Gb in crisi: aumentano i giovani senzatetto

In tutto il paese sono 80.000 i giovani che si ritrovano a vivere in mezzo a una strada, 6000 soltanto a Londra. I costi delle case aumentano a dismisura, e sempre più persone finiscono a vivere per le strade del Regno Unito. I dati rilasciati in settimana dal governo britannico mostrano come quasi 54.000 persone in Inghilterra non abbiano una dimora fissa, il 10% in più rispetto al 2011. Si tratta del quinto anno consecutivo di aumento e le associazioni del settore sottolineano che non ci sono segni che indichino una probabile inversione di rotta a breve termine. «Siamo estremamente preoccupati – […]
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In tutto il paese sono 80.000 i giovani che si ritrovano a vivere in mezzo a una strada, 6000 soltanto a Londra.

I costi delle case aumentano a dismisura, e sempre più persone finiscono a vivere per le strade del Regno Unito. I dati rilasciati in settimana dal governo britannico mostrano come quasi 54.000 persone in Inghilterra non abbiano una dimora fissa, il 10% in più rispetto al 2011.

Si tratta del quinto anno consecutivo di aumento e le associazioni del settore sottolineano che non ci sono segni che indichino una probabile inversione di rotta a breve termine. «Siamo estremamente preoccupati – spiega Charles Fraser, direttore esecutivo di St Mungo’s, una delle principali organizzazioni inglesi a sostegno dei senzatetto – per questa situazione. Rispetto a solo due anni fa, il numero dei clochard in questo paese è triplicato e ciò è inaccettabile».

Il volto più evidente e sconcertante del fenomeno è quello dei senzatetto costretti a vivere per le strade delle grandi città. Secondo le ultime statistiche – rilasciate giovedì proprio dall’associazione St. Mungo’s – il numero di chi si ritrova senza un tetto sulla testa in Gran Bretagna è aumentato del 31% rispetto al 2011. Dietro questi numeri ci sono persone – talvolta intere famiglie – costrette a dormire nei parchi, nei cassonetti, sotto le macchine parcheggiate e perfino nei cimiteri, d’estate come d’inverno.

Un’alta percentuale di senzatetto vive nella capitale, concentrata soprattutto nei quartieri di Westminster, Lambeth, Camden, Southwark e Tower Hamlet. Nell’ultimo anno per le strade di Londra sono state contate circa 6.500 persone, di cui 4.353 (il 68% del totale) erano nuovi senzatetto: dodici persone ogni giorno finite in mezzo alle strade della city. Questo dato indica che esiste un continuo ricambio: “Molti senzatetto – spiega a ‘L’Indro’ Mike Nicholas di Thames Reach, un’associazione che si occupa di clochard – vengono aiutati a trovare una sistemazione e lasciano la strada (solo il 3% dei clochard vive all’aperto per più di due anni consecutivi), ma nel frattempo ne arrivano altri. Per questo, il numero reale dei senzatetto è molto più alto di quello che si calcola e le stime sono sicuramente al ribasso“.

Londra è la città inglese con più senzatetto in assoluto, e partecipa per il 24% al numero totale del paese. “Rispetto al 2010 – spiegano dall’associazione St. Mungo’s a ‘L’Indro‘ – il numero dei clochard a Londra é aumentato del 34%. Nell’autunno 2012 abbiamo contato 2309 persone costrette a dormire per strada, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente erano 200 in meno. Le cause del problema sono le più disparate: difficoltà economiche, fine di una relazione, uno sfratto o un lutto, ma non si può più aspettare, qualcosa deve essere fatto per aiutare le famiglie prima che finiscano per strada“.

Dai dati raccolti da St. Mungo’s emerge un quadro in cui quasi la metà dei senzatetto sono cittadini inglesi (il 3% hanno servito nelle forze armate), mentre il 28% proviene da paesi CEE. Seguono Africa, Asia, Irlanda, America e altri paesi europei. Inoltre, nonostante l’aspettativa di vita dei senzatetto sia di soli 47 anni, il 9% ha più di 55 anni, mentre una piccola minoranza è minorenne. Nonostante siano l’espressione più drammatica del problema, i cosiddetti ‘rough sleepers’, ovvero coloro che dormono per strada, sono solo la punta di un iceberg molto più profondo: esiste un esercito di senza fissa dimora, intere famiglie costrette a vivere in alloggi di fortuna o temporanei sparsi per il Paese. Se si considera che l’affitto medio di una casa a Londra non scende al di sotto delle 1100 sterline al mese, un aumento dell’8% rispetto allo scorso anno, si comprende come sempre più famiglie non riescano a restare al passo con le spese e si ritrovino costrette a lasciare la propria casa.

