CINA

RASSEGNA STAMPA Una tempesta si sta addensando nel Pacifico Occidentale Walden Bello Tesi AT: La maggiore aggressività delle rivendicazioni territoriali cinesi, il ri-focalizzazone strategica americana sull’Asia, e le pressioni della destra giapponese per una nuova politica estera e militare stanno creando una situazione di instabilità nell’Asia-Pacifico. –          Negli ultimi mesi la Cina ha attuato una serie di manovre provocatorie nel Mar di Cina meridionale, che essa rivendica in toto, compreso il Mare delle Filippine Occidentali: –          occupazione del Scarborough Shoal (Banco di Scarborough), o Majo de Masinloc, con 90 navi, che impediscono l’accesso ai pescatori filippini; –          una maggiore […]
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RASSEGNA STAMPA

Una tempesta si sta addensando nel Pacifico Occidentale

Walden Bello

Tesi AT:

La maggiore aggressività delle rivendicazioni territoriali cinesi, il ri-focalizzazone strategica americana sull’Asia, e le pressioni della destra giapponese per una nuova politica estera e militare stanno creando una situazione di instabilità nell’Asia-Pacifico.

–          Negli ultimi mesi la Cina ha attuato una serie di manovre provocatorie nel Mar di Cina meridionale, che essa rivendica in toto, compreso il Mare delle Filippine Occidentali:

–          occupazione del Scarborough Shoal (Banco di Scarborough), o Majo de Masinloc, con 90 navi, che impediscono l’accesso ai pescatori filippini;

–          una maggiore presenza militare nell’Ayungin Shoal;

–          la cosiddetta Cabbage Strategy (Strategia del cavolo), circondare militarmente con le navi le due suddette aree, per impedire qualsiasi rifornimento, alimentare e militare, ai distaccamenti filippini.

La Cina rivendica un’area marittima di 3,5 milioni di km2 confinante con sei Stati, attraverso la quale passa 1/3 del traffico marino mondiale, definendola in modo non ufficiale una via d’acqua di sua antica proprietà, e riferendosi alla sua inclusione nelle mappe del regime nazionalista cinese, a fine anni Quaranta.

Due le teorie per spiegare le ragioni del comportamento cinese:

1.    Il PCC risponde con un forte nazionalismo allo scontento interno

2.    Freddo calcolo: acquisire il monopolio delle risorse energetiche e della pesca, in quanto potenza in ascesa che aspira a divenire una potenza egemone regionale e poi globale.

 –          Le manovre cinesi sono state usate dagli Usa come giustificazione per accrescere la propria presenza militare nella regione.

–          ll 60% della forza navale americana è stata spostata nel Pacifico Occidentale.

–          Le forze speciali americane continuano a partecipare alla campagna contro i radicali islamisti nelle Filippine meridionali.

–          A 20 anni dalla rinuncia alle proprie basi militari nelle Filippine, gli Usa ora tornano con un maggior accesso alle basi navali del paese.

–          La concentrazione sull’Asia (“pivot”) di Obama, riprende la strategia militare di Bush ante 11 settembre che definì la Cina non più partner strategico ma competitore strategico, con la differenza che quella di Obama sarebbe un limitato ripiegamento dalle difficoltà dell’intervento americano in MO e Asia sudoccidentale, in un’area considerata di più facile gestione.

 –          Allarmati dalla nuova aggressività cinese, tramite l’ASEAN i paesi dell’area hanno ricordato alla Cina l’impegno preso nel 2002 nella Dichiarazione di comportamento ad assicurare la risoluzione pacifica delle dispute.

 –          C’è il rischio che Pechino spinga questi paesi, Vietnam compreso, nelle braccia di Washington, che si pone come protettore militare o fattore di equilibrio.

Il Giappone è il terzo fattore di destabilizzazione nella regione.

–          Con l’obiettivo di una politica estera e militare più indipendente dagli Usa,

–          la destra giapponese, compreso il primo  ministro Shinzo Abe, ha sfruttato le manovre cinesi per far pressione per l’abolizione dell’art. 9 della Costituzione che proibisce la guerra come strumento di politica estera e che il Giappone abbia delle forze armate.

Ci sono segnali della minore resistenza alla ri-militarizzazione giapponese, dal ministro Esteri delle Filippine, che ha appoggiato di recente il riarmo giapponese per contenere le mire egemoniche della Cina.

[R+T]

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