IL VENTO DELL’EST PORTA TEMPESTA

Di seguito, un articolo odierno di Danilo Taino che mette in luce come l’imminente bolla speculativa cinese potrebbe creare grossi problemi all’economia mondiale e, in particolare, a quella dell’Eurozona. L’ipotesi ventilata getta molta acqua sul recente revival neokeynesiano … che rischia di morir sul nascere. E la cosa ci riguarda sempre più da vicino … In allegato, un articolo di Antonio Pagliarone in cui tratta ampiamente la questione della bolla del credito in Cina. Dati e percentuali sulla «bolla creditizia» sono differenti da quelli forniti da Taino, sulla cui correttezza ho alcune perplessità, facilmente verificabili. Dulcis in fundo, una […]
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Di seguito, un articolo odierno di Danilo Taino che mette in luce come l’imminente bolla speculativa cinese potrebbe creare grossi problemi all’economia mondiale e, in particolare, a quella dell’Eurozona. L’ipotesi ventilata getta molta acqua sul recente revival neokeynesiano … che rischia di morir sul nascere.

E la cosa ci riguarda sempre più da vicino …

In allegato, un articolo di Antonio Pagliarone in cui tratta ampiamente la questione della bolla del credito in Cina.

Dati e percentuali sulla «bolla creditizia» sono differenti da quelli forniti da Taino, sulla cui correttezza ho alcune perplessità, facilmente verificabili.

Dulcis in fundo, una piccola riflessione è d’obbligo. Fino a poco tempo fa alcuni begli spiriti, tra cui certuni si spaccian per marxisti, andavan cianciando che il nascente capitalismo cinese avrebbe salvato il declinante capitalismo occidentale … Ora, c’è l’eventualità che sia proprio la crisi cinese a spinger nella fossa il capitalismo mondiale.

d.

 

Crescita Ombre cinesi sull’Europa

29 APRILE 2013 DI DANILO TAINO / IL CORRIERE DELLA SERA

Il dibattito un po’ surreale sul quale si attorciglia in questo periodo l’Europa — «austerità sì, austerità no», «rigoristi contro keynesiani» — rischia di fare perdere altro tempo. Le famose riforme che dovrebbero rendere più efficienti e competitive le economie nazionali e l’intera Eurozona sono diventate una rarità: nell’attesa improbabile che la Germania e la Commissione europea rilassino in misura significativa i vincoli di bilancio. Il problema è che, dopo un 2012 pessimo, nel Vecchio continente e nell’area euro le cose continuano ad andare male. E fuori dall’Europa montano rischi che potrebbero colpirla in un momento di particolare debolezza, con effetti ancora più drammatici di quelli odierni in termini di crescita economica e disoccupazione.

Frenate

Il Prodotto interno lordo (Pil) dell’Eurozona continua a scendere. La società Now-Casting, che misura l’andamento dell’economia su basi settimanali, ha visto nelle ultime settimane il Pil della zona euro peggiorare rispetto al primo trimestre dell’anno. Tra gennaio e fine marzo, l’indice era sostanzialmente rimasto nella fascia tra zero e meno 0,2%. In aprile, ha iniziato a scendere ancora di più e venerdì scorso ha toccato meno 0,34%. In pratica tutti gli istituti di ricerca prevedono che nell’intero 2013 l’economia dell’Eurozona si contrarrà di almeno lo 0,3-0,5%, dopo il meno 0,6% del 2012. Il mondo, però, resta instabile e le cose potrebbero peggiorare, anche in Europa. Un riflettore sui rischi possibili lo ha acceso un paio di settimane fa l’agenzia di rating Fitch, che ha declassato il debito di lungo termine in valuta locale della Cina di un gradino, ad A+: il primo declassamento dal 1999. Da quel momento la discussione sui rischi cinesi ha preso di nuovo quota.

Dietro l’ufficialità

Le preoccupazioni sono date dal nuovo surriscaldamento del mercato immobiliare, con il conseguente rischio che si crei una bolla difficile da controllare, e soprattutto dalla crescita rapida del cosiddetto shadow banking, cioè delle banche ombra che effettuano credito al di fuori dei canali ufficiali. In Cina, questo settore fiorisce per due ragioni. Innanzitutto, il 97% dei 42 milioni di piccole imprese non ha accesso al credito ufficiale controllato dalla grandi banche di Stato: ricorre perciò a prestiti da privati, spesso underground, da trust, da veicoli finanziari che le banche approntano appositamente e non compaiono nei loro bilanci. Secondo, le autorità locali che sono sempre più indebitate — 2.100 miliardi di dollari nei calcoli di Fitch, il 25% del Pil — ricorrono in larga misura alle banche ombra per rifinanziarsi. Il risultato è che lo shadow banking è ormai pari, nelle stime della banca Ubs, a 3.350 miliardi di dollari, cioè al 45% del Pil cinese. Secondo altri calcoli, la quota sarebbe addirittura del 60% (Pechino è poco trasparente su queste statistiche). «La rapida crescita dello shadow banking — ha commentato il finanziere George Soros — ha alcune somiglianze preoccupanti con il mercato dei subprime mortgage che provocò la crisi finanziaria del 2007-2008». A suo parere, le autorità hanno un paio d’anni per intervenire ed evitare un disastro ma le lobby che vorrebbero impedire una contrazione del settore sono molto forti. La società di analisi Oxford Economics ritiene che prima o poi Pechino interverrà per rimuovere dal settore — soprattutto dai veicoli speciali attivati dalle banche pubbliche — una serie di crediti non esigibili, spesso legati a progetti delle autorità locali e a investimenti immobiliari, come già è avvenuto nel 2008. Qualcosa che costerebbe però allo Stato circa il 3,5% del Pil.

Rischi a catena

Se la situazione sfuggisse di mano — calcola Oxford Economics — i mercati potrebbero reagire male, le banche dovrebbero essere ricapitalizzate e, con meno denaro in circolazione, i consumi scenderebbero. Con il risultato che l’economia cinese nel 2013 e nel 2014 non crescerebbe del 7,8 e dell’8,5% come la società britannica prevede ma solo del 6,7 e del 5,5%. Ciò significherebbe un colpo duro per l’economia mondiale: più 1,5 e più 1,8% rispettivamente quest’anno e il prossimo invece che 2,3 e 3,3%. Per l’Eurozona, il Pil 2013 calerebbe dell’1% invece che dello 0,6% e quello 2014 crescerebbe solo dello 0,1% invece che dell’1%: un disastro. Occorre costruire muscoli: il mondo è ancora in turbolenza.

 La bolla del credito in Cina

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