I missili usati nell’attacco chimico del 21 agosto non sono mai stati venduti alla Siria

 Crisi siriana, settembre 2013 – Mentre il regime di Bachar el-Assad nega ogni responsabilità per i lanci di razzi al gas sarin che hanno ucciso quasi 1400 Siriani nel sobborgo della Ghuta il 21 agosto, a Damasco circola la notizia che la nuova “prova” sull’innocenza di Assad fornita dalla Russia riguarderebbe le date di esportazione degli obici utilizzati nell’attacco e – cosa ancora più importante – la lista dei paesi cui sono stati venduti (nella foto, ispettori ONU al lavoro a Damasco) The Independent, 22 settembre 2013 (trad. ossin) I missili usati nell’attacco chimico del 21 agosto non sono maistati venduti […]
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 Crisi siriana, settembre 2013 – Mentre il regime di Bachar el-Assad nega ogni responsabilità per i lanci di razzi al gas sarin che hanno ucciso quasi 1400 Siriani nel sobborgo della Ghuta il 21 agosto, a Damasco circola la notizia che la nuova “prova” sull’innocenza di Assad fornita dalla Russia riguarderebbe le date di esportazione degli obici utilizzati nell’attacco e – cosa ancora più importante – la lista dei paesi cui sono stati venduti (nella foto, ispettori ONU al lavoro a Damasco)

The Independent, 22 settembre 2013 (trad. ossin)

I missili usati nell’attacco chimico del 21 agosto non sono maistati venduti alla Siria

Robert Fisk

Mentre il regime di Bachar el-Assad nega ogni responsabilità per i lanci di razzi al gas sarin che hanno ucciso quasi 1400 Siriani nel sobborgo della Ghuta il 21 agosto, a Damasco circola la notizia che la nuova “prova” sull’innocenza di Assad fornita dalla Russia riguarderebbe le date di esportazione degli obici utilizzati nell’attacco e – cosa ancora più importante – la lista dei paesi cui sono stati venduti

