MALI

A sei mesi dall’intervento militare francese in Mali, sconfitta degli islamisti radicali nel Nord del Mali, legati ad al-Qaeda del Maghreb islamico (Aqim) che sembra si siano ritirati in Libia. –       È stato siglato a giugno l’accordo di Ouagadougou (Burkina Faso), per cui il governo di transizione del Mali ha concluso una specie di pace separata con l’MNLA, il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad, che rappresenta di fatto solo alcuni clan tuareg, in un’area dove i tuareg sono la minoranza. I ribelli Tuareg si impegnano a non allargare la loro area di influenza. –       Ha firmato il trattato […]
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A sei mesi dall’intervento militare francese in Mali, sconfitta degli islamisti radicali nel Nord del Mali, legati ad al-Qaeda del Maghreb islamico (Aqim) che sembra si siano ritirati in Libia.

–       È stato siglato a giugno l’accordo di Ouagadougou (Burkina Faso), per cui il governo di transizione del Mali ha concluso una specie di pace separata con l’MNLA, il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad, che rappresenta di fatto solo alcuni clan tuareg, in un’area dove i tuareg sono la minoranza. I ribelli Tuareg si impegnano a non allargare la loro area di influenza.

–       Ha firmato il trattato anche l’“Alto Consiglio per l’unità dell’Azwad”, un’organizzazione ombrello dei Tuareg.

–       Il presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA) ha chiesto che tutti i gruppi armati della regione sottoscrivano l’accordo.

–       Ma i ribelli accetteranno di deporre le armi solo dopo le elezioni presidenziali, quando sarà siglato un trattato di pace complessivo; con la mediazione di Francia, Onu e UA, una commissione di rappresentanti del governo e dei tuareg negozierà sul disarmo, e sull’integrazione nelle strutture statali dei ribelli.

–       L’accordo prevede che i guerriglieri dell’MNLA si ritirino nelle caserme di Kidal, dove invece fanno il loro ingresso forze di polizia, e 150 soldati del governo centrale sotto il controllo delle truppe Onu e dell’Unione Africana (UA).

–       Con l’arrivo delle forze regolari a Kidal ci sono stati nuovi scontri tra tuareg e arabi e la popolazione nera, che rappresenta la maggioranza di Kidal, con almeno 4 vittime, e la violazione dell’“accordo di pace”.

–       Rimangono diverse postazioni militari, è stato revocato lo stato d’emergenza;

–       Presidenziali in Mali: il 28 p-v.ci saranno le elezioni presidenziali, organizzate in modo accelerato dalla Francia, dato che solo da tre mesi non ci sono scontri armati nel Nord. Le elezioni sono una condizione posta dai finanziatori internazionali, tra i quali la UE, che ha promesso oltre €3MD, per la ricostruzione del paese.

 

–       28 i candidati alla presidenza, nessuno di essi si preveda riesca ad avere la maggioranza al primo turno.

–       I tre candidati favoriti rappresentano il vecchio sistema, e sono responsabili dei problemi economici del Mali, mentre si sono arricchiti personalmente: Modibo Sidibé, ex primo ministro, Ibrahim Boubacar Keïta, chiamato „IBK“, per 6 anni primo ministro, e Soumaïla Cissé,

–       che nel 2002-2007 ha presieduto la commissione dell’Unione Monetaria ed economica dell’Africa Occidentale, arricchendosi enormemente;

–       è un candidato del Nord provenendo da Timbuktu, dove le sue prospettive di successo sono diminuite dal fatto che non parteciperanno alle elezioni i 500mila maliani fuggiti con l’arrivo degli islamisti.

–       Keïta, fa parte dell’Internazionale socialista; nel 2002 ha perso le presidenziali solo perché la commissione elettorale ha improvvisamente dichiarate non valide il 35% delle schede;

–       È benvisto da molti fedeli musulmani e dai militari, legame quest’ultimo che a seguito del golpe dei militari 16 mesi fa’ gli ha fatto perdere consensi politici.

