Bangladesh: scoppia la rivolta degli operai tessili

Decine di migliaia di operai (soprattutto donne) protestano da 4 giorni per chiedere un aumento del salario minimo fino a 75 euro mensili, dagli attuali 28. Almeno 70 feriti negli scontri con la polizia. La ferita del Rana Plaza è ancora aperta Decine di migliaia di lavoratori tessili stanno protestando duramente da quattro giorni in Bangladesh per chiedere un aumento del salario che è tra i più bassi al mondo. Almeno 70 persone, quasi tutti operai ma anche agenti di polizia, sono stati feriti in violenti scontri, scrive The Daily Star. I disordini hanno interessato i distretti di Gazipur, […]
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Decine di migliaia di operai (soprattutto donne) protestano da 4 giorni per chiedere un aumento del salario minimo fino a 75 euro mensili, dagli attuali 28. Almeno 70 feriti negli scontri con la polizia. La ferita del Rana Plaza è ancora aperta

Decine di migliaia di lavoratori tessili stanno protestando duramente da quattro giorni in Bangladesh per chiedere un aumento del salario che è tra i più bassi al mondo. Almeno 70 persone, quasi tutti operai ma anche agenti di polizia, sono stati feriti in violenti scontri, scrive The Daily Star. I disordini hanno interessato i distretti di Gazipur, Ashulia e Savar, alla periferia di Dacca, dove si concentra la produzione di abbigliamento per export in Usa e Europa.
Gli operai chiedono che lo stipendio minimo mensile sia aumentato a 8 mila taka (circa 75 euro) dalle attuali 3 mila (28 euro). Una fonte della polizia riferisce che circa 200mila dimostranti sono scesi in strada ieri bloccando alcune importanti arterie di accesso alla capitale e danneggiando diverse fabbriche e veicoli parcheggiati. La polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la folla. Tra i feriti ci sono anche alcuni agenti di una forza di sicurezza chiamata ‘Ansar’. Una loro caserma nell’area di Gazipur è stata saccheggiata da un gruppo di operai che hanno sottratto armi e munizioni.

Un responsabile della polizia ha ammesso che la “la situazione è estremamente tesa”. Circa 400 della 5000 fabbriche tessili del paese (in cui lavorano 3,6 milioni di persone) sono rimaste chiuse per il timore di incidenti. I disordini hanno interessato anche il distretto di Savar dove lo scorso aprile oltre mille lavoratori sono morti nel crollo di un palazzo pericolante, il Rana Plaza, dove si producevano magliette per le grandi catene mondiali, tra cui anche alcune marche italiane.
La sciagura aveva sollevato la rabbia degli addetti che avevano chiesto l’aumento della paga a 8 mila taka e più sicurezza sul posto di lavoro. L’Associazione dei produttori e esportatori di abbigliamento (Bgmea) aveva però respinto la richiesta e proposto un ritocco del 20%. Le proteste sono le più forti dal 2010 quando uno sciopero prolungato dei lavoratori convinse il governo e la Bgmea ad aumentare il salario a 3 mila taka. Il Bangladesh è il secondo esportatore mondiale di abbigliamento con un giro d’affari annuo di 20 miliardi di dollari e con circa 3,6 milioni di addetti.
da rassegna.it

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