Si tratta di obici apparentemente fabbricati in Unione Sovietica nel 1967 e venduti da Mosca a tre paesi arabi: lo Yemen, l’Egitto e la Libia del colonnello Muammar Gheddafi. Sono informazioni ancora non supportate da idonea documentazione, e Vladimir Putin non ha ancora chiarito perché aveva dichiarato a Barack Obama di sapere che l’esercito di Assad non aveva effettuato lanci di razzi al gas sarin. Ma se l’informazione è esatta – e c’è ragione di credere che essa venga direttamente da Mosca – allora vuol dire che la Russia non ha mai venduto questo specifico lotto di munizioni chimiche alla Siria.
Dopo l’assassinio di Gheddafi nel 2011, grandi quantità di armi di fabbricazione sovietica abbandonate sono cadute nelle mani dei gruppi ribelli e degli insorgenti legati ad Al Qaida. Molte di esse sono state trovate in Mali, qualcuna in Algeria e una gran quantità in Sinai. I Siriani hanno da tempo affermato che un’importante quantità di armi di fabbricazione sovietica era giunta dalla Libia ai ribelli siriani, con l’aiuto del Qatar – che aveva aiutato i ribelli libici contro Gheddafi e che finanzia oggi la fornitura di armi agli insorti siriani.
Non vi è alcun dubbio che la Siria disponga di un considerevole arsenale di armi chimiche. Né che gli stock siriani contengano anche grandi quantità di gas sarin, stipato in razzi da 122 mm. Ma sei i Russi sono stati in grado di identificare con precisione il tipo di obice usato, sulla base dei frammenti che sono stati trovati nella Ghuta – e se tale tipo non è mai stato esportato in Siria – il regime di Assad può vantarsi che la propria innocenza sia stata oramai dimostrata.
In un paese – di fatto un mondo – in cui la propaganda è più influente della verità, scoprire l’origine dei prodotti chimici che hanno asfissiato tanti Siriani un mese fa è una inchiesta giornalistica assai pericolosa. I reporter che operano nelle zone sotto il controllo dei ribelli, vengono accusati dal regime di Assad di scendere a patti coi terroristi. Quelli che sono al di qua del fronte delle linee governative, sono regolarmente accusati di farsi megafono della propaganda del regime. E anche se il regime di Assad non è responsabile dell’attacco del 21 agosto, le sue forze hanno commesso crimini di guerra in abbondanza nel corso dei due ultimi anni. La tortura, i massacri, i bombardamenti di obiettivi civili sono da tempo acclarati.
E tuttavia bisogna riconoscere che seri dubbi vengono espressi dalle organizzazioni internazionali, le Nazioni Unite e altre a Damasco, sul fatto che razzi di gas sarin siano stati lanciati dall’esercito di Assad. Per quanto intendano mantenere l’anonimato, alcuni funzionari internazionali si trovavano a Damasco il 21 agosto e hanno sollevato degli interrogativi cui non si è data ancora una risposta. Perché, per esempio, la Siria avrebbe atteso che gli ispettori dell’ONU si fossero confortevolmente sistemati a Damasco il 18 agosto, prima di utilizzare il gas sarin appena due giorni dopo – e a soli 7 chilometri di distanza dall’hotel dove gli ispettori erano scesi? Eppure il regime di Assad avrebbe dovuto rendersi conto – se colpevole – che, con gli ispettori in loco, sarebbero state presentate prove all’ONU sull’attacco chimico e sarebbe scattato l’attacco militare delle nazioni occidentali.
Fatto sta che la Siria sta per perdere la totalità delle sue difese chimiche, strategicamente importanti contro l’arma nucleare israeliana – e questo solo perché il regime voleva lanciare i suoi razzi, vecchi di quasi mezzo secolo, su un sobborgo ribelle (a voler credere ai governi occidentali) dove solo 300 delle 1400 vittime (a voler credere ai ribelli) erano combattenti. Come una ONG occidentale diceva ieri: “Se Assad avesse voluto davvero usare il gas sarin, perché – per l’amor di dio – ha atteso due anni, e per di più il momento in cui l’ONU era in loco per investigare?”
I Russi ovviamente hanno smentito la responsabilità di Assad anche in relazione ai precedenti attacchi col gas sarin. Quando almeno 26 Siriani sono morti avvelenati dal gas nervino a Khan al-Assal, il 19 marzo – uno dei motivi per i quali gli ispettori dell’ONU erano stati mandati in Siria il mese scorso – Mosca aveva anche allora accusato i ribelli di esserne responsabili. I Russi hanno in seguito presentato all’ONU un rapporto di 100 pagine contenente le “prove”. Anche questo rapporto, come la testimonianza di Putin sugli attacchi del 21 agosto, non è stato reso pubblico.
Un testimone che si trovava con le truppe della 4° divisione dell’esercito siriano il 21 agosto – un ex ufficiale delle forze speciali considerato una fonte affidabile – ha dichiarato di non aver rilevato alcuna traccia del fatto che fossero stati lanciati dei missili contenenti gas, nonostante egli si trovasse proprio in uno dei sobborghi, Moadamiya, interessati dagli attacchi. Si ricorda dell’inquietudine dei soldati, quando hanno visto le prime immagini su You Tube dei civili in stato di soffocamento – non tanto per simpatia, ma perché temevano di doversi battere tra nuvole di veleno.
“Bisogna forse farla finita con le teorie del complotto e dire chiaramente che il governo non è coinvolto”, ha dichiarato un giornalista siriano la settimana scorsa. “Ma noi siamo certi che i ribelli hanno ottenuto del gas sarin. E necessariamente devono essere stati aiutati da stranieri che hanno insegnato loro a usarlo. O forse opera anche una ‘terza forza’ che noi non conosciamo? Se l’occidente avesse avuto bisogno di un pretesto per attaccare la Siria, bisogna dire che l’ha trovato al momento giusto, nel luogo giusto, e davanti agli ispettori delle Nazioni Unite”.

 

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