Secondo l’Office for National Statistics, nell’ultimo anno oltre 53.000 persone hanno cercato sistemazioni temporanee d’emergenza, come i bed&breakfast, che hanno registrato un aumento del 26% delle prenotazioni. Tra queste famiglie, più di 40.000 comprendono bambini o donne in gravidanza. Nonostante la legge inglese vieti di soggiornare nei B&B per più di sei settimane, inoltre, il numero di famiglie che si ferma più a lungo del massimo consentito è aumentato del 92% rispetto allo scorso anno.

Gli elevati costi delle case, insieme all’aumento dei prezzi, all’abbassamento dei salari e ai tagli all’assistenza sociale per le abitazioni fanno sì che migliaia di famiglie nel Regno Unito non siano più in grado di permettersi un tetto sopra la testa, come sottolineano gli esperti: “La situazione economica in cui ci troviamo – spiega Mike Nicholas – rende la situazione insostenibile per molte famiglie. Inoltre, peggiora anche la condizione degli ex-senzatetto, che faticano a ricostruire la propria vita, a trovare lavoro e si affidano alle associazioni e alle autorità locali“.

In Inghilterra, l’Housing Act del 1996 stabilisce che la responsabilità dei senzatetto sia delle autorità locali, che sono dunque obbligate a prestare assistenza. Esse hanno l’obbligo di fornire un servizio di aiuti disponibile 24 ore su 24 a chi si trova senza dimora o a chi è a rischio di perderla in tempi brevi. “La responsabilità di garantire a tutti i cittadini di questo paese una casa è chiaramente nelle mani delle autorità locali. – spiega a ‘L’Indro‘ Charles Fraser – è necessario che si riesca ad aiutare le famiglie prima che perdano la casa, si deve fare di più, i poteri locali devono fare di più e devono farlo in fretta. Non possiamo stare a guardare che questo trend negativo aumenti progressivamente nel corso dell’anno. Abbiamo bisogno di vedere una determinazione nuova nell’affrontare il problema dei senzatetto, nel fornire assistenza, e nel prevenire il problema aiutando chi è in difficoltà prima che perda tutto“.

Diventa dunque fondamentale che le famiglie abbiano accesso ad abitazioni sicure, di qualità e dai costi sostenibili. Le amministrazioni locali, però, sono inondate di richieste di assistenza e di abitazioni, e non riescono a tenere il passo con le domande. Il 33% delle amministrazioni locali ha esaurito l’edilizia sociale a disposizione, ed è costretto a trovare delle sistemazioni di emergenza in altre città, costringendo intere famiglie a cambiare scuola, lavoro e a lasciare la propria rete di supporto.

Ad aggiungersi alla già complicata situazione, sono stati i tagli alle agevolazioni sulle abitazioni decisi dal governo dal 2011, aumentati nei mesi scorsi e destinati ad aumentare nuovamente entro settembre. Essi hanno costretto sempre più famiglie a lasciare la propria casa, senza avere un altro posto dove andare. In questo modo, i costi di assistenza che gravano sulle amministrazioni locali sono aumentati esponenzialmente, annullando i risparmi ottenuti con i tagli. Nel quartiere di Westminster, ad esempio, le politiche per i senzatetto sono costate il 63.5% in più rispetto all’anno precedente, vanificando così ogni tentativo di risparmio ottenuto con i tagli. Ciò è avvenuto poiché a causa delle riduzioni dei benefits, un numero di gran lunga maggiore di persone ha avuto bisogno di abitazioni temporanee, che per legge sono fornite dal comune.

I dati locali – ottenuti dal quotidiano britannico ‘The Guardian’ – mostrano come i tagli non siano stati un buon affare: se, da un lato, hanno fatto risparmiare all’amministrazione di Westminster 40 milioni di sterline, dall’altro ricollocare i nuovi senzatetto in sistemazioni d’emergenza è costato 135,83 milioni dal 2009 ad oggi. Rispetto allo scorso anno, invece, il costo degli aiuti alle famiglie considerate vulnerabili è aumentato di quasi il doppio: da 25.5 milioni di sterline dello scorso anno finanziario, ai 41.8 milioni di quest’anno. Ciò che mi sembra veramente triste – commenta Charles Fraser – è che ogni statistica, ogni dato, ogni report sui senzatetto è una persona che ha raggiunto un punto in cui non sa da che parte voltarsi, non ha idea di cosa fare. Chiede aiuto, ma l’aiuto non sembra esserci, per lui“. 

