BRIDGESTONE, OPERAI RIDOTTI A PECORE DAI SINDACALISTI

Redazione di Operai Contro, t’invio questo articolo della Gazzetta del Mezzogiorno. Lo invio come denuncia contro i sindacalisti Fanno bene gli operaio della Jabil a ribellarsi. 950 operai ridotti a pecore da macellare Un operaio di Bari Sì dei 950 lavoratori Bridgestone ad una «vittoria amara», che costerà lacrime e sangue. Ma è pur sempre una vittoria, preziosa, in un momento in cui dal mondo del lavoro arrivano solo segnali negativi. Per ora, in realtà, si tratta di un’intesa sindacati-azienda che dovrebbe (usare il condizionale è d’obbligo) essere ratificata da un incontro a Roma, al ministero del Lavoro alla […]
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Redazione di Operai Contro,

t’invio questo articolo della Gazzetta del Mezzogiorno.

Lo invio come denuncia contro i sindacalisti

Fanno bene gli operaio della Jabil a ribellarsi.

950 operai ridotti a pecore da macellare

Un operaio di Bari

Sì dei 950 lavoratori Bridgestone ad una «vittoria amara», che costerà lacrime e sangue. Ma è pur sempre una vittoria, preziosa, in un momento in cui dal mondo del lavoro arrivano solo segnali negativi. Per ora, in realtà, si tratta di un’intesa sindacati-azienda che dovrebbe (usare il condizionale è d’obbligo) essere ratificata da un incontro a Roma, al ministero del Lavoro alla fine del mese.

Ma vediamo i termini di questa preziosa intesa: prevede una settimana di 5 giorni lavorativi, con turni da sei ore. La multinazionale giapponese ha assicurato che nessuno stipendio scenderà al di sotto dei 1.300 euro e l’azienda del Sol Levante si impegna anche ad intervenire per mantenere questo livello salariale. È pur vero che la Bridgestone cambierà volto. Ora sono 950 lavoratori, ma almeno un centinaio hanno accettato gli incentivi proposti dall’azienda e uscirà dall’organico entro il dicembre 2013, altri 200 potrebbero andare via entro il dicembre 2014. Si chiama «mobilità volontaria incentivata» (circa 70-80mila euro) e verrà applicata per i lavoratori Bridgestone di Modugno di anno in anno fino al 2015, data in cui l’intesa verrà ridiscussa. Per quella data l’azienda del Sol levante conta di aver ridotto i lavoratori a 377.

È desolante, da una parte, veder svuotare uno stabilimento storico, ma per chi resta c’è la possibilità di lavorare più delle 60 ore settimanali previste dal pre-accordo e quindi di guadagnare di più dei 1.300 euro previsti.

È un progetto condiviso che ha visto i lavoratori, nelle assemblee con i sindacati territoriali e le Rsu, concordare in stragrande maggioranza con questa intesa che arriva dopo sette mesi di passione, di braccio di ferro con la casa madre giapponese. Una vertenza che rischiava di finire in una bolla d’acqua e che invece si sta concludendo con il minimo del danno per i lavoratori.

«Sì certo, la consideriamo una vittoria. Possiamo dire che è andata abbastanza bene. Anche se resta qualche piccolo punto da definire. Ma possiamo dire che stavolta, per cambiare, i lavoratori hanno vinto, strappando un buon accordo»: e se lo dice Sebastiano Buono, leader teritoriale della Cisl, un veterano del sindacato, che ha passato una vita lavorando in Bridgestone.

Certo, è una goccia nel mare agitato dell’occupazione. «Una boccata d’ossigeno» la definisce Giuseppe Altamura, segretario territoriale della Cgil.

«Non parlerei – dice- di vittoria vera e propria. Certo pensando che eravamo partiti, a marzo, con la minacciata chiusura della fabbrica abbiamo fatto un buon paso avanti. Ora abbiamo davanti una scommessa che ci dà respiro».

«È un’arma a doppio taglio – puntualizza Francesco Salierno, Rsu Cgil – perché sembra allettante ma in realtà non abbiamo avuto scelta. È un rischio, una scommessa e 1.300 euro non sono tanti per chi ha più di un figlio e mutuo e bollette da pagare».

Tra il 18 e il 19 settembre si svolgerà un incontro sindacati-istituzioni, propedeutico all’incontro al Ministero.

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