GIANNI LETTA

Redazione di Operai Contro, • Gianni Letta è nato ad Avezzano (L’Aquila) 15 aprile 1935. Dice di se: «Nella mia vita sono stato un avvocato mancato e un giornalista perduto». • Sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Berlusconi I (1994-1995), II (2001-2005), III (2005-2006), IV (2008-). Dal 29 giugno 2007 Gentiluomo di Sua Santità, accompagna daBenedetto XVI capi di Stato e di governo durante le visite ufficiali in Vaticano (unico politico italiano al quale sia stato concesso l’onore di entrare in uno dei “club” più esclusivi del mondo, per secoli riservato alla nobiltà papalina). Dal 2007 nell’advisory board della Goldman Sachs (una delle più grandi banche […]

Redazione di Operai Contro,
• Gianni Letta è nato ad Avezzano (L’Aquila) 15 aprile 1935. Dice di se: «Nella mia vita sono stato un avvocato mancato e un giornalista perduto».
• Sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Berlusconi I (1994-1995), II (2001-2005), III (2005-2006), IV (2008-). Dal 29 giugno 2007 Gentiluomo di Sua Santità, accompagna daBenedetto XVI capi di Stato e di governo durante le visite ufficiali in Vaticano (unico politico italiano al quale sia stato concesso l’onore di entrare in uno dei “club” più esclusivi del mondo, per secoli riservato alla nobiltà papalina).

Dal 2007 nell’advisory board della Goldman Sachs (una delle più grandi banche d’affari del mondo).

Dopo la laurea in Legge ha mosso i primi passi nello studio legale del padre, ma poi è passato al giornalismo nel 1956, come corrispondente dall’Aquila per la Rai, la televisione nazionale italiana, e l’Ansa. Nel 1958 ha cominciato a collaborare con il giornale conservatore di Roma Il Tempo. In seguito è stato promosso portavoce del direttore (che era il fondatore, Renato Angiolillo – ndr), e nel 1973 è diventato direttore, carica che ha mantenuto fino all’87. In quell’anno è entrato alla Fininvest, l’azienda di Berlusconi, diventando vicepresidente di Fininvest Comunicazioni. Ha intrecciato rapidamente una stretta amicizia personale con Berlusconi, e nel 1990 gli ha fatto da testimone alle nozze con la sua attuale moglie, Veronica Lario. Letta è noto per la sua capacità di conservare la calma anche durante le crisi. Il suo sport preferito è il tennis, il suo hobby la musica classica. È sposato con Maddalena Marignetti e ha due figli. Non parla inglese e non è un membro del Parlamento» (da un rapporto della Cia).
• «Da direttore del Tempo, mai un editoriale.

Da uomo di governo, mai un intervento in Parlamento.

Ma Letta non ne ha bisogno: il suo è un potere che disdegna l’apparire, che non ha il problema di vincere le elezioni. È una rete di rapporti, amicizie, parentele. Molto trasversale: da Berlusconi a Veltroni, daCesare Geronzi a Luca di Montezemolo.

Da Andreotti, Letta ha ereditato i fondamentali dell’arte di governo: disinteresse totale per il partito (mai visto a un incontro di Forza Italia) e dedizione ai poteri che contano: il Vaticano (i cardinali Camillo Ruini eGiovanni Battista Re), i vertici dei ministeri, l’Opus Dei, le banche. La Rai con Bruno Vespa – pupillo dai tempi in cui Letta era il capo della redazione aquilana del Tempo – l’unico autorizzato a trascriverne qualche pensiero nei suoi libri» (Marco Damilano).
Anche dove non c’è, tutti immaginano infatti che ci sia. “C’è quel democristianone di Letta dietro ’sta roba”, imprecava Umberto Bossi ogni qualvolta le cose gli andavano storte. E dopo essersi rasserenato invitava i suoi a fare un salto a palazzo Chigi: “Parlatene con Letta per risolvere ’sta roba”. Il Senatùr aveva capito qual era l’altro polo del bipolarismo berlusconiano, e quando il Cavaliere gli chiese di entrare al governo, rispose: “Sì, ma a un patto. Voglio la stanza accanto a quella di Gianni”» (Francesco Verderami).
• «Sul culto per la riservatezza del personaggio esiste un’ampia leggenda, e per sostanziarla nei suoi aspetti perfino genetici basterà ricordare il testo del necrologio pubblicato in occasione della scomparsa della mamma di Gianni: “Gli otto figli la ricordano con amore e profonda gratitudine, ma anche con quella discrezione che lei ha sempre praticato e insegnato. Avrebbe preferito il silenzio, con l’annuncio dopo l’ultimo commiato”. Celebre anche per lungimirante cautela, acume volpino, capacità di lavoro (estesa alla fedele segretaria Lina fino a Natale o a Ferragosto), nonché per quella speciale forma di cortesia che gli inglesi definiscono “grace under pression”, grazia sotto pressione, qualità comunque non molto diffusa tra i potenti» (Filippo Ceccarelli).

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