I costi delle case aumentano a dismisura, e sempre più persone finiscono a vivere per le strade del Regno Unito. I dati rilasciati in settimana dal governo britannico mostrano come quasi 54.000 persone in Inghilterra non abbiano una dimora fissa, il 10% in più rispetto al 2011.

Si tratta del quinto anno consecutivo di aumento e le associazioni del settore sottolineano che non ci sono segni che indichino una probabile inversione di rotta a breve termine. «Siamo estremamente preoccupati – spiega Charles Fraser, direttore esecutivo di St Mungo’s, una delle principali organizzazioni inglesi a sostegno dei senzatetto – per questa situazione. Rispetto a solo due anni fa, il numero dei clochard in questo paese è triplicato e ciò è inaccettabile».

Il volto più evidente e sconcertante del fenomeno è quello dei senzatetto costretti a vivere per le strade delle grandi città. Secondo le ultime statistiche – rilasciate giovedì proprio dall’associazione St. Mungo’s – il numero di chi si ritrova senza un tetto sulla testa in Gran Bretagna è aumentato del 31% rispetto al 2011. Dietro questi numeri ci sono persone – talvolta intere famiglie – costrette a dormire nei parchi, nei cassonetti, sotto le macchine parcheggiate e perfino nei cimiteri, d’estate come d’inverno.

Un’alta percentuale di senzatetto vive nella capitale, concentrata soprattutto nei quartieri di Westminster, Lambeth, Camden, Southwark e Tower Hamlet. Nell’ultimo anno per le strade di Londra sono state contate circa 6.500 persone, di cui 4.353 (il 68% del totale) erano nuovi senzatetto: dodici persone ogni giorno finite in mezzo alle strade della city. Questo dato indica che esiste un continuo ricambio: “Molti senzatetto – spiega a ‘L’Indro’ Mike Nicholas di Thames Reach, un’associazione che si occupa di clochard – vengono aiutati a trovare una sistemazione e lasciano la strada (solo il 3% dei clochard vive all’aperto per più di due anni consecutivi), ma nel frattempo ne arrivano altri. Per questo, il numero reale dei senzatetto è molto più alto di quello che si calcola e le stime sono sicuramente al ribasso“.

Londra è la città inglese con più senzatetto in assoluto, e partecipa per il 24% al numero totale del paese. “Rispetto al 2010 – spiegano dall’associazione St. Mungo’s a ‘L’Indro‘ – il numero dei clochard a Londra é aumentato del 34%. Nell’autunno 2012 abbiamo contato 2309 persone costrette a dormire per strada, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente erano 200 in meno. Le cause del problema sono le più disparate: difficoltà economiche, fine di una relazione, uno sfratto o un lutto, ma non si può più aspettare, qualcosa deve essere fatto per aiutare le famiglie prima che finiscano per strada“.

Dai dati raccolti da St. Mungo’s emerge un quadro in cui quasi la metà dei senzatetto sono cittadini inglesi (il 3% hanno servito nelle forze armate), mentre il 28% proviene da paesi CEE. Seguono Africa, Asia, Irlanda, America e altri paesi europei. Inoltre, nonostante l’aspettativa di vita dei senzatetto sia di soli 47 anni, il 9% ha più di 55 anni, mentre una piccola minoranza è minorenne. Nonostante siano l’espressione più drammatica del problema, i cosiddetti ‘rough sleepers’, ovvero coloro che dormono per strada, sono solo la punta di un iceberg molto più profondo: esiste un esercito di senza fissa dimora, intere famiglie costrette a vivere in alloggi di fortuna o temporanei sparsi per il Paese. Se si considera che l’affitto medio di una casa a Londra non scende al di sotto delle 1100 sterline al mese, un aumento dell’8% rispetto allo scorso anno, si comprende come sempre più famiglie non riescano a restare al passo con le spese e si ritrovino costrette a lasciare la propria casa.

