QUALE VIA DI USCITA: QUALE SOCIETA’ COSTRUIRE

PER IL DIBATTITO  Nell’articolo precedente ho affrontato alcuni aspetti della globalizzazione, fondamento del capitalismo attuale e ho solo accennato, non potevo fare diversamente vista la complessità degli argomenti, all’organizzazione di un’ipotetica società ideale, cosa che voglio fare in quest’articolo. Prima, però, vorrei rispondere a delle osservazioni che sono state postate come commento all’articolo stesso per dissipare ogni minimo dubbio emerso da qualche lettore: –          Non è mia intenzione affrontare l’analisi delle strategie e delle tattiche necessarie per arrivare a una società egualitaria, l’hanno fatto e ne stanno scrivendo altri più competenti di me, se lo facessi anch’io, parleremmo tutti […]
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PER IL DIBATTITO 

Nell’articolo precedente ho affrontato alcuni aspetti della globalizzazione, fondamento del capitalismo attuale e ho solo accennato, non potevo fare diversamente vista la complessità degli argomenti, all’organizzazione di un’ipotetica società ideale, cosa che voglio fare in quest’articolo. Prima, però, vorrei rispondere a delle osservazioni che sono state postate come commento all’articolo stesso per dissipare ogni minimo dubbio emerso da qualche lettore:

–          Non è mia intenzione affrontare l’analisi delle strategie e delle tattiche necessarie per arrivare a una società egualitaria, l’hanno fatto e ne stanno scrivendo altri più competenti di me, se lo facessi anch’io, parleremmo tutti delle stesse cose senza ampliare e arricchire il dibattito in corso.

–          Condivido pienamente le analisi fatte dai lettori, non ritengo il capitalismo modificabile e la mia critica agli studiosi, da cui io ho attinto le idee che esporrò, è la possibilità di applicare questi principi nell’ambito di questo sistema socioeconomico, ma penso che gli esempi riportati lo evidenzino.

–          Anch’io, ci mancherebbe altro, sono per una società, dove i bisogni siano garantiti a tutti gli abitanti della Terra, l’ho sempre espresso nei miei articoli, e il mio contributo, sincero, disinteressato e aperto (mi sono sempre firmato!), nella critica della realtà in cui vivo, nelle proposte fatte è indirizzato in tal senso.

Va detto, però, che il dibattere è sempre un fatto positivo perché permette di crescere, sviluppare nuove idee e perciò sono contento anche delle critiche e ritengo questo spazio di discussione sia d’immensa importanza.

Fatte queste premesse, andiamo al sodo altrimenti qualcuno potrebbe dire: “ Ma insomma ci hai preso gusto ad allungare il brodo, di scrivere le cose a puntate, noi vogliamo sapere quali sono le tue idee”.

Allora vorrei iniziare con una domanda: immaginiamo per un attimo di avere assunto il potere, gli operai sono padroni delle fabbriche, i contadini, le terre, che cosa avverrebbe se continuassimo a produrre gli alimenti, l’energia allo stesso modo? Saremmo in balia delle multinazionali del cibo, del petrolio e la borghesia ritirerebbe i suoi capitali. In breve tempo le condizioni economiche peggiorerebbero e il capitale riprenderebbe il sopravvento. Per questo, come ho più volte ripetuto, è necessario cambiare il modo di produrre le cose, dopo aver assunto il controllo dei mezzi di produzione, per non essere dipendenti dall’esterno per i bisogni primari, evitare di generare rifiuti e raggiungere la massima stabilità economica. Ho chiamato questo modo di produrre “sistema di produzione circolare” ma in realtà, da altri autori è indicato in modo differente: “BLU ECONOMY”, “SVILUPPO LOCALIZZATO”, “DEMOCRAZIA DELL’IDROGENO”.  Il punto debole di questi studiosi e il non aver organizzato le idee e prevedere l’applicazione di queste teorie, basate su valide conoscenze scientifiche e tecniche, in un contesto capitalistico riformato, ma dopo aver esposto in vari convegni, sono stati del tutto ignorati, e molte ricerche sono state boicottate o ostacolate.  Questo, però, non sminuisce la validità delle loro ricerche, anzi dal nostro punto di vista sono valide perché, nei fatti, vanno a scardinare le basi dell’economia capitalistica, e non bisogna farsi scrupoli nell’utilizzare idee e mezzi provenienti da altre culture se servono allo scopo, “il fine giustifica i mezzi”.

Le basi di un sistema circolare di produzione sono opposte a quelle del sistema lineare: localizzazione delle attività produttive, diversificazione, riutilizzazione delle risorse in modo ciclico, piccoli impianti produttivi diffusi sul territorio e non economie di scala con grandi impianti. Quest’organizzazione produttiva non ha avuto una larga diffusione, tranne alcune realtà locali, ma, a mio avviso, potrebbe calzare a pennello in una società egalitaria, perché implica la partecipazione diffusa del popolo nel processo produttivo. Se integriamo questa filosofia produttiva con molti principi della BLU ECONOMY, che si basa sull’imitazione dei processi naturali, si può ottenere un sistema integrato in cui è totalmente eliminata la produzione di rifiuti e dove le materie prime sono continuamente rigenerate, ma andiamo nei dettagli e analizziamo i principi fondanti di queste teorie:

–          Non si devono destinare agli animali di allevamento cibi che possono essere consumati direttamente per l’alimentazione umana, il ruolo ecologico degli erbivori è di trasformare le sostanze incommestibili per l’uomo in carne, uova e latte utilizzabili come alimenti “nobili”, da non eccedere nel consumo. I mangimi possono essere prodotti dai residui delle lavorazioni delle industrie alimentari o residui dell’alimentazione umana, in questo modo gli animali non entrano in competizione con gli umani nella produzione agricola: al bando l’uso delle granaglie nei mangimi! Solo applicando questo principio si amplierebbero di dieci volte le capacità alimentari di un territorio (è una legge fisica, valida per ogni ecosistema!)

