passati in Grecia, per scaricarsi delle proprie responsabilità, la borghesia nazionalista non ci aveva pensato due volte a mettere i baffetti da Hitler alla Merkel, salvo poi votare per buona parte di loro proprio i nazisti locali di Alba d’orata. Anche in Italia, non sapendo più dove sbattere la testa sulla crisi, lo sport di dare addosso alla cosiddetta “austerità germanica” trova sempre più aderenti.

Ma di cosa viene accusata adesso la Germania? Paradosso dei paradossi, questi grandi esperti economici nazionali, ammalati invero di nazionalismo, accusano i padroni tedeschi di fare proprio quello che teorizzano si debba fare nel proprio paese.

Qual è l’esperto economico o il centro studi, persino dei sindacati, che in questi anni non abbia sostenuto per la salvezza dell’economia del paese l’idea dominante di una produzione industriale più competitiva: contenimento dei salari e una maggior produttività. Ovvero più merci per ora lavorativa e bassi costi, con particolare attenzione al lavoro operaio. A corollario di ciò una macchina statale efficiente anch’essa a costi ridotti, ovvero che comporti basse tasse.

La Germania, fosse stata giusta la teoria, sarebbe un modello da studiare, seguire, e invece ora viene additata nientemeno che come responsabile della crisi in Europa. Proprio la sua competitività a livello internazionale, sancita da una bilancia commerciale in forte attivo grazie all’export in tutto il mondo delle sue merci sarebbe addirittura responsabile della deflazione, ovvero della riduzione dei prezzi delle merci per l’accumularsi di quelle invendute.

Così recita il rapporto semestrale del Tesoro Usa: «L’anemico tasso di crescita della domanda interna in Germania e la dipendenza dall’export hanno ostacolato il ribilanciamento in una fase in cui molte economie dell’area euro sono sotto forte pressione per tagliare la domanda e comprimere l’import. Il risultato è un effetto deflazionistico nell’area euro e nell’economia mondiale».

Il sole 24 ore, giornale dei padroni italiani, si spinge oltre ed è quasi pronto a una campagna in favore degli operai tedeschi nostri pari: “Alcuni economisti sostengono che la Germania dovrebbe aumentare le importazioni (trasferendo una parte della crescita del Pil sulla domanda interna anziché sulle esportazioni) o rivalutare i salari reali. In questo modo risulterebbe un po’ meno competitiva”.

Insomma, per questi pennivendoli la ricetta di bassi salari per alzare i profitti va bene se applicata ai soli propri operai (e ai propri padroni!). Applicata in ogni paese scoprono, e ci voleva un genio, che la crisi non può che generalizzarsi e aggravarsi. Allora, non contenti, se un paese è stato più bravo degli altri nell’aumentare lo sfruttamento dei propri operai percorrendo proprio quella strada con “successo”, eccoli pronti ad additarlo come quello che non permette la fuoriuscita dalla Grande Crisi degli altri. E un bel codazzo di piccoli borghesi rovinati dalla crisi, privi di qualsivoglia capacità critica, sono già pronti a far propria questa pericolosa campagna.

Roberto

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