RISULTATI DELLE ELEZIONI SICILIANE: LA RIVINCITA DELLE COMPARSE!

Lo so, qualche lettore di questa pagina penserà, ha senso parlare adesso, dopo tanto tempo, di risultati elettorali? Ritengo, però, che la controinformazione sia anche non seguire l’onda, la consuetudine, allora si può uscire dal seminato e affrontare certi temi a “freddo”, quando non ne parla più nessuno. Anche perché si hanno le tasche piene dei rituali che precedono e seguono le elezioni, sempre uguali in qualsiasi luogo e tempo: per un certo periodo a ridosso degli eventi elettorali la gente è investita da un fiume di parole, è cercata, anche in modo confidenziale, fin dentro casa, ed è […]
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Lo so, qualche lettore di questa pagina penserà, ha senso parlare adesso, dopo tanto tempo, di risultati elettorali? Ritengo, però, che la controinformazione sia anche non seguire l’onda, la consuetudine, allora si può uscire dal seminato e affrontare certi temi a “freddo”, quando non ne parla più nessuno. Anche perché si hanno le tasche piene dei rituali che precedono e seguono le elezioni, sempre uguali in qualsiasi luogo e tempo: per un certo periodo a ridosso degli eventi elettorali la gente è investita da un fiume di parole, è cercata, anche in modo confidenziale, fin dentro casa, ed è passivamente coinvolta nelle discussioni per le risoluzioni dei problemi ma passata l’onda ognuno deve rientrare nel privato, le regole della democrazia borghese e della delega lo impongono! Sempre nello stesso periodo si asfaltavano e si puliscono con regolarità le strade, i piccoli problemi quotidiani sono momentaneamente risolti, ma superato questo periodo tutto torna alla “normalità”. Una volta delegato a qualcun altro di occuparsi dei problemi collettivi, al cittadino non rimane altra possibilità d’intervento, può solo aspettare che si ripeta il rituale e mettere una croce su un simbolo e, se si tratta di elezioni locali come in questo caso, si può scegliere la persona cui offrire una delega in bianco, niente di più di questo. Subito dopo l’evento elettorale, i commenti su chi ha vinto riempiono le pagine dei giornali locali e nazionali, ma anche i vari tg, poi però si torna alla quotidianità, con tutti i suoi problemi e ci si disinteressa di ciò che avviene attorno. Intendiamoci, in questo sistema economico e sociale non sarebbe possibile, inutile illudersi, una qualche forma di democrazia diretta e partecipata, fintantoché i mezzi di produzione saranno in mano a pochi, ma in questa situazione la democrazia rappresentativa è solo un’illusione!

Dopo questa lunga premessa, che chiave di lettura si può dare al risultato delle amministrative siciliane? Se si potesse dare un titolo, sarebbe “le rivincite delle comparse”. Elemento comune, nei comuni  dove i (pochi) elettori hanno votato, è stata , infatti,  l’ascesa di nuove figure politiche, nuovi “attori”. Comparse per essere precisi. Si perché, contrariamente a ciò che ha affermato la stampa locale, ciò che è avvenuto in Sicilia ricalca un copione ampiamente adottato anche altre parti d’Italia: così come avviene quando si gira un Film, nelle scene più pericolose gli attori principali vengono sostituiti dalle comparse, per riprendersi la scena nei momenti più importanti, anche la borghesia sostituisce i propri rappresentanti nei momenti di maggiori difficoltà economiche e sociali. In questo modo si salva “la pace sociale”, si fanno togliere le castagne dal fuoco dalle comparse, ma gli attori principali rimangono dietro le quinte, pronti a riprendersi la scena al momento opportuno. In effetti in tutte le realtà difficili, si sono affermati dei personaggi nuovi. È  successo a Messina, travolta da una finanziaria e sociale senza precedenti, ma anche al comune di  Catania, dove è ritornata una vecchia conoscenza, il sindaco Bianco, mentre a Ragusa per la prima volta è salito un grillino. La lettura materialistica della realtà impone di giudicare sulla base dei fatti: miglioreranno le condizioni di vita del popolo, l’accesso all’acqua, al cibo sano, ad abitazioni confortevoli?Queste sono le cose importanti il resto sono chiacchiere inutili!

Torniamo, invece, all’attualità. Negli ultimi tempi in Sicilia si stanno “scoprendo gli altarini”, come si dice da queste parti, la magistratura è impegnata a tutto campo a far luce sull’origine dell’enorme voragine del debito pubblico siciliano, tutti i settori di spesa sono interessati: dalla formazione professionale ai servizi, per finire al  servizio del 118. La  stampa locale si meraviglia di tutte queste magagne ed elogia la volontà di “pulizia”dell’amministrazione regionale. Una vera rivoluzione! Non raccontiamoci balle! È solo un’operazione di pulizia interna alla borghesia, nessuno andrà in carcere, ci mancherebbe altro! Molti dei responsabili della situazione attuale stanno dietro le quinte, pronti a riprendersi la scena al momento opportunoVorrei chiedere,perciò, agli intellettuali irreggimentati, ma in questo tempo siete stati su un altro pianeta? La situazione siciliana è il frutto di decenni  di malaffare, con il beneplacito di tutti e deriva direttamente dalla cultura siciliana prettamente individualistica, che a sua volta è la conseguenza della cultura mafiosa del “non mi riguarda”! Così la gente si è abituata a girare la testa altrove quando avvengono le cose, ma poi, quando i “buoi sono scappati ”, si cerca di correre ai ripari, oppure si delega  qualcuno per rimediare al danno. Intendiamoci la cultura individualista è alla base del capitalismo, ma quando a ciò si somma, come “valore aggiunto”, la cultura mafiosa i problemi si amplificano!

Per questo, per finire questa mia disquisizione, mi rivolgo direttamente ai lettori siciliani di buona volontà, sinceramente interessati a cambiare le cose. Non è con la cultura della delega, che  può esprimersi anche con il non voto, che si cambiano la cose, ma intervenendo direttamente sul territorio, senza girare la testa da un’altra parte, denunciando le magagne anche quando non danneggiano direttamente te o la tua famiglia, ripudiando, nei fatti, la cultura del “non mi riguarda”, se non si fa questo non si va da nessuna parte! Chi potrà restituire la bellezza delle coste devastate dal cemento selvaggio, oppure le pendici del’Etna cosparse di fabbriche dismesse e centri commerciali, come sarà possibile ricostituire il tessuto sociale ed economico distrutti dai centri commerciali?  E cosa dire delle pale eoliche disseminate nelle aree interne ma ormai ferme perché illegali? Soldi pubblici buttati al vento (non proprio visto che hanno permesso a mafiosi e politici locali di arricchirsi)! Fino a quando ciò non avviene non ci può essere un vero cambiamento!

PIERO DEMARCO

 

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