I lavoratori del Bangladesh costretti a lottare per organizzarsi in sindacati

RASSEGNA STAMPA Lotte operaie, Bangladesh       PATRICK BARTA e   SYED ZAIN AL-MAHMOOD –          Continuano le prevaricazioni e le violenze fisiche del padronato nei distretti tessili del Bangladesh per impedire che i lavoratori si organizzino, –          nonostante la pressione internazionale per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di diritti dei lavoratori seguita alla tragedia dello scorso aprile della fabbrica tessile di Rana Plaza, Bangladesh (nel crollo della quale morirono 1129 lavoratori, che erano stati costretti ad entrare in fabbrica, nonostante fossero comparse crepe nella struttura) e dell’incendio che nel novembre 2012 uccise 112 operai; e nonostante la sottoscrizione di un Accordo per la […]
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RASSEGNA STAMPA

Lotte operaie, Bangladesh

 

    PATRICK BARTA e   SYED ZAIN AL-MAHMOOD

–          Continuano le prevaricazioni e le violenze fisiche del padronato nei distretti tessili del Bangladesh per impedire che i lavoratori si organizzino,

–          nonostante la pressione internazionale per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di diritti dei lavoratori seguita alla tragedia dello scorso aprile della fabbrica tessile di Rana Plaza, Bangladesh (nel crollo della quale morirono 1129 lavoratori, che erano stati costretti ad entrare in fabbrica, nonostante fossero comparse crepe nella struttura) e dell’incendio che nel novembre 2012 uccise 112 operai;

e nonostante la sottoscrizione di un Accordo per la sicurezza strutturale e anti-incendio (Accord on Fire and Building Safety) da parte di oltre 80 rivenditori occidentali  (tra i quali H&M, Carrefour, Marks & Spencer e PVH, casa madre di of Calvin Klein e Tommy Hilfiger), che riconosce il ruolo del sindacato.

Le società che hanno sottoscritto l’accordo, legalmente vincolante, devono costituire commissioni per la salute e la sicurezza, la metà dei cui membri deve essere costituita da lavoratori scelti dai sindacati o dal voto dei lavoratori. (NYT) Esso è composto da 6 membri, compresi dirigenti di PVH, N Brown, Inditex e due grandi federazioni sindacali con sede a di Ginevra, IndustriAll e Union Global, e di un rappresentante del Consiglio  dei sindacati del  Bangladesh (Council of Trade Unions).

Oltre 4000 le fabbriche di abbigliamento in Bangladesh, ma le organizzazioni sindacali funzionanti sono poche a causa delle intimidazioni subite dai loro organizzatori.

Almeno 4 circa dei 30 nuovi sindacati nel settore creati abbigliamento negli ultimi mesi hanno subito ritorsioni, licenziamenti o angherie:

multe pari a due ore di lavoro ai lavoratori che parlano con i compagni; divieto agli attivisti sindacali di entrare nella mensa aziendale;

i capi-reparto hanno aumentato la produzione per i lavoratori sindacalizzati da 400 a 900 magliette  al giorno …

 A fine giugno in una delle numerose manifatture del Bangladesh, la Sadia Garments Ltd, uno stabilimento a 5 piani nell’area di Rampura, a N-E di Dakka, è stata attaccata con cesoie e gravemente ferita alla schiena e al petto l’operaia che ha organizzato un nuovo sindacato e del quale è segretaria.

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The Guardian           130906

Un dirigente sindacale del Bangladesh porta la campagna salariale nella settimana della moda di Londra

    Rebecca Smithers

–          Amirul Haque Amin, presidente della Federazione nazionale dei lavoratori dell’abbigliamento  del Bangladesh, partecipa al congresso annuale  della confederazione sindacale britannica TUC, e alla settimana della moda (che inizia il 13 sett.) per denunciare la situazione dei lavoratori dell’industria internazionale della moda.

–          A fronte di profitti milionari dei rivenditori come Topshop e Tesco, Amin chiede consistenti aumenti salariali per i lavoratori del settore; i salariati di Rana Plaza guadagnano £25/mese (3000 taka).

–          Tesco, e altri grandi marchi come Primark, Gap, Monsoon Accessorize, Marks &Spencer, Asda, aderiscono alla Ethical Trading Initiative e hanno firmato un codice di condotta che comprende il sostegno ad un salario minimo,

–          che però non viene applicato.

La questione del salario minimo è usata elettoralmente sia dai Conservatori e labouristi britannici.

 

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