OTTO ARRESTI PER MAFIA IN PROVINCIA DI ENNA, CHI SE L’ASPETTAVA!

Redazione di Operai Contro, Il 22 settembre, a Leonforte, in provincia di Enna, sono state arrestate otto persone per associazione per delinquere di stampo mafioso. Per diversi giorni il paese è stato al centro delle cronache locali, ma anche nazionali, poi, come sempre avviene, tutto è finito nel dimenticatoio. Non voglio analizzare gli aspetti di cronaca, ampiamente dibattuti dalla stampa locale, ma rilevare come simili fatti di cronaca sono utilizzati per “formare” l’opinione pubblica. Molto spesso gli arresti per mafia sembrano dei fulmini a ciel sereno. Senza preavviso si viene a sapere che delle persone erano coinvolte in attività […]
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Redazione di Operai Contro,

Il 22 settembre, a Leonforte, in provincia di Enna, sono state arrestate otto persone per associazione per delinquere di stampo mafioso. Per diversi giorni il paese è stato al centro delle cronache locali, ma anche nazionali, poi, come sempre avviene, tutto è finito nel dimenticatoio. Non voglio analizzare gli aspetti di cronaca, ampiamente dibattuti dalla stampa locale, ma rilevare come simili fatti di cronaca sono utilizzati per “formare” l’opinione pubblica. Molto spesso gli arresti per mafia sembrano dei fulmini a ciel sereno. Senza preavviso si viene a sapere che delle persone erano coinvolte in attività mafiose, come se fossero dei corpi estranei calati sulla realtà locale. E qui già si consumano le prime mistificazioni! Sì perché, da come sono trattati i fatti, sembra che il fenomeno mafioso sia come una malattia di stagione, spunta all’improvviso, ma se presa in tempo può essere prontamente debellata. Per darsi ragione di ciò basta leggere i commenti della notizia sui giornali locali: “Stroncata sul nascere una cellula di Cosa Nostra”. Così la gente si convince che la Mafia è un fatto di criminalità organizzata, e i mafiosi non sono altro che dei delinquenti che taglieggiano gli imprenditori onesti, nessun cenno al degrado del territorio, al substrato culturale e sociale da cui emergono certe realtà! Allora vorrei dire a tutti gli intellettuali di cui sopra, ma vi siete mai fatti un giro tra le periferie degradate, avete mai raccontato da dove vengono i fiumi di denaro, investiti in Sicilia, ma anche in altre aree del meridione e dell’Italia? Domande retoriche!

Adesso, chiaramente, nessuno parla di questi avvenimenti, le ferree leggi della cronaca mordi e fuggi impongono che una notizia, una volta digerita, debba essere eliminata dall’attualità e dal pensiero della gente comune, nei giornali e notiziari devono prendere posto i fatti recenti, per continuare la mistificazione, e la formazione (o manipolazione?), dell’opinione pubblica. Ecco allora i soliti giornalisti ben accorti riferiscono puntualmente di arresti per Mafia, infiltrazioni mafiose in varie parti d’Italia sempre con la stessa chiave di lettura dei fatti, “chi se lo aspettava”, è il commento che si percepisce tra le righe dalla lettura di queste notizie. Come per magia si scopre che nel palermitano stavano riorganizzando Cosa Nostra, ma tutto è stato stroncato sul nascere, oppure si riferisce di una cellula della Sacra Corona Unita sgominata nel leccese, infine, meraviglie delle meraviglie, per la prima volta un comune della provincia di Milano è sciolto per infiltrazione mafiosa! “Vedete come siamo bravi”, il messaggio lanciato tra le righe dalle istituzioni, “vegliamo sulla vostra sicurezza ma, soprattutto, sulla sicurezza degli imprenditori onesti affinché siano tutelati i loro profitti e possano esercitare il diritto di praticare un sano e corretto sfruttamento”. Al solito si riduce il fenomeno mafioso solo come un problema di criminalità organizzata, ignorando, volutamente, la sua origine e complessità.

I fatti di mafia, però, sono utilizzati anche per portare avanti un’altra mistificazione, il rispetto della legalità. In questa società in declino, la borghesia si sta arrampicando sugli specchi per giustificare la cause della crisi. Ecco allora che gli intellettuali più o meno progressisti e illuminati, i più pericolosi, sostenere la tesi :” Vedete, il problema è l’illegalità diffusa, gli imprenditori disonesti, il lavoro nero, la criminalità organizzata, eliminate queste storture dal sistema ci potranno essere risorse per migliorare la vita di tutti”. A nessuno di questi personaggi viene in mente che il problema è la produzione finalizzata al profitto e non al soddisfacimento diretto dei bisogni.

A questo punto vorrei terminare con delle considerazioni, basate,al solito sull’analisi dei dati di fatto. La Mafia non è un corpo estraneo al capitalismo, ma un suo prodotto, la borghesia non l’ha mai veramente combattuta, ma ha spesso utilizzato i suoi servigi: quando nel dopoguerra era necessario controllare la ribellione dei contadini che occupavano le terre, le decine di sindacalisti caduti sul campo sono lì a testimoniarlo; la Mafia è stata utile quando ha represso culturalmente il popolo, diffondendo la cultura della delega e del rispetto; le mafie organizzano l’immigrazione clandestina e quindi, di là dalle lacrime di coccodrillo, procurano manodopera a basso costo; le mafie permettono di mantenere linde e pulite le città dell’Italia settentrionale, ma anche del nord Europa, sbarazzandosi dei rifiuti tossici industriali, inviati al sud Italia o nel terzo del mondo; infine le mafie, con le loro attività, permettono la raccolta di un considerevole capitale finanziario, molto utile in tempi di vacche magre. In definitiva esse svolgono il lavoro sporco, necessario per permettere al capitalismo di funzionare, nascondendo le proprie contraddizioni.

PIERO DEMARCO

 

 

 

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