Secondo l’Office for National Statistics, nell’ultimo anno oltre 53.000 persone hanno cercato sistemazioni temporanee d’emergenza, come i bed&breakfast, che hanno registrato un aumento del 26% delle prenotazioni. Tra queste famiglie, più di 40.000 comprendono bambini o donne in gravidanza. Nonostante la legge inglese vieti di soggiornare nei B&B per più di sei settimane, inoltre, il numero di famiglie che si ferma più a lungo del massimo consentito è aumentato del 92% rispetto allo scorso anno.

Gli elevati costi delle case, insieme all’aumento dei prezzi, all’abbassamento dei salari e ai tagli all’assistenza sociale per le abitazioni fanno sì che migliaia di famiglie nel Regno Unito non siano più in grado di permettersi un tetto sopra la testa, come sottolineano gli esperti: “La situazione economica in cui ci troviamo – spiega Mike Nicholas – rende la situazione insostenibile per molte famiglie. Inoltre, peggiora anche la condizione degli ex-senzatetto, che faticano a ricostruire la propria vita, a trovare lavoro e si affidano alle associazioni e alle autorità locali“.

In Inghilterra, l’Housing Act del 1996 stabilisce che la responsabilità dei senzatetto sia delle autorità locali, che sono dunque obbligate a prestare assistenza. Esse hanno l’obbligo di fornire un servizio di aiuti disponibile 24 ore su 24 a chi si trova senza dimora o a chi è a rischio di perderla in tempi brevi. “La responsabilità di garantire a tutti i cittadini di questo paese una casa è chiaramente nelle mani delle autorità locali. – spiega a ‘L’Indro‘ Charles Fraser – è necessario che si riesca ad aiutare le famiglie prima che perdano la casa, si deve fare di più, i poteri locali devono fare di più e devono farlo in fretta. Non possiamo stare a guardare che questo trend negativo aumenti progressivamente nel corso dell’anno. Abbiamo bisogno di vedere una determinazione nuova nell’affrontare il problema dei senzatetto, nel fornire assistenza, e nel prevenire il problema aiutando chi è in difficoltà prima che perda tutto“.

Diventa dunque fondamentale che le famiglie abbiano accesso ad abitazioni sicure, di qualità e dai costi sostenibili. Le amministrazioni locali, però, sono inondate di richieste di assistenza e di abitazioni, e non riescono a tenere il passo con le domande. Il 33% delle amministrazioni locali ha esaurito l’edilizia sociale a disposizione, ed è costretto a trovare delle sistemazioni di emergenza in altre città, costringendo intere famiglie a cambiare scuola, lavoro e a lasciare la propria rete di supporto.

Ad aggiungersi alla già complicata situazione, sono stati i tagli alle agevolazioni sulle abitazioni decisi dal governo dal 2011, aumentati nei mesi scorsi e destinati ad aumentare nuovamente entro settembre. Essi hanno costretto sempre più famiglie a lasciare la propria casa, senza avere un altro posto dove andare. In questo modo, i costi di assistenza che gravano sulle amministrazioni locali sono aumentati esponenzialmente, annullando i risparmi ottenuti con i tagli. Nel quartiere di Westminster, ad esempio, le politiche per i senzatetto sono costate il 63.5% in più rispetto all’anno precedente, vanificando così ogni tentativo di risparmio ottenuto con i tagli. Ciò è avvenuto poiché a causa delle riduzioni dei benefits, un numero di gran lunga maggiore di persone ha avuto bisogno di abitazioni temporanee, che per legge sono fornite dal comune.

I dati locali – ottenuti dal quotidiano britannico ‘The Guardian’ – mostrano come i tagli non siano stati un buon affare: se, da un lato, hanno fatto risparmiare all’amministrazione di Westminster 40 milioni di sterline, dall’altro ricollocare i nuovi senzatetto in sistemazioni d’emergenza è costato 135,83 milioni dal 2009 ad oggi. Rispetto allo scorso anno, invece, il costo degli aiuti alle famiglie considerate vulnerabili è aumentato di quasi il doppio: da 25.5 milioni di sterline dello scorso anno finanziario, ai 41.8 milioni di quest’anno. Ciò che mi sembra veramente triste – commenta Charles Fraser – è che ogni statistica, ogni dato, ogni report sui senzatetto è una persona che ha raggiunto un punto in cui non sa da che parte voltarsi, non ha idea di cosa fare. Chiede aiuto, ma l’aiuto non sembra esserci, per lui“. 

senzatetto

-http://www.lindro.it/

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