QUALE VIA D’USCITA: VERSO IL COMUNISMO?

PER IL DIBATTITO SUL PARTITO OPERAIO INFORMALE Dopo un po’ di tempo riprendo il dibattito su “Quale via d’uscita” di qualche settimana fa, per rispondere a qualche riflessione postate sugli articoli stessi, perché non ritengo sprecato il tempo e l’energia, spese nell’affrontare aspetti teorici. Immagino che molti, nel leggere il titolo, rimarranno sconcertati e penseranno: “ Ma questo da dove se ne esce, già è difficile non finire con le ossa rotte, dalla situazione attuale e ci viene a parlare di Comunismo?”, ma, dopo le perplessità iniziali, ho voluto mantenere la provocazione perché, a mio avviso, a certi termini […]
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PER IL DIBATTITO SUL PARTITO OPERAIO INFORMALE

Dopo un po’ di tempo riprendo il dibattito su “Quale via d’uscita” di qualche settimana fa, per rispondere a qualche riflessione postate sugli articoli stessi, perché non ritengo sprecato il tempo e l’energia, spese nell’affrontare aspetti teorici. Immagino che molti, nel leggere il titolo, rimarranno sconcertati e penseranno: “ Ma questo da dove se ne esce, già è difficile non finire con le ossa rotte, dalla situazione attuale e ci viene a parlare di Comunismo?”, ma, dopo le perplessità iniziali, ho voluto mantenere la provocazione perché, a mio avviso, a certi termini bisogna dare la dignità storica che gli è stata tolta. Inoltre penso che il “Comunismo”, nell’accezione più genuina del termine, sia la logica conclusione della società ideale menzionata nell’articolo del 21 Aprile, di seguito cercherò di giustificare questa tesi, ma prima è opportuno fare delle precisazioni. Quest’articolo affronterà aspetti teorici, basate su valide basi scientifiche, cui farà seguito un altro, dal titolo “Quale via d’uscita: che fare” in cui sosterrò aspetti tattici, pratici e strategici, su cosa fare per contrastare questa società in declino. Anche se la maggior parte dei lettori di questa pagina online non né hanno bisogno, è opportuna tornare alle origini per cogliere il vero significato di questo termine. In realtà l’utopia comunista non è stata un’esclusiva del marxismo, ma il filosofo tedesco è stato chi ha dato organicità a queste idee, tracciando il comunismo come il punto di arrivo della rivoluzione proletaria. Il socialismo, perciò, sarebbe dovuto essere solo un periodo di transizione, di preparazione, per una “ società, dove lo stato, le leggi, il denaro non sarebbero stati più necessari e l’uomo si sarebbe definitivamente liberato dalla schiavitù del lavoro salariato, per soddisfare i propri bisogni”. Per il marxismo, perciò, il punto di arrivo sarebbe il “comunismo”, intesa come una società dove “Ciascun individuo può esprimersi appieno e abbia la massima libertà individuale”. I fatti storici sono andati, però, diversamente: la “dittatura del proletariato”, il socialismo, da società di transizione dove dovevano essere superati i conflitti di classe, per preparare la strada al Comunismo, si è stratificata, ha dato luogo a nuove classi sociali ed ha spianato, invece, la strada al capitalismo. Nel frattempo, però, è avvenuta la più grande mistificazione storica identificando le società totalitarie, assolutamente non egalitarie, come “Comuniste”, un falso storico portato avanti con metodo da più di cento anni, anche dagli intellettuali più raffinati. Così l’orizzonte utopico del Comunismo, intesa come massima espressione della libertà, è stato definitivamente abbandonato e il “socialismo” è diventato l’obiettivo massimo raggiungibile, da società di transizione a obiettivo terminale da difendere con i denti. Intanto, però, la mistificazione storica è continuata e la borghesia, in modo incessante, ha continuato a identificare le società totalitarie, pseudo socialiste, in comuniste facendo crescere, nell’immaginario collettivo, l’idea del Comunismo come qualcosa di terribile, da combattere ad ogni costo, perdendo definitivamente il significato storico del termine.

Allora, ritornando ai nostri giorni, bisogna abbandonare l’utopia del Comunismo, intesa nell’accezione originale del termine, cioè una società dove non ci sia più bisogno di uno stato, delle leggi e dove si lavora non per soddisfare i bisogni ma solo come contributo volontario? Immagino che, a questo punto, molti lettori spazientiti penseranno: “Ma dove vuoi parare, certe speculazioni teoriche non portano da nessuna parte”, ma, ripeto, sul “Che fare?” voglio riservarmi un altro approfondimento, in questa sede voglio offrire degli spunti di riflessione per il dibattito.

