GIOVEDI’ NERO, MARTEDI’ NERO, MA LA FED CONTINUA A STAMPARE…..

Redazione di operai Contro, Di seguito e in allegato un articolo di Mike Whitney L’articolo, dopo le spy stories di questi giorni, richiama l’attenzione sulla triste realtà dell’economia yankee. A mio avviso, Whitney attribuisce eccessive respondabilità all’amministrazione Obama nella gestione del crash. E, a mio avviso, sono fuor di luogo i riferimenti alla soluzione della crisi del 29, il New Deal, dimenticando tra l’altro il suo sbocco bellico. Allora, l’America scontava una crisi giovanile; oggi, sconta una crisi senile, per la quale non ci sono rimedi. Obama o non Obama … d.   Giovedì nero, martedì nero: ma la […]
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Redazione di operai Contro,

Di seguito e in allegato un articolo di Mike Whitney

L’articolo, dopo le spy stories di questi giorni, richiama l’attenzione sulla triste realtà dell’economia yankee.

A mio avviso, Whitney attribuisce eccessive respondabilità all’amministrazione Obama nella gestione del crash.

E, a mio avviso, sono fuor di luogo i riferimenti alla soluzione della crisi del 29, il New Deal, dimenticando tra l’altro il suo sbocco bellico.

Allora, l’America scontava una crisi giovanile; oggi, sconta una crisi senile, per la quale non ci sono rimedi. Obama o non Obama …

d.

 

Giovedì nero, martedì nero:

ma la Fed continua a stampare …

di Mike Whitney 
counterpunch.org

Gli storici spesso indicano il 29 ottobre 1929, come inizio della Grande Depressione, ma in realtà non fu così. Il Martedì nero, come lo chiamiamo oggi, fu la semplice capitolazione – la fase di un crollo del mercato azionario che era iniziata più di un mese prima. Il prezzo delle azioni era rotolato rovinosamente fin dall’inizio di settembre, scendendo sempre più in basso, intervallato tra deboli e infrequenti rialzi.

Ottobre arrivò insieme a un presagio tangibile che raggiunse il suo apice il giorno 24, quando il mercato fu colpita dalle prime titaniche “sell-off – vendi tutto”, fu il Giovedì nero. 
Il panico in quel giorno segnò la fine dei Ruggenti Anni Venti e il debito sostenne una esuberanza che fece triplicare il valore del Dow in soli 5 anni, tanto da portare il mercato alla più lunga corsa del “toro”, un record assoluto. Il caos di giovedì fu l’inizio della fine, lo scoppio di una gigantesca bolla dei prezzi che poggiavano precariamente sulla cima di un’economia stagnante e sovradimensionata.

Claire Suddath ricorda gli eventi di quel giorno in un articolo apparso sulla rivista Time dal titolo «The Crash of 1929». Eccone un estratto:

«L’ultima ora di negoziazioni di giovedi, 24 ottobre 1929, i prezzi delle azioni crollarono improvvisamente. Quando suonò la campanella di chiusura, alle 3:00, tutti erano sconvolti. Nessuno aveva capito bene quello che era appena successo, ma la sera stessa cominciarono a rendersene conto e furono presi dalla paura e dal panico. Quando il giorno dopo il mercato riaprì, i prezzi furono di nuovo travolti da una violenza rinnovata. … Tredici milioni di azioni passarono di mano – fu il più alto volume giornaliero di scambi nella storia della borsa, fino a quel giorno… Il giorno seguente, il presidente Herbert Hoover parlò alla radio per rassicurare il popolo americano, dicendo: “I fondamentali del paese… poggiano su una base solida e prospera”».

Poi arrivò il Lunedì nero. Non appena squillò la campanella di apertura il 28 ottobre, i prezzi continuarono a scendere. Enormi quantità di azioni passarono di mano, e aziende che fino a quel momento sembravano inespugnabili, come la US Steel e la General Electric, cominciarono a crollare. Entro la fine della giornata, il Dow era sceso del 13%. Quel giorno passarono di mano tante di quelle azioni, che i traders non ebbero il tempo di registrarle tutte. Lavorarono di notte, dormirono in ufficio o per terra, e cercarono di riposare in qualsiasi modo per essere pronti per il 29 ottobre. 
Secondo la leggenda, nessuno riuscì a sentire la campanella di apertura di quel Martedì nero, perché chi urlava “Vendi ! Vendi ! Vendi !” già copriva con la voce lo scampanellìo.

Nei primi 30 minuti, tre milioni di azioni furono vendute e con loro svanirono nel nulla almeno due milioni di dollari. Le linee telefoniche furono intasate tutto il giorno. I telegrammi trasmessi dalla Western-Union in tutto il paese triplicarono. Il nastro su cui scorrevano quotazioni delle transazioni reali si srotolava tanto velocemente che molti traders non facevano nemmeno in tempo a cambiarlo, quando finiva…. I Brokers chiedevano garanzie e se gli azionisti non potevano pagare, vendevano tutto, bruciando, in un istante tutti i risparmi della vita dei malcapitati investitori. … Quando il mercato chiuse alle 03:00, più di 16,4 milioni di azioni avevano cambiato mano. … Il Dow era sceso di un altro 12 %. … Il mercato azionario non avrebbe recuperato il valore che aveva prima del crollo fino al 1954. (” Il crollo del 1929 ” , Claire Suddath – «The Time»).

Giovedi nero  articolo completo in pdf

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