CINA e RUSSIA

–       La Russia ha maggiori interessi geopolitici in Siria, e considera il Mali e l’Africa occidentale e settentrionale pertinenza dell’Europa; “è interessata a sviluppare le relazioni economiche con l’Africa ma non ha molto da offrire”, secondo una esperta russa sull’Africa; l’ex primo ministro russo Medvedev dopo una visita in Nigeria rilevò che la Russia era “quasi in ritardo” per impegnarsi con l’Africa.

–       La Cina ha interessi molto maggiori della Russia in Mali, dove ha superato Europa e USA come maggior partner commerciale dell’Africa (€160MD) ed ha grandi progetti di investimento: nel solo 2012 i suoi gruppi vi hanno investito $15MD;

–       la Cina è interessata ai minerali dell’Africa Nord e occidentale, al petrolio dei suoi paesi occidentali; ai prodotti agricoli di Chad, Mali, Benin e Burkina Faso, che alimentano la sua industria tessile cinese;

–       l’Africa Occidentale è un’importante importatrice di prodotti cinesi, Nigeria in testa con il 42% dell’import cinese dell’area.

–       Se da una parte Pechino potrebbe beneficiare della stabilizzazione dell’area per opera delle truppe francesi, dall’altra questo intervento fornisce la giustificazione per un nuovo interventismo occidentale in Africa, (da non sottovalutare gli interessi economici francesi in Mali, uranio, materie prime …)

–       Pechino sa che l’Occidente sa avviando una strategia di contenimento in Africa riprendendo il controllo delle sue ex colonie, dove la Cina sta facendosi avanti. Ma l’Occidente non è in grado di competere con l’ampiezza dell’offerta cinese ai paesi africani.

–       I progetti transcontinentali della Cina aprono la strada alla creazione di blocchi regionali che accrescono la capacità contrattuale dell’Africa verso le potenze occidentali, ed è questa la motivazione strategica dell’intervento francese ed occidentale in Mali.

–       Soldati cinesi e tedeschi saranno assieme in Mali sotto egida ONU, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, quando istruttori tedeschi modernizzarono l’esercito del Kuomintang, fino all’alleanza della Germania con il Giappone, che pose fine alla cooperazione sino-tedesca.

–       La Cina ha promesso a fine marzo 500 soldati per MINUSMA, il maggior contributo militare finora ad una “missione di pace” internazionale, ne farebbero parte 155 ingegneri; nelle missioni ONU sono complessivamente impegnati 2000 soldati cinesi; la Cina ha partecipato alle missioni Onu in Irak e Cambogia, ma è la prima volta che interviene in una regione non asiatica, fino a pochi decenni fa al di fuori o nella periferia dei suoi interessi.

–       Fa parte della politica estera più assertiva di Pechino, che utilizza anche aiuti umanitari, come l’assistenza medica.

In Mali, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 17,6% dei bambini muore prima dei 5 anni; l’aspettativa di via è di 53 ani, tra le più basse del mondo.

–       La Francia ha dispiegato prima 2000 soldati, a cui ne ha aggiunto altri 500.

–       Ad aprile la UE ha iniziato una missione di addestramento delle forze maliane, con 550 istruttori da diversi paesi europei; la Bundeswehr ha inviato 17 istruttori per l’addestramento di soldati maliani che saranno in totale 4500.

–       La Bundeswehr prevede che rimarrà per alcuni anni in Mali.

–       Da luglio saranno inviati in Mali 12 600 soldati ONU.

–       L’Italia ha inviato 2 C-130 per il trasporto e 1 Boeing KC-767°, e due dozzine di “esperti”.

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Conferenza a Bruxelles dei finanziatori internazionali per il Mali, rappresentati 103 paesi; promessi €3,2MD, €1 MD dalla UE; €100 mn. la Germania.

Il Mali in cambio promette riforme politiche.

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