QUALE VIA DÌ USCITA: CHE FARE? PARTE SECONDA

PER IL DIBATTITO Adesso, però, è il momento di parlare concretamente del che fare, altrimenti la pazienza (rivoluzionaria) dei lettori finirà e mi manderanno a quel paese! Innanzi tutto vorrei ripetere, ancora una volta, con chiarezza che anch’io sono per una società dove, non ci sia più il profitto e il lavoro salariato che lo generano; anzi nei miei articoli ho cercato di dimostrare, non so se ci sono riuscito, che il capitalismo è anche incompatibile con i sistemi naturali. Bisogna, però, indicare delle strategie, delle strade da seguire. Ed è questo che voglio fare adesso! E su queste […]
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PER IL DIBATTITO

Adesso, però, è il momento di parlare concretamente del che fare, altrimenti la pazienza (rivoluzionaria) dei lettori finirà e mi manderanno a quel paese! Innanzi tutto vorrei ripetere, ancora una volta, con chiarezza che anch’io sono per una società dove, non ci sia più il profitto e il lavoro salariato che lo generano; anzi nei miei articoli ho cercato di dimostrare, non so se ci sono riuscito, che il capitalismo è anche incompatibile con i sistemi naturali. Bisogna, però, indicare delle strategie, delle strade da seguire. Ed è questo che voglio fare adesso! E su queste proposte voglio invitare al dibattito perché, come ho detto tante volte, la nuova società la dobbiamo costruirla dal basso, senza delegare niente a nessuno. Molte delle strategie proposte fanno parte della piattaforma programmatica dell’aslo ma tant’è, “Zucchero non guasta bevanda”, come recita un vecchio proverbio siciliano.

-L A CONTROINFORMAZINE. È forse l’aspetto più importante, bisogna contrastare in tutti modi la distorsione delle informazioni che avvengono a tutti livelli e che non permette alle persone di un’adeguata presa di coscienza. Per questo, come ho sempre sostenuto ogni libero spazio informativo, ha un’importanza enorme per la circolazione delle idee. Se mi sono deciso a scrivere e collaborare con il giornale, con spirito di servizio, è perché ritengo importante smettere di “coltivare il proprio orticello”e fare partecipi, la maggior parte delle persone, ciò che ciascuno acquisisce con propri studi o ricerche. È importante anche decifrare i messaggi che arrivano con i mass media: perché non “tradurre” la “crescita economica” in “aumento del profitto”, “l’aumento della ricchezza” come “trasferimento della ricchezza”, “l’aumento della produttività” come “aumento dello sfruttamento e del profitto”. È un’operazione di demistificazione che serve a smascherare la vera natura della nostra società! È necessario, infine, far comprendere che i problemi globali attuali sono tutti “tecnicamente risolvibili”, solo la produzione finalizzata al profitto ne impedisce i loro superamenti. Immaginiamo quanto lavoro in Italia si potrebbe creare dalla coltivazione delle alghe per produrre biocarburanti, quante industrie potrebbero essere riconvertite! Bisogna far circolare queste informazioni!

– LE ALLEANZE. A mio avviso non è il momento di fare gli schizzinosi, ogni movimento che si contrappone a questo stato di cose va sostenuto, anche se gli orizzonti strategici sono differenti. La difesa del territorio, la lotta contro la cementificazione selvaggia, contro assurde megainfrastrutture e l’inquinamento va sostenuta perché mina, nei fatti, il nostro sistema economico. Non lasciamo questi temi solo nelle mani di borghesi radical-chic che vogliono solo dei cambiamenti di facciata!

– BOICOTTAGGIO DEL PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE. La globalizzazione, secondo me, va contrastata, serve solo a massimizzare i profitti, accentuando lo sfruttamento degli operai e i lavoratori di tutto il mondo. Il libero commercio è una balla, un popolo può commerciare liberamente se è autonomo nel soddisfacimento dei bisogni primari, allora può scambiare le sue eccedenze produttive con il surplus di altre comunità, questa sarebbe libero commercio! Che libero commercio può esercitare un popolo affamato? Allora bisogna aiutare tutti le popolazioni ad acquisire la propria sovranità alimentare ed energetica, allora ci potrà essere una vera globalizzazione! Bisogna, infine, opporsi, con tutti i mezzi possibili, alla delocalizzazione delle industrie, alla base dell’attuale fase della globalizzazione.  Alla polarizzazione delle attività produttive bisogna contrapporre un modello di sviluppo integrato tra agricoltura e industria.

– COORDINAMENTO INTERNAZIONALE. È chiaro che sono concorde con la costituzione del Partito Operaio, non starei a scrivendo su questa pagina online, ma penso sia ormai necessario costituire una fitta rete internazionale di tutti gli operai e tutte le realtà genuinamente antagoniste mondiali. La borghesia è ampiamente integrata, se le forze popolari non lo fanno, possono solo soccombere! Soprattutto nel terzo mondo ci sono tante realtà antagoniste che si contrappongono con decisione al processo di globalizzazione, per esempio alle imposizioni della Monsanto che sta riducendo alla rovina milioni di contadini in tutto il mondo.  Bisogna considerare, però, che solo se si cambierà il nostro modo di produrre le merci si potrà permettere ai popoli emarginati di svilupparsi! Come può essere risolta la fame nel mondo se la maggior parte delle terre fertili della Terra sono destinate a produrre materie prime destinate alle nostre attività produttive? È pura ipocrisia!

– IMPOSSESSARSI DELLE NUOVE TECNOLOGIE. Lo sviluppo scientifico ha raggiunto livelli impensabili e ci sono molte tecnologie che potrebbero risolvere da subito i problemi di tutti, e permettere una rapida riconversione industriale. È importante impadronirsi di queste tecnologie, anche se non è facile, visto il livello di protezione della “proprietà intellettuale” che vige nel nostro sistema. Certo se tra le nostre fila ci fossero scienziati che volessero socializzare le loro scoperte, sarebbero una gran cosa.

Spero aver offerto spunti di riflessione per il dibattito, le mie sono solo tracce per la discussione sul “che fare”. In calce lascio dei riferimenti bibliografici e dei LINK di due video, da visionare con spirito critico, da cui ho attinto molti dei dati utilizzati in questi articoli.

LIBRI

FRANCECSO VIGNARDA -LI CHIAMANO MERCENARI  – La privatizzazione degli eserciti nell’era della guerra globale EDITRICE BERTI

LUCA MANES e ANTONIO TRICARICO – LA BANCA DEI RICCHI – Perché la World Bank non ha sconfitto la povertà – TERRE DI MEZZO EDITORE

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Sa74wjxGfH8

http://www.youtube.com/watch?v=NCwPm4XUO2I

PIERO DEMARCO   

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