Bene, se riusciamo fino in fondo a imitare i sistemi naturali, allora il comunismo sarà l’unica via di uscita possibile al capitalismo, l’unica possibilità che l’umanità ha per venire fuori dal vicolo cieco in cui si è cacciata, possibilità, sulla base dei fatti, non ce ne è. È chiaro che non si può immaginare un passaggio diretto ad un società del genere, ma ritengo che, per la prima volta nella storia, ciò è “tecnicamente possibile”, come naturale conseguenza di un sistema di produzione circolare! Non solo, questo tipo di organizzazione sociale, contrariamente a quello che si pensa, può essere realizzata in ambito locale, senza avere un cambiamento globalizzato. Se ciò può sembrare strano, allora confrontiamo una foresta primaria e un campo coltivato: la foresta continuerà ad esistere senza dipendere da ciò che gli avviene intorno, il campo coltivato no; allo stesso modo un sistema di produzione lineare dipende dai fattori esterni, il sistema circolare no, può sostenersi da solo! In un sistema circolare maturo sparirebbero tutte le categorie economiche classiche e non ci sarebbe più bisogno di moneta per funzionare, solo a queste condizioni il comunismo è possibile. Cercherò di spiegarmi con degli esempi. Nel nostro sistema economico quali sono i fattori produttivi? Le materie prime, l’energia, il lavoro, i capitali, l’organizzazione mentre la moneta serve per acquisire i fattori sopraelencati. Questa distinzione è chiara e netta in un sistema di produzione lineare ma non in una circolare, perché in questo caso ogni attività produttiva produrrebbe delle materie prime utilizzabili per un’altra attività, amplificando enormemente le capacità produttive del sistema economico. Consideriamo la produzione di latticini: nel sistema lineare il latte acquistato dall’esterno costituisce la materia prima, il formaggio, il prodotto, mentre il siero, un rifiuto. In un sistema circolare il siero può essere utilizzato per allevare maiali, dalle carcasse della macellazione si possono allevare larve che producono antibiotici, le larve esauste possono essere impiegate per la produzione di mangimi per pesci, allevati nelle acque reflue bianche cittadine. Non solo! Il latte utilizzato nel sistema lineare è stato prodotto nutrendo gli animali con mangimi ottenuti da mais e soia coltivati in ogni parte del mondo (materie prime), mentre nel sistema circolare i mangimi derivano da sottoprodotti agricoli, provenienti dal territorio e dalla stessa azienda agricola. Dov’è la distinzione tra materia prima e rifiuto? Allora se una comunità è in grado di procurarsi tutte le materie prime sul posto, l’acqua, l’energia, i materiali da costruzione, le fibre tessili, una volta ammortizzati i costi, per i capitali fissi, l’unico fattore produttivo sarebbe il lavoro, perché tutti gli altri ( i beni strumentali, l’energia, le materie prime) si auto produrrebbero in modo ciclico. Chi ci metterebbe i capitali? Il Sole, per i prossimi cinque miliardi di anni, potrebbe bastare! Allora, in quest’organizzazione produttiva, dove i bisogni di tutti sono soddisfatti senza limitazioni, dove non è necessario procurarsi le materie prime, non ci sono costi di smaltimento di rifiuti di alcun genere, non ci sono danni collaterali legati alle attività produttive, c’è più bisogno del denaro, degli operatori finanziari, degli economisti? E qua mi immagino la reazione di tutti questi personaggi: “E noi cosa dovremmo fare per vivere” cavoli sarebbe ora che vi rendeste utili alla collettività lavorando seriamente! Per gli scettici vorrei rilevare che la moneta, l’economia e la finanza sono tutte invenzioni dell’uomo, non hanno alcuna attinenza con il mondo fisico, servono solo per sostenere il profitto e trasferire ricchezze da una parte all’altra del Pianeta Terra.

Diamo, però, alcuni dati per suffragare quanto hanno affermato, cioè la possibilità di procurarsi, le materie prime e ottenere il necessario per soddisfare i bisogni: le energie alternative, adeguatamente utilizzate possono produrre diecimila volte superiori a quella prodotta con i sistemi attuali. Le alghe hanno una produttività mille volte superiore alle colture intensive, e da esse si possono ricavare biocarburanti, carbonato di calcio ( materiale da costruzione), mangimi per gli animali, bioplastiche, senza impiegare terreno agricolo, senza avere bisogno di irrigare, arare e concimare. Non solo, sono state scoperte e coltivate delle alghe da cui si può estrarre, con opportuni trattamenti, un petrolio di origine naturale del tutto simile a quello fossile! Immaginiamo queste risorse in mano alla collettività! In effetti, è stato calcolato che se questi principi fossero applicati su scala globale si potrebbero nutrire settanta miliardi di persone! Per questo il sistema di produzione circolare non ha niente a che vedere con la decrescita felice proposta da alcuni movimenti ambientalisti, perché qui si può avere un notevole incremento produttivo, senza intaccare le risorse primarie della Terra.

A questo punto vorrei chiedere ai lettori, quanti di voi erano a conoscenza di queste informazioni? Perché, nonostante le innumerevoli trasmissioni di approfondimento scientifico, non si rendono pubbliche tali scoperte che potrebbero cambiare la vita delle persone (domanda retorica).

Allora è giunto il momento di attaccare il capitalismo non solo dal punto di vista dell’ingiustizia sociale ma anche per la sua inefficienza e insostenibilità ambientale! Qualcuno, già me lo immagino, potrà obiettare “tutta utopia”, ma se anche fosse l’utopia, la meta da raggiungere, è sempre stata la molla che ha smosso la storia, perché abbandonare questa prospettiva? A tutti chiedo pazienza, a giorni invierò l’articolo su “Che fare” (la pazienza è una virtù rivoluzionaria!), ma invito al dibattito, perché la nuova società la dobbiamo costruire dal basso senza delegare niente a nessuno!

PIERO DEMARCO

 

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