–           Per I’irrigazione dei campi deve essere utilizzata solo l’acqua proveniente dalla depurazione dei reflui fognari umani; a tal fine sarebbe opportuno separare, in ogni abitazione, la fognatura nera (del W.C. che potrebbe essere destinata al compostaggio per produrre concimi agricoli) dalle altre acque sanitarie, facilmente depurabili. Se non si usano detersivi chimici queste acque possono essere depurate attraverso l’allevamento di pesci, alghe e poi impiegate in agricoltura. In questo modo si elimina totalmente lo scarico a mare della fognatura. Inoltre, sarebbe opportuno, raccogliere tutta l’acqua piovana delle case e delle strade per utilizzarla per fini umani e industriali, eliminando del tutto il problema del dissesto idrogeologico perché l’acqua non scorre in superficie.

–          L’energia elettrica, da fonti rinnovabili, non deve essere trasportata ma prodotta lì dove serve, al bando, quindi, i pannelli solari collocati sul terreno o pale eoliche su colline isolate, ogni territorio può produrre l’energia elettrica di cui ha bisogno, gli elettrodotti non servono e si eliminano i problemi d’inquinamento elettromagnetico e dispersione di elettricità. Tutte le case possono essere riscaldate attraverso l’energia geotermica, utilizzando il calore del suolo, anche il raffreddamento può essere ottenuto in modo simile. Non ci sarebbe più bisogno di combustibili fossili, ma l’energia in eccesso potrebbe essere utilizzata per produrre idrogeno dall’acqua, usabile come combustibile o per integrare l’energia elettrica in periodi di scarsa produzione.

–          Le fabbriche devono essere collocate, dove sono presenti le materie prime per evitare il trasporto delle merci, e possono essere costituite da piccole unità produttive, diffuse sul territorio, le grandi fabbriche per ottenere economie di scala non sono più necessarie, con il progresso tecnico attuale. Le materie prime possono provenire dagli scarti agricoli opportunamente trattati oppure da alghe coltivate, mentre gli oli di scarto possono essere utilizzati per produrre biocarburanti, saponi e detersivi. Interessante è la coltura del gelso per produrre seta perché fertilizza terreni marginali che possono essere resi coltivabili; la seta, inoltre, adeguatamente trattata può sostituire l’acciaio in molti usi, per esempio nelle lame, ma è anche un’eccellente fibra tessile. In un’economia integrata la coltivazione del gelso per la produzione di seta può servire per la messa a coltura di terreni marginali poco fertili, mentre i residui della lavorazione per produrre concimi e mangimi.

–          In agricoltura sono banditi concimi e prodotti chimici sintetici ma il ripristino della fertilità  si ottiene attraverso il compostaggio delle deiezioni animali, umane o dai rifiuti urbani, tutti di origine naturale, giacché in questo schema produttivo non è previsto uso della plastica artificiale, ma solo quella di origine vegetale compostabile. Il terreno, così, si riprende il suo ruolo ecologico di demolire e riciclare la sostanza organica, alla fine non ci sono rifiuti e non avanza niente.

–          Bisogna eliminare dall’ambiente, in modo definitivo, tutta la plastica artificiale, proveniente dal petrolio, neanche il suo riciclaggio è ammesso, perché comunque rilascia nell’ambiente sostanze tossiche, dannose alla salute umana. Essa può essere utilizzata, una volta recuperata, per coibentare le case, per elementi strutturali delle costruzioni e per altri usi che la elimini dal contatto con l’aria. Per gli imballaggi, da ridurre drasticamente, si possono utilizzare le materie plastiche derivanti dai residui agricoli, facilmente compostabili.

–          Le industrie dei beni strumentali devono essere modulabili, per variare facilmente l’indirizzo produttivo perché, le merci, gli attrezzi e gli strumenti sarebbero progettati per durare più a lungo possibile e solo quando servono e una volta guasti devono essere facilmente riparabili e recuperabili.

Mi rendo conto di essere stato lungo in questa descrizione, ma non è facile analizzare, nei dettagli un sistema produttivo sperimentale, mai realizzato ma basato totalmente su tecnologie disponibili e applicabili da subito! È anche evidente, però, che solo in un’economia pianificata e gestita socialmente, attraverso una democrazia partecipata e diretta per ciascun distretto produttivo, può essere realizzata. Spero che su questo forum continui la discussione su questi temi, con franchezza e senza pregiudizi, io mi riservo di approfondire altri aspetti del “CHE FARE” su altri interventi.

PIERO DEMARCO                

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1 Comment

  1. Ercole2

    Caro DE MARCO ti stai ponendo su un terreno idealista allo stato attuale delle cose ,permanendo le attuali leggi economiche che regolano il sistema capitalista (il profitto) per poter applicare ciò che tu proponi gli operai devono riconoscersi come classe costruendo un loro partito internazionale e attraverso una rivoluzione abbattere questo sistema sociale a livello planetario, se sussisteranno le condizioni oggettive e soggettive se non si affronta questo passaggio storico la tua analisi sul CHE FARE resta solo una dichiarazione d’ intenti che non porta da nessuna parte , e nei fatti lascia le cose come sono .LA storia non si fa con i ma, e con i se, ipotizzando che il capitalismo lo abbiamo gia superato ora si tratta solo di ottimizzare la produzione …..bisogna attenersi al materialismo storico e dialettico .