KURDISTAN

rassegna stampa Asia Times      130617 Il predominio di una famiglia macchia l’ascesa del Kurdistan Derek Monroe –   Erbil, capital del Kurdistan iracheno, opera di fatto come Stato indipendente, con un proprio potere legislativo, esecutivo e giudiziario; ha il totale controllo dei confine esterni e di quelli regionali, interni. –  È la prima volta nella storia che i curdi hanno un proprio Stato. –  Risulta di fatto fuori dallo Stato iracheno, non avendo un reale potere decisionale perché dispone di soli  90 seggi su un totale di 700 al parlamento centrale. –  Il Kurdistan, il più recente “petro-stato”, ha vissuto […]
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rassegna stampa

Asia Times      130617

Il predominio di una famiglia macchia l’ascesa del Kurdistan

Derek Monroe

–   Erbil, capital del Kurdistan iracheno, opera di fatto come Stato indipendente, con un proprio potere legislativo, esecutivo e giudiziario; ha il totale controllo dei confine esterni e di quelli regionali, interni.

–  È la prima volta nella storia che i curdi hanno un proprio Stato.

–  Risulta di fatto fuori dallo Stato iracheno, non avendo un reale potere decisionale perché dispone di soli  90 seggi su un totale di 700 al parlamento centrale.

–  Il Kurdistan, il più recente “petro-stato”, ha vissuto un periodo di stabilità politica ed economica dalla fine della guerra del Golfo nel 1991; la sua economia è in crescita diversamente da quella del resto dell’Iraq.

–  Il potere politico è detenuto in gran parte dalla famiglia del presidente Massoud Barzani, che discende da una dinastia che si è imposta nel corso di secoli;

–  suo padre guidò le rivolte degli anni Sessanta e Settanta contro Hussein.

–  Barzani è un autocrate non molto diverso da quello dei vari regimi di Nord Africa e Medio Oriente che stanno crollando sotto la pressione della “primavera araba”.

–  La rivoluzione del 1991 a Erbil contro le truppe di Hussein venne condotta e vinta dalla popolazione, poi la milizia Peshmerga scese dai monti e rivendicò il potere.

–  Il clan di Barzani – che gode di forte popolarità nella sua area politica in Nord Iraq-  è contestato politicamente, come pure il potere del KPD (Partito Democratico curdo), poco tollerante verso le critiche e denunce di corruzione da parte dell’opposizione.

–  Uno dei maggiori argomenti di critica è il coinvolgimento del clan nell’economia petrolifera del Kurdistan:

–  la ricchezza personale di Barzani è stimata sui $2MD, ma non è conosciuta  quella della famiglia, per opacità  legale e per la presenza di una rete estera di enti a proprietà incrociata,

–  ma è lasciata suppore dalla alcuni episodi riguardanti i familiari, come la perdita di oltre $3,2 mn. in un casino di Dubai subita dal figlio Mansur, o l’acquisto di una casa in Virginia per $10 mn. da parte dell’altro figlio Masrour, entrambi ufficialmente vivrebbero di modesti “salari” statali:

–  Masrour dirige i servizi segreti, che non disdegnano la repressione violenta delle proteste come accaduto nel 201 a Erbil, Halabja e Sulaymaiyah.

–  Il clan Barzani mantiene la propria influenza nella classe dirigente, alla quale vengono riconosciute prebende e status symbol; il simbolo dell’élite del KPD è una flotta di auto sportive bianche. Fonte di diffusa corruzione, malgoverno e di risentimento popolare sono gli introiti petroliferi ufficiali e non finiscono nei forzieri del governo e del partito,

–  mentre sono appariscenti le contraddizioni sociali con fasce di estrema povertà.

–  Dove finiscono gli introiti petroliferi? Essi sono fonte di un crescente divario sociale ricchi-poveri, permangono forti carenze nei servizi ospedalieri e sanitari, in presenza di una selvaggia edificazione di vistosi monumenti, ricchi centri commerciali, edifici pubblici, e abitazioni di lusso recintate per le élite. È noto che i grandi progetti edilizi sono in qualche modo connessi con i Barzani, che hanno un potere chiave della concessione di permessi. (Sono state anche riprodotte curiosità architettoniche completamente scollegate con la realtà socio-economica locale, come una Royal City, un English Village, un American Village, Italian City etc.)

–  Benché il Kurdistan esporti oltre 150mila b/g di petrolio, importa contemporaneamente oltre l’80% del combustibile da Iraq, Iran e Turchia.

–  Il KPD e il partito avversario, PUK (Unione Patriottica del Kurdistan, il partito dell’attuale presidente iracheno Jalal Talabani) hanno creato meccanismi intrecciati di distribuzione ed esecuzione del potere, per cui sono entrambi di fatto al potere, con qualche leggero squilibrio temporaneo a favore di uno o dell’altro.

–  I Barzani e il PUK di Talabani posseggono i settori più redditizi in Kurdistan, quello società di telefonia mobile, centri commerciali, affari petroliferi in nero. Nessuno sa dove finiscano gli introiti petroliferi (Ari, editore della pubblicazione Ekurd.net, con sede in Austria).

–  Nel caso del clan Barzani il denaro rafforza gli antichi legami e fedeltà tribali, rendendo possibile una “democraticità della dinastia Barzani.

–  Molti dei governi occidentali hanno un loro consolato a Erbil e conoscono bene le ingiustizie socio-politiche, che preferiscono ignorare per l’avidità di profitti derivanti dal petrolio e da un mercato di consumo in crescita.

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