Irak, Kurdistan, petrolio, Turchia, Usa

RASSEGNA STAMPA Mo, Irak, Kurdistan, Turchia, Usa The Guardian           130610 Il petrolio d’oro del Kurdistan iracheno aumenta le tensioni con Baghdad Il petrolio del Kurdistan iracheno non riguarda solo le relazioni interne, ma anche quelle con Siria, Iran, Turchia e Usa. –  Gli accordi del governo Barzani del Kurdistan iracheno (KRG) con le compagnie petrolifere internazionali sono stati siglati senza il benestare del governo centrale di Baghdad del primo ministro sciita Nouri al-Maliki, o   con il quale è in corso una feroce disputa su Costituzione e ripartizione dei proventi petroliferi, pagamento dei guerriglieri Peshmerga, risarcimento delle vittime del genocidio […]
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RASSEGNA STAMPA

Mo, Irak, Kurdistan, Turchia, Usa

The Guardian           130610

Il petrolio d’oro del Kurdistan iracheno aumenta le tensioni con Baghdad

Il petrolio del Kurdistan iracheno non riguarda solo le relazioni interne, ma anche quelle con Siria, Iran, Turchia e Usa.

  Gli accordi del governo Barzani del Kurdistan iracheno (KRG) con le compagnie petrolifere internazionali sono stati siglati senza il benestare del governo centrale di Baghdad del primo ministro sciita Nouri al-Maliki,

o   con il quale è in corso una feroce disputa su Costituzione e ripartizione dei proventi petroliferi, pagamento dei guerriglieri Peshmerga, risarcimento delle vittime del genocidio perpetrato da Saddam Hussein, e status delle aree disputate come Kirkuk, da dove i curdi sono stati cacciati.

o   Il principale partito di opposizione del Kurdistan, Gorran, denuncia corruzione e nepotismo del KDP di Barzani.

  Il petrolio e il nuovo legame con la Turchia assicura una posizione negoziale di vantaggio al KRG nelle questioni nazionali.

  L’Irak sta disintegrandosi e i curdi, non avendo più come riferimento il governo centrale, hanno cominciato a cercare riferimenti altrove:

o   la Turchia consente loro di far soldi con il petrolio, ma Erdogan vuole usare la carta curda, non gli interessa l’indipendenza del Kurdistan.

o   Il petrolio potrebbe però essere un fattore di divisione dell’Irak.

o   I negoziati di pace PKK-Erdogan sono un importante segnale dei cambiamenti geo-politici della regione.

o   Erdogan vuole usare la carta curda, non gli interessa l’indipendenza del Kurdistan.

  Il petrolio del Kurdistan iracheno (riserve stimate di 45 MD di barili, 4° nel mondo, facile da estrarre e ad alta gradazione ) sta per essere inviato in Turchia tramite un nuovo oleodotto; 300mila b/g iniziali, obiettivo 1 mn. b/g entro il 2015 e 2 mn b/g per il 2019.

  Cinquanta gruppi petroliferi hanno investito $20MD.

  La joint venture turco-cinese, Genel-Sinopec è gestita dall’ex Ceo di BP;

  accordo con la Turchia di Exxon Mobil, che rischia ritorsioni contro le sue operazioni nel Sud dell’Irak, come pure Chevron, Total e il russo Gazprom.

  La stabilità del Kurdistan è importante per gli investitori esteri. L’area petrolifera del Kurdistan è fortemente militarizzata, vi operano:

o   una società britannica che utilizza ex forze speciali sudafricane; ci sono poi le guardie del KRG, e Ashaish,  i suoi servizi segreti addestrati dalla CIA. I Peshmerga controllano le strade che portano a Mosul e Kirkuk, dove sono frequenti i bombardamenti di al-Qaeda.

  Nel Kurdistan iracheno vivono 5 milioni di curdi, alleati con gli Usa, dalla fine della guerra del Golfo (1991) vivono in un’area no-fly protetta dalle forze Usa e britanniche.

  Negli ultimi mesi è emersa una possibilità di cambiamento per i 14-17 milioni di curdi in Turchia, il cui primo ministro sta negoziando con Öcalan, che parla di “unione senza Stato” tra curdi di Turchia, Irak, Siria e Iran, mantenendo i confini nazionali.

  In Siria, dalla rivolta contro Assad, i 1,6 milioni di curdi hanno migliorato la propria posizione e ora controllano il N-E del paese, anche se sono per questo peggiorate le relazioni con l’opposizione araba.

 I 7 milioni di curdi iraniani continuano ad essere perseguitati; il governo iraniano teme che i guerriglieri del PKK che abbandonano la Turchia lancino attacchi contro l’Iran.
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