OPERAI FIAT CNH DI MODENA SU POMIGLIANO

PER IL DIBATTITO Come volevasi dimostrare, movimento non significa lotta e organizzazione indipendente degli operai. Come evidenza dell’oggi, una prima conferma;  costituire veri gruppi operai in Fiat non è opera per dilettanti. Sviluppare la lotta degli operai, alla Fiat di Pomigliano, ancora meno . La Fiat ha una lunga storia di “lotta di classe” contro gli operai, per tenerli schiacciati e sottomessi. Deve difendere una base materiale di profitti che riesce ad estrarre negli stabilimenti in tutto il mondo. Da questi profitti ed extra-profitti realizzati interamente sulla fatica e sul sudore degli operai nelle linee e nei reparti produttivi, […]
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PER IL DIBATTITO

Come volevasi dimostrare, movimento non significa lotta e organizzazione indipendente degli operai.

Come evidenza dell’oggi, una prima conferma;  costituire veri gruppi operai in Fiat non è opera per dilettanti.

Sviluppare la lotta degli operai, alla Fiat di Pomigliano, ancora meno .
La Fiat ha una lunga storia di “lotta di classe” contro gli operai, per tenerli schiacciati e sottomessi.
Deve difendere una base materiale di profitti che riesce ad estrarre negli stabilimenti in tutto il mondo.
Da questi profitti ed extra-profitti realizzati interamente sulla fatica e sul sudore degli operai nelle linee e nei reparti produttivi, la Fiat ne “riparte”, una quota non indifferente,  per mantenere i suoi servi.
Bisogna rendersi conto che la Fiat ha una struttura complessa che “mantiene” e foraggia migliaia di “tecnici”, professionisti, semi-professionisti, sindacalisti a diverso grado, e, in tutte le sigle, le stesse assunzioni sono “supervisionate” (eufemisticamente parlando, abbiamo avuto diversi casi di assunzioni clientelari tout-court, addirittura da paesi del sud del mondo, ma tutto cio’ non ci deve stupire rientra nella normalita’ di un impresa monopolistica). Questa “genia” di capi, impiegati,caporioni, caporali dell’industria, hanno la “delega” dalla proprieta’ a gestire le realzioni negli stabilimenti e dunque sono utilizzati con diverse diverse “figure” all’interno (ma anche all’esterno) perche’ non vi sia il minimo conflitto, per prevenire, per “conservare” nello status-quo, il sistema di sfruttamento stesso imposto. Da queste premesse discende l’attivita’ che devono intraprendere gli operai che vogliono difendere i propri interessi immediati e futuri. E da queste premesse si organizzano i gruppi operai che dovranno rovesciare la piramide sociale che arricchisce sempre piu’ il capitale, immiserendo “col lavoro” gli operai, portandoli finanche’ all’ammasso, tra i cassa-integrati, e licenziandone ciclicamente tanti.
Non ci sono modelli da seguire per organizzare un gruppo di fabbrica di operai combattivi. Sicuramente pero’ un gruppo operaio solido deve rompere con la superficialita’ e i pressapochismi sindacali e politici, gli interessi di parte di alcuni strati superiori degli operai e degli impiegati, e  saper nuotare in siffatto ambiente, che è ostile intrinsecamente all’organizzazione operaia, soprattutto oggi che si lavora senza scorte di magazzino (ancdhe se questa e’ un altra favoletta e sappiamo che magazzini anche nascosti la Fiat li tiene, proprio per resistere in evuntualita’ di blocchi produttivi di qualsiasi genere). Un esempio di battaglia pero’ lo vogliamo dare come contributo concreto; Secondo noi gli scioperi contro i sabati obbligatori nel gruppo Fiat (ove vengono impostati) sono sicuramente da sostenere oggi perchè mettono in crisi in diverse forme e contenuti lo sfruttamento Fiat . Un gruppo operaio deve saper mantenere i contatti con qualsiasi strato di operai nei reparti, ci vuole un lavoro persistente e puntuale  e detto fuori dai denti, non lo si puo’ inventare o immaginare tout-court dall’esterno. Cio’ che ci deve fare riflettere anche a Pomigliano e’ il livello ridottissimo di voci dall’ interno, è evidente che in questi anni sono riusciti ad esplellere e ingolfare il nucleo di operai piu’ combattivi precedente, d’altronde le cose non rimangono uguali e in Fiat le fabbriche possono cambiar pelle velocemente di questi tempi, soprattutto se il carico di lavoro politico e sindacale e’ tutto dall’esterno. A modena abbiamo sofferto alnche 3 licenziamenti politici in breve tempo ma faticosamente abbiamo mantenuto la nostra forza e attivita’ verso la fabbrica e con gli operai all’interno,  e non abbiamo ascoltato le civettuole critiche della piccola-borghesia politica che ci diceva di volgere lo sguardo alle mitiche lotte di altri. Qui bisogna anche dire per verita’di cose che ancora tanti operai stanno dando “deleghe in bianco” a personaggi di vari sindacati che non meriterebbero neanche la conduzione di un condominio uni-familiare ma tant’ e’, se e’ cosi’ a maggior ragione bisogna riallacciare i contatti con gli strati piu’ profondi e sfruttati in fabbrica e non “farli lottare” quando le polveri sono bagnate. D’altronde la stessa Fiat sta’ tirando le corde in questo perdiodo mettendo all’angolo “tanti illusi” sindacali con tessere le piu’ varie e gli stessi opportunisti, perche’ la “cura Marchionne” stà uniformando in basso gli operai,  portando la condizione operaia complessiva alla rovina, e questo all’interno di una crisi, crisi di sovrapproduzione, come quella attuale. E’ cosi’ che la parte piu’ risoluta degli operai presente in ogni fabbrica deve saper fare una propria politica nella maggioranza operaia, senza illudersi di muovere, magari oggi, tutto il baraccone, ma portando avanti nei punti deboli dello sfruttamento le istanze operaie, questo e’ quello che cerchiamo di fare a partire dalla nostra realta’, questo e’  il contributo al dibattito che ci sentiamo di avanzare.
nb; non si tratta di  critica, ma di notazione, non è rivolta unicamente ai generosi ma ai pavidi, verso chi vuole continuare a combattere padroni e servi, partendo da noi stessi.
GRUPPO DI OPERAI FIAT CNH
MODENA 27 SETTEMBRE 2013
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