SCIOPERO NEI FAST FOOD USA

Sfida salariale alle catene di fast-Food – Guida la protesa una campagna sostenuta dai sindacati – Scioperi dei dipendenti contro McDonald ed altri JULIE JARGON    e    KRIS MAHER + vari –       Secondo gli organizzatori hanno partecipato alla protesta in 60 città americane 1000 ristoranti fast food, e altri negozi al dettaglio, come reparti di grandi magazzini; alcuni ristoranti hanno dovuto chiudere. –       Ci sono stati precedenti scioperi in oltre una dozzina di città da New York a Seattle; quella in corso, è la maggiore mai vista, in un settore che finora non aveva visto lotte di rilievo. –       La […]
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Sfida salariale alle catene di fast-Food – Guida la protesa una campagna sostenuta dai sindacati – Scioperi dei dipendenti contro McDonald ed altri

JULIE JARGON    e    KRIS MAHER

+ vari

–       Secondo gli organizzatori hanno partecipato alla protesta in 60 città americane 1000 ristoranti fast food, e altri negozi al dettaglio, come reparti di grandi magazzini; alcuni ristoranti hanno dovuto chiudere.

–       Ci sono stati precedenti scioperi in oltre una dozzina di città da New York a Seattle; quella in corso, è la maggiore mai vista, in un settore che finora non aveva visto lotte di rilievo.

–       La dimensione delle lotte in corso – iniziate con un giorno di sciopero lo scorso novembre a NY (200 lavoratori) e poi allargatasi nel Mid West e sulla West Coast, uno sciopero di 4 giorni in 7 città a luglio – è insolita,  è difficile organizzare questo settore dove il ricambio dei dipendenti è alto, attorno al 75% l’anno (NTY).

–       Le proteste sono chiamate a New York Fast Food Forward e a Chicago Fight for 15.

–       I lavoratori rivendicano la libertà di iscriversi ad un sindacato senza subire intimidazioni dai loro capi, chiedono  di portare il salario medio a $15/h, miglioramento delle condizioni di lavoro (caldo eccessivo in locali di lavoro senza condizionatori, 40° e oltre).

–       Da un recente studio del National Employment Law Project: solo il 2,2% dei dipendenti nei fast food sono manager, professionisti o tecnici; il salario medio per un lavoratore comune è di $8,94/h, quello mediano è di $9,05/h, e può scendere fino al livello del salario minimo nazionale di $7,25/h.

–       Secondo un dirigente dell’Associazione nazionale ristoratori riceve il salari minimo solo una piccola percentuale dei dipendenti, la maggior parte di essi è inferiore ai 25 anni.

–       Le proteste sono iniziate dopo che il sindacato dei dipendenti dei servizi – Service Employees International Union (SEIU) – ha aiutato alla creazione di un nuovo sindacato in almeno sei città (tra cui NY, Chicago, St. Louis), dove venivano organizzati scioperi nei fast food dal sindacato e da gruppi di attivisti.

–       Il nuovo sindacato di NY, creato lo scorso novembre, si chiama Fast Food Workers Committee (FFWC), non è affiliato ad alcun sindacato esistente; suo presidente è Kendall Fells, che (WSJ) nel 2012 ha guadagnato $111 000 come coordinatore di SEIU.

–       Il sindacato FFWC di NY si trova allo stesso indirizzo di Brooklyn del New York Communities for Change, un’associazione no-profit che ha organizzato scioperi e che l’anno scorso ha ricevuto da SEIU $2,5 mn.

–       SEIU fornisce alla lotta sostegno tecnico e organizzatori; funzionari di SEIU e volontari fungono da impiegati.

–       Fells ha dichiarato che i funzionari attuali sono solo “segnaposto”, mentre sono i lavoratori che costruiscono la loro organizzazione e decidono come strutturarla.

–       La presidente del sindacato di Washington DC, Mary Kay Henry: diversamente da precedenti tentativi ora ci si chiede come fare a cambiare la situazione in tutti i settori economici a basso salario. (Salon, 14.08.2013) Le diseguaglianze economiche sono il primo problema da risolvere; l’economia sta creando posti di lavoro che però non consentono ai lavoratori di mantenere la loro famiglia.

–       Tra i settori a basso salario quello più ampio è (probabilmente) il settore del fast food, e non si ridurrà il livello di povertà di questi settori se non riusciamo a far aumentare i salari di quest’ultimo. (Westin, direttore del New York Communities for Change)

–       A luglio hanno scioperato lavoratori di 80 ristoranti fast food (tra cui McDonald’s, Taco Bell, Burger King e Wendy’s, Popeye’s e Long John Silver’s) di Detroit e Flint (Michigan), unendosi a quelli di New York City, Chicago, St. Louis, Milwaukee e Kansas City. Lo sciopero nel Michigan è stato incoraggiato da quello di Chicago del 24 aprile, che ha ottenuto vittorie salariali e di condizioni di lavoro.

 

(NT, 31.07.2013) Gli scioperi dei Fast food hanno il sostegno del movimento Occupy Wall Street, e si differenziano da quelli sindacali tradizionali che si concentrano solitamente in un solo posto di lavoro.

Si tratta di una campagna nazionale, sostenuta con milioni di $ dal sindacato Service Employees International Union, che vuole mobilitare contemporaneamente i lavoratori di numerose città e di centinaia di ristoranti di due decine di catene.

Nessuno degli oltre 200mila ristoranti  fast food è sindacalizzato. La maggior parte dei lavoratori urbani che ha partecipato a scioperi di una giornata è nera o ispanica, gruppi demografici spesso favorevoli ai sindacati (NYT). Gli obiettivi che si pongono gli strateghi delle lotte potrebbero essere:

la sindacalizzazione del settore (difficile, per il turn-over);

far aumentare i salari ai gruppi del settore a furia di interruzioni de servizio;

far pressione sulle amministrazioni cittadine per l’introduzione di un salario minimo pe i ristoranti fast food, e sul Congresso per l’aumento del salario minimo federale (al quale i Repubblicani sono fortemente contrari).

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