OBAMA, SPIONE SANGUINARIO

Non solo telefonate (tre miliardi al giorno, secondo un ex alto funzionario della Nsa), ma comunicazioni on line, file, transazioni attraverso carte di credito. Non sappiamo ancora come quest’immenso materiale sia e sia stato trattato e processato e che cosa resti e resterà di anni e anni di intrusione nella vita degli altri. Neppure ai tempi della Guerra fredda ci fu un’attività così intensa e sistematica di sorveglianza. Non c’erano le tecnologie di oggi, non c’erano i telefonini, non esisteva Internet, non c’era la comunicazione a livello globale, ma la differenza non è solo “quantitativa”, anche se colpisce l’enorme […]
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Non solo telefonate (tre miliardi al giorno, secondo un ex alto funzionario della Nsa), ma comunicazioni on line, file, transazioni attraverso carte di credito. Non sappiamo ancora come quest’immenso materiale sia e sia stato trattato e processato e che cosa resti e resterà di anni e anni di intrusione nella vita degli altri. Neppure ai tempi della Guerra fredda ci fu un’attività così intensa e sistematica di sorveglianza. Non c’erano le tecnologie di oggi, non c’erano i telefonini, non esisteva Internet, non c’era la comunicazione a livello globale, ma la differenza non è solo “quantitativa”, anche se colpisce l’enorme mole dei dati raccolti, in America e all’estero.

Allora l’attività di intelligence riguardava persone e organizzazioni considerate nemiche e per qualche ragione “interessanti” ai fini della tutela della sicurezza nazionale. Oggi praticamente tutti i cittadini sono considerati terroristi, sia pure potenziali, e sono controllati a tappeto, in America e all’estero. La loro intimità è violata, e di questo continuo spiare ai loro danni non sanno niente. Non avrebbero saputo niente se prima il Guardian, il 5 giugno, non avesse alzato il velo su Verizon, la società di telecomunicazioni che ha passato i dati dei suoi utenti all’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) e, il giorno dopo, lo stesso Guardian e il Washington Post non avessero esteso l’inchiesta a Prism,  il programma di accesso diretto ai server di aziende come Microsoft, Google, Facebook, Skype e Apple. Chissà quanti cittadini spiati avrebbero perfino accettato di esserlo,  ritenendolo un “sacrificio” utile alla loro protezione e sicurezza, ma probabilmente avrebbero voluto essere informati e in qualche modo consultati. Ma non è andata così. Di qui la bufera sulla Casa Bianca.

È vero, il controllo di cittadini e organizzazioni va avanti da tempo, da subito dopo l’11 settembre 2001, quando il 4 ottobre George W. Bush autorizzava la Nsa a monitorare i sospetti terroristi senza mandato. Sempre a ottobre, il 26, Bush firmava il famigerato Patriot Act, che espandeva i poteri di sorveglianza elettronica.

Da allora, documenta bene Mother Jones, non è mai cessata ma anzi via via è stata incrementata l’attività di controllo della vita di cittadini americani e stranieri ed è diventata sistematica, sia sotto la presidenza Bush sia soprattutto sotto la presidenza Obama, ed è questo il punto dolente. Dov’è la differenza tra i due? Non sarà che, sul terreno garantista, l’amministrazione democratica è peggiore di quella repubblicana?

Il nodo della questione sembra essere nel modo a dir poco ambiguo con cui l’attuale amministrazione, nell’allestire un robusto e sofisticato sistema di difesa nel cyberspazio, la “nuova frontiera” della guerra terroristica e dell’attività spionistica ostile, è andata molto oltre il perimetro del consentito, ampliando e intensificando la sorveglianza a carico di tutti i cittadini, di fatto seguendo e rafforzando la linea del Patriot Act, che è la giusta e sacrosanta ossessione dei democratici e dei garantisti di ogni credo politico.

Andando in questa direzione ha potuto contare sul sostegno del Congresso, ma adesso il presidente democratico è praticamente solo nel rispondere agli attacchi che si stanno scatenando dopo le rivelazioni giornalistiche, soprattutto dalla sua parte politica. Con l’aggravante che si trova esposto anche sul fronte internazionale, non solo perché controlli e intercettazioni sono state effettuate anche fuori dei confini americani.

Diventa un po’ più difficile, adesso, impartire lezioni di rispetto dei diritti e della libertà a regimi come quelli islamici o come quello turco, che continuamente minacciano censure e interventi sulla rete e su Twitter.

Ma le cose si complicano anche nei confronti  della Cina. Il summit in corso a Sunnyland, tra Obama e il nuovo leader cinese Xi Jinping, è più che mai condizionato dalle rivelazioni sulla Nsa, che pesano come un macigno sulle lagnanze americane nei confronti delle disinvolte attività di Pechino nel cyberspazio.

http://www.europaquotidiano.it/author/guido-moltedo/

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