“Siamo solo degli schiavi”.

Cara Redazione “Siamo in cassa integrazione a zero ore. Solo che venti lavoratori rimangono a casa, gli altri venti sono convocati ogni giorno per consegnare le migliaia di raccomandate che arrivano ogni giorno in ufficio. Su 5/6 ore di lavoro che svolgiamo ogni giorno, il datore di lavoro ne contabilizza solo una in busta paga, il resto lo paga la cassa integrazione. Praticamente lo stipendio lo paga l’Inps. Una minima parte viene pagata dal datore di lavoro per giustificare la consegna di tutta la posta che arriva”. Una situazione, questa, verificata dalle telecamere de ilfattoquotidiano.it. “Siamo solo degli schiavi“, […]
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Cara Redazione

Siamo in cassa integrazione a zero ore. Solo che venti lavoratori rimangono a casa, gli altri venti sono convocati ogni giorno per consegnare le migliaia di raccomandate che arrivano ogni giorno in ufficio. Su 5/6 ore di lavoro che svolgiamo ogni giorno, il datore di lavoro ne contabilizza solo una in busta paga, il resto lo paga la cassa integrazione. Praticamente lo stipendio lo paga l’Inps. Una minima parte viene pagata dal datore di lavoro per giustificare la consegna di tutta la posta che arriva”. Una situazione, questa, verificata dalle telecamere de ilfattoquotidiano.it.

Siamo solo degli schiavi“, dice uno dei quaranta lavoratori di una ditta titolare di un appalto per le Poste Italiane per la consegna di raccomandate nella provincia di Napoli.

Cara Redazione, raccolgo e giro questa denuncia sperando che qualcuno intervenga in questa storia, che insieme a imbrogli e reati, prefigura 20 lavoratori in esubero. Evidentemente i 40 lavoratori non hanno trovato finora la forza di venire allo scoperto, per paura di essere licenziati. Sicuramente non saranno i soli in situazioni analoghe, ma il problema è proprio questo: uscire allo scoperto e restare uniti, per essere uniti anche davanti alle ritorsione dei padroni.

Saluti solidali

 

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