EGITTO: I RIBELLI AVANZANO, PROVE DI GUERRA CIVILE

Redazione di Operai Contro, Il presidente egiziano Mohamed Morsi ha chiesto all’esercito di ritirare il suo ultimatum riaffermando la sua “legittimità costituzionale” e rifiutando “ogni tentativo di deviare da essa”.  Negli scontri tra ribelli e sostenitori di Morsi i primi 16 morti e 200 feriti Secondo l’agenzia di stampa Dpa che cita fonti delle forze di sicurezza, alla periferia della capitale gli scontri sono scoppiati quando un gruppo di sostenitori di Morsi si è messo in marcia verso l’Università del Cairo. Durante i disordini sostenitori e oppositori del presidente si sono fronteggiati e diverse persone sono rimaste ferite. A Banha, 50 chilometri a […]
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Redazione di Operai Contro,

Il presidente egiziano Mohamed Morsi ha chiesto all’esercito di ritirare il suo ultimatum riaffermando la sua “legittimità costituzionale” e rifiutando “ogni tentativo di deviare da essa”. 

Negli scontri tra ribelli e sostenitori di Morsi i primi 16 morti e 200 feriti

Secondo l’agenzia di stampa Dpa che cita fonti delle forze di sicurezza, alla periferia della capitale gli scontri sono scoppiati quando un gruppo di sostenitori di Morsi si è messo in marcia verso l’Università del Cairo. Durante i disordini sostenitori e oppositori del presidente si sono fronteggiati e diverse persone sono rimaste ferite. A Banha, 50 chilometri a nordest del Cairo, un gruppo di oppositori del presidente ha aperto il fuoco contro una folla di avversari politici. Tra i due gruppi è poi iniziato un lancio di pietre e sassi. Secondo la tv satellitare al-Jazeera una sede dei Fratelli Musulmani è stata presa d’assalto e incendiata a Helwan, a sud del Cairo.

Intanto l’eco della protesta di piazza Tahrir non è lontana dagli altri Paesi della ‘primavera araba’, soprattutto da quelli che, cacciati i tiranni o ammorbidite le forti rivendicazioni con blande riforme, sono guidati da partiti connotati dall’Islam. In Marocco e Tunisia il timore del contagio, di un effetto domino impensabile solo fino a poche settimane fa, è ora palpabile. I due Paesi, pur se con una struttura politica e sociale diversa, sembrano percorrere la stessa strada, che somiglia terribilmente a quella che ha portato l’Egitto sull’orlo della guerra civile.

partiti islamici, usciti vincitori dalle elezioni politiche, hanno sostanzialmente fallito nel contratto che avevano stipulato con gli elettori e che verteva, soprattutto, sul sanare la crisi economica e restituire certezze alla società.

I partiti di governo islamisti, non sono stati in grado di dare soluzioni alle crisi

Davanti allo sfascio dell’Egitto non c’è stata nemmeno una presa di distanza dai Fratelli musulmani di cui Ennahda e Partito per la giustizia e lo sviluppo sono gemelli, se non addirittura figli. Al punto che, andando anche contro l’evidenza, ieri sera Ennahda ha confermato il suo totale appoggio alla Fratellanza, cosa che nemmeno i salafiti egiziani hanno fatto, marcando invece una differenziazione rispetto a Mohamed Morsi.

La paura vera, che serpeggia evidente, è che la ribellione degli egiziani dia forza e convinzione a chi, in Marocco e Tunisia, non ha perso la speranza che ‘primavera araba’ sia sinonimo di libertà.

